Capire i segnali dell'infiammazione da cibo per avere più risultati


di Attilio Speciani
21 Maggio 2015

Sempre di più in ambito scientifico si sta delineando la consapevolezza che l'organismo reagisce positivamente o negativamente ai segnali che arrivano dall'ambiente esterno.

Ecco perché è importante comprendere quali segnali metabolici permettono di avere più energia, dimagrire e restare in salute.

All'inizio di questa settimana abbiamo pubblicato un articolo che parla proprio di come, in ambito dietologico, si stia comprendendo che una breve fase di digiuno può avere effetti lipolitici e antinfiammatori.

Allo stesso modo, il campo dell'infiammazione da cibo è in tumultuosa evoluzione, tanto che oggi non si può più parlare di anticorpi "contro" il cibo, ma semplicemente del modo in cui l'organismo prende contatto con un alimento e in un certo senso "fa conoscenza".

Le Immunoglobuline G (IgG) non sono anticorpi che identificano il cibo come nemico, ma piuttosto anticorpi che raccontano il contatto immunologico dell'organismo verso gli alimenti e più in generale verso il mondo esterno.

Questo significa che le IgG diventano la chiave di lettura dell'eccesso alimentare di uno o più grandi gruppi alimentari quando si vuole indagare il proprio personale profilo alimentare.

Parlando di infiammazione da cibo, oltre alle IgG è importante raccontare gli effettori infiammatori: il BAFF, il PAF e le altre citochine infiammatorie rappresentano il punto di flesso nell'evoluzione delle conoscenze scientifiche legate all'infiammazione per capire come i giusti segnali dati all'organismo gli permettano di funzionare veramente.