La dislessia è un vantaggio


di Michela Carola Speciani
27 Dicembre 2011

Sembrava che la percentuale di dislessici nel nostro paese fosse non solo in netto incremento, ma che raggiungesse anche l’ordine del 23% della popolazione infantile. La notizia è stata smentita da una ricerca dell’IdO, secondo la quale solo il 4% dei ragazzi in età scolare sarebbe veramente dislessico: peccato! Una importante parte dei grandi geni della storia sono stati dislessici.

Ed effettivamente la dislessia non è altro che una delle forme cosiddette “Disturbo Specifico dell’Apprendimento”. Da Socrate a Kant la domanda se la realtà fosse oggettiva o soggettiva ha plasmato tutta la filosofia. Chi è soggetto a uno di questi “Disturbi Specifici” ha in realtà semplicemente un parametro fuori dal comune per leggere la realtà. Si dice che in società chi emerge vinca; che chi sa offrire qualcosa di diverso sia chi poi ha successo. E allora queste persone, sono o potrebbero essere una risorsa vera e importante per un paese che sempre più sembra aver bisogno di menti fresche e idee innovative, capaci di spiccare (e di far spiccare) il volo verso l’alto.

Il mondo della scienza è in continua evoluzione, il mondo della medicina lo è, come lo sono il mondo dell’arte e della scrittura o della matematica stessa. Nuovi modi di leggere una realtà oggettiva possono portare a sviluppi inaspettati e positivi per tutti. Si pensi al genio di Leonardo da Vinci, ad Albert Einstein, a Pablo Picasso, Agatha Christie, Galileo Galilei, Isaac Newton.; tutti personaggi dislessici, rimasti nella storia per il loro incredibile contributo nello sviluppo delle materie più varie.

Qualche tempo fa Eurosalus pubblicava un articolo su “mini-Jobs”, bambino “prodigio” in grado a dodici anni di incantare il pubblico adulto parlando di App per Iphone e Ipad e che si è trovato spesso a dover insegnare ad adulti come far funzionare cose. In quel caso, come in questo è indispensabile per uno Stato che voglia esprimere a pieno il proprio potenziale, lasciare il modo di farlo anche ai propri cittadini. Essere fuori dal comune potrebbe non essere così male, e anche qualora tale percentuale dovesse aumentare, potrebbe essere semplicemente il significato di una percezione del mondo che cambia. Ogni minoranza è una potenziale risorsa, nel momento in cui le vengono date o concesse le modalità per poter contribuire, si tratti di un 4%, di un 23% o di quel 19% che secondo la ricerca IdO avrebbe semplicemente “problemi di natura comune”.