Deficit di attenzione del bambino: cosa fare?


di Michela Carola Speciani
30 Marzo 2012

Il deficit dell’attenzione è un tema che sta tornando di moda. Il 27 di Marzo al Bari International Film Festival è stato proiettato il film documentario di Stella Savino, con titolo “ADHD – Rush Hour”. ADHD è l’acronimo inglese per il disturbo: Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Il lungometraggio raccoglie storie di madri e di diretti interessati in Italia, Svezia, Inghilterra e negli Stati Uniti. Il tema è quanto mai attuale e resta di impatto.

Nel corso degli anni Eurosalus ha dedicato attenzione alla tematica approfondendo e analizzando l’argomento in maniera ampia e su più fronti. Primo tra tutti, la correlazione importante descritta già nel 2007 su The Lancet (tra le più prestigiose pubblicazioni scientifiche al mondo) con l’assunzione di additivi alimentari. Tali sostanze risultano contenute in moltissimi succhi di frutta, merendine, caramelle, bibite, gelati e gomma da masticare. Da qui si prosegue affrontando il tema delle intolleranze alimentari o, meglio, dell’infiammazione da cibo. Nei bambini uno o due giorni di astinenza da particolari gruppi alimentari (saranno gli alimenti che si mangiano con maggiore frequenza), bastano spesso perché si ottenga una fattiva ed efficace riduzione del livello infiammatorio generale dell’organismo, con l’utile risultato di un organismo che viene messo nelle condizioni migliori per rispondere a stimoli interni ed esterni.

Viene poi analizzato il ruolo dei picchi glicemici (con relativa ipoglicemia reattiva). Gli alimenti zuccherati assunti soli e in maniera non bilanciata (può trattarsi del soft drink o della camomilla con lo zucchero, con tutte le alternative possibili nel mezzo) provocano un rialzo immediato della glicemia che stimola la secrezione di insulina (adibito a riportare la glicemia a livelli normali) che in questo caso è rapida e poco regolata, portando quindi a un livello di zuccheri nel sangue addirittura più basso di quello da cui si era partiti.

Tale condizione predispone a cali di attenzione, stanchezza e intontimento, che sono tipico del bambino “etichettato” con la sindrome. Stessa cosa accade quando il pasto assunto sia composto da soli carboidrati. Per questo si rende necessaria l’assunzione di pasti completi, a partire dalla prima colazione e che vedano il più possibile impiegati cereali integrali, sempre e comunque accompagnati da una quota proteica che sia volumentricamente simile (carne, pesce, uova, semi oleosi), oltre che da frutta e verdura.

Altresì importante è il ruolo dell’attività fisica, come spiegano approfonditamente Attilio Speciani e Gabriele Piuri raccontando in una lettera a una lettrice, come sia possibile intervenire naturalmente nel disturbo dell’attenzione. Inutile sottolineare l’importanza di una prima colazione ben fatta che permette di rendere disponibili in maniera sana e regolata tutte le energie che il bambino potrà utilizzare per stare attento in classe e per giocare con i compagni, sapendo che nel pomeriggio ci sarà anche la partita di calcio o di basket oppure il giro in bicicletta per divertirsi e sfogare tutto il proprio bel potenziale di bambino, ragazzo e persona.

Un’analisi di questo tipo rasserena la mamma ed entrambi i genitori sul fatto che la colpa non sia necessariamente psicologica e che poche piccoli attenzioni nei confronti dell’alimentazione e della nutrizione del figlio, oppure dello stile di vita (attività fisica), possano portare in realtà ad un netto e semplice miglioramento del sintomo.