Studio, memoria ed esami: lo zucchero non è più di aiuto


di Attilio Speciani
18 Aprile 2016

Tra aprile e luglio, la maggior parte degli studenti deve impegnarsi ia fondo per affrontare le verifiche e gli esami che concludono l'anno scolastico o le sessioni universitarie, affiancandosi così ai "maturandi" che con l'esame di stato porteranno a compimento il ciclo di studio delle scuole superiori.

Per molti si tratta di mesi davvero "di fuoco", in cui è necessario ricordare e memorizzare quanto si è appreso.

Buona memoria e efficienza mentale sono sicuramente tra le richieste più rilevanti degli studenti, ma la percezione di un decadimento di alcune funzioni cognitive arriva sempre più frequentemente da persone più avanti negli anni, preoccupate di patologie come l'Alzheimer o di segnali precoci di demenza.

Si tratta di manager, imprenditori o impiegati cui è spesso richiesto un impegno specifico di tipo intellettivo e mnemonico per la gestione efficiente del proprio lavoro.

Le ricerche più recenti segnalano che il massimo della forma mentale è garantito da:

  • Regolazione del metabolismo degli zuccheri
  • Controllo dei processi infiammatori e dell'infiammazione da cibo
  • Supporto e integrazione specifici

Su queste pagine abbiamo già discusso della relazione tra un aumento anche modesto della glicemia e la comparsa di demenza, ma molti ricercatori stanno confermando questa ipotesi con studi sempre più precisi.

È di gennaio 2016 la pubblicazione sul Journal of American Geriatric Society di una ricerca norvegese da cui è emerso che lo studio della glicemia valutata a caso durante il giorno (non a digiuno quindi) in persone di 35-50 anni ha evidenziato, se superiore ai 117 mg/dl, una stretta correlazione con lo sviluppo successivo di demenza senile.

Questa relazione non vale invece per persone tra i 65 e gli 80 anni (che hanno normalmente la glicemia un po' più alta).

Significa che quelle glicemie un po' mosse (115-130), misurate magari in Pronto Soccorso alle 2 di notte durante una colica renale, a distanza di 4-5 ore dal pasto, non sono per niente normali. Sono già il segno di uno squilibrio che merita attenzione e riflessione.

Quando invece anche le glicemie casuali sono minori di 90 mg/dl, non c'è alcuna correlazione con lo sviluppo di difetti cognitivi successivi (Rosness TA et al, J Am Geriatr Soc. 2016 Jan;64(1):156-61. doi: 10.1111/jgs.13870).

Significa che quando si leggono valori di glicemia che pur senza "avere gli asterischi" sono tendenzialmente elevati, ci sono da fare serie riflessioni sul proprio futuro e sui propri stili di vita, sapendo soprattutto che per rientrare nei ranghi basta spesso davvero molto poco.

Il riferimento alle nostre pagine sulla corretta nutrizione può essere di aiuto.

Anche altre ricerche hanno correlato demenza e zucchero in modo inequivocabile: uno studio giapponese pubblicato sullo European Journal of Neurology, effettuato su diabetici, rivela che il deficit di memoria è dovuto proprio allo scarso controllo dello zucchero e alla aumentata resistenza insulinica (Hishikawa N et al, Eur J Neurol. 2014 Sep 15. doi: 10.1111/ene.12568. [Epub ahead of print]), tenendo presente che la resistenza insulinica può peggiorare anche per effetto dell'infiammazione.

Questo secondo studio ha precisato che molti disturbi di orientamento e di attenzione sono propri dell'età, ribadendo che l'alterazione della memoria per i nomi e della componente affettiva della memoria sono invece dovuti all'alterazione del metabolismo degli zuccheri.

Uno scarso controllo dell'emoglobina glicata è associata ad un declino nelle scale di valutazione del calcolo mentre la resistenza insulinica (tipicamente espressa dall'aumento di peso e dalla forma corporea "a tronco") è associata alla perdita di memoria per i nomi delle persone e delle cose.

La memoria e la capacità di applicazione dipendono in gran parte dai segnali di ricchezza che vengono dalla corretta alimentazione e prima fra tutte da una corretta prima colazione, come recentemente verificato in una ricerca britannica che ha verificato voti migliori negli studenti che facevano una sana prima colazione da più tempo; alcuni semplici accorgimenti aiutano a fare sì che gli argomenti memorizzati o studiati possano poi diventare per davvero parte della conoscenza individuale (necessaria per superare gli esami o le interrogazioni o fasi critiche di impegno lavorativo).

I suggerimenti più utili si possono sintetizzare con uno schema di questo genere:

  1. Fare sempre una prima colazione molto ricca, entro un'ora dal risveglio.
  2. La prima colazione, così come qualsiasi pasto, deve essere bilanciata tra carboidrati e proteine, almeno dal punto di vista del volume delle parti.
  3. Durante lo studio, dopo 45-50 minuti di lavoro, si guadagna in concentrazione e capacità mnemonica se si riesce a fare una pausa attiva (camminando, respirando, sentendo musica).
  4. I semi oleosi (mandorle, nocciole, e soprattutto noci) sono dei veri supporti per la funzione cerebrale. Tra un biscottino e una noce, meglio una noce (e anche due).
  5. I frutti di bosco, mirtilli, lamponi, fragole, hanno una ottima capacità antiossidante e apportano molte sostanze utili allo studio, meglio di qualsiasi biscotto.
  6. L'uso di bevande dolcificate (soft drink eccetera), oltre che ingrassare, può generare delle ipoglicemie severe che tolgono concentrazione ed efficacia allo studio.

Affrontare gli esami o i periodi più impegnativi in modo più attivo, migliorando le proprie possibilità mnemoniche con la giusta alimentazione e i giusti supporti nutrizionali, è possibile e consente la massima espressione delle proprie potenzialità.

La parte di integrazione può sfruttare l'impiego di alcune sostanze che hanno dimostrato di avere una ottima funzione di supporto ai processi di memorizzazione e al mantenimento di processi cognitivi efficaci e che si integrano perfettamente nell'equilibrio fisiologico di ogni studente:

  • gingko biloba, che contribuisce alle funzioni cognitive, migliorando il nutrimento delle cellule cerebrali;
  • glicerofosfocolina e glutammina, che sono sostanze importanti per alcune specifiche funzioni cerebrali, aiutando in pratica a mantenere la concentrazione;
  • inositolo, zinco e acido folico, che pure contribuiscono alle normali funzioni cognitive;
  • vitamina D3, che contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario ed interviene, secondo gli studi più recenti, nel mantenere vitale ogni cellula, contrastarne l'infiammazione e migliorarne la funzionalità.

Questi sono gli ingredienti di Zerotox Memo D3, uno dei prodotti che spesso consigliamo, a fianco della Curcuma, per migliorare l'efficienza mentale e prevenire gli effetti dell'età e di molte cattive abitudini. Tra questi ingredienti mi piace molto la levoglutammina, un integratore polivalente che accorpa più azioni, sinergiche al miglioramento mnemonico.

Alcune ricerche scientifiche hanno evidenziato ad esempio un'azione di sostegno all'umore (che non guasta mai mentre si prepara un esame) e contemporaneamente di riduzione dell'ansia (altro effetto caro agli studenti).

Questo aminoacido è il precursore del GABA, una molecola importantissima nella regolazione dell'equilibrio nervoso e non guasta una sua azione "antistanchezza" che la rende partecipe del raggiungimento dell'obiettivo finale. 

Mentre per lo studente (o il manager) in fase di studio può essere indicato un temporaneo dosaggio di due capsule al giorno di Memo D3 (per tutto il periodo del maggior impegno scolastico o lavorativo), per una azione preventiva di supporto alle "dimenticanze" dell'età, il dosaggio di una capsula al giorno può essere sufficiente e può essere mantenuto anche per lungo tempo.