Asma: malattia, disturbo o segnale?


di Redazione Eurosalus
24 Settembre 2008

L'asma è descritto come “un disordine infiammatorio cronico delle vie respiratorie in cui molte cellule, in particolare mastociti ed eosinofili, sostengono un ruolo causale”.

Questo significa che lo stato infiammatorio provoca, in individui sensibili, sintomi come una variabile ostruzione delle vie aeree (bronchi) e induce un aumento della reattività delle stesse vie respiratorie ad una serie di stimoli aspecifici.

Gli stimoli in grado di scatenare un attacco d'asma possono essere schematicamente divisi in:

Allergeni: la maggior parte è di origine atmosferica come i pollini; un'altra forma può essere dovuta a piumaggi, forfore animali, particelle di polvere, muffe. La diagnosi, di solito, è relativamente semplice attraverso la storia clinica del paziente e l'esecuzione di prove allergiche.

Stimoli farmacologici: le sostanze più comunemente coinvolte sono l'acido acetilsalicilico, alcuni coloranti come la tartrazina, i β-bloccanti ed i solfiti. La diagnosi, in questo caso, si può ottenere con i cosiddetti test di provocazione.

Inquinamento ambientale ed atmosferico: sono l'ozono, il diossido d'azoto e il diossido di zolfo. Il fenomeno è più evidente nelle aree urbane fortemente industrializzate ed a elevata densità di popolazione. Inoltre è più facile che si determinino in condizioni di inversione termica o quando ristagnano grosse masse d'aria.

Fattori occupazionali: sono le polveri di legno e di vegetali (grano, farina, semi di caffè, mako, acacia, gomma ecc.), agenti farmacologici (antibiotici, cimetidina ecc.), enzimi biologici (detergenti ecc.), sieri e forfora di animali e insetti (cavie da laboratorio, galline, granchi, ostriche, api ecc.). Possono essere altrettanto pericolosi i sali metallici (platino, cromo, vanadio, nichel), gli agenti chimici industriali e le materie plastiche.

Infezioni: sono maggiormente responsabili le infezioni virali dell'albero respiratorio, ed in particolare quelle dell'infanzia e adolescenza.

Esercizio fisico: tipicamente gli attacchi seguono lo sforzo fisico e non si manifestano nel corso dello stesso; inoltre la gravità dell'ostruzione bronchiale è in stretta relazione con i livelli di ventilazione raggiunti e la temperatura e umidità dell'aria. Quindi la gravità sarà maggiore con una ventilazione elevata e una bassa temperatura dell'aria. Hockey su ghiaccio, sci di fondo e pattinaggio su ghiaccio saranno, ad esempio, più rischiosi del nuoto in una piscina riscaldata.

Stress emotivo: anche se non del tutto chiaro sembra che le endorfine possano giocare un ruolo notevole sul peggioramento o miglioramento di una crisi di asma.

Come è stato detto all'inizio, e alla luce delle più aggiornate teorie scientifiche, il ruolo dell'infiammazione è talmente rilevante da aver rivoluzionato le considerazioni sulle cause, sulla fisiopatologia e sulle strategie terapeutiche dell'asma.

Una rivoluzione talmente profonda che oggi è difficile definire l'asma una malattia, ed è più corretto parlare di un disturbo o di un segnale di disagio che il nostro corpo ci comunica.

È quindi sicuramente importante evidenziare eventuali fattori allergici scatenanti che, una volta individuati, possono essere corretti ad esempio con un vaccino, ma si è fatta strada anche la teoria sulle ipersensibilità alimentari.

Contrariamente alle reazioni allergiche che danno reazioni immediate, le ipersensibilità alimentari agiscono come un lento "avvelenamento" dell'organismo, per cui i sintomi possono comparire dopo ore o giorni ed interessare non solo l'apparato gastro-enterico con meteorismo, nausea, difficoltà digestive, alterazioni dell'alvo, ma interessano molti altri distretti quali il sistema respiratorio (asma, riniti, infezioni recidivanti), la cute (orticaria, eczemi, ritenzione idrica, eritema solare), il sistema nervoso (cefalea, emicrania, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, ansia, depressione), l'apparato genito-urinario (cistiti, vaginiti, candidosi) ed il sistema muscolo-scheletrico (mialgie, artralgie, artrite).

Per questo motivo in SMA, attraverso test per la misurazione della infiammazione da cibo (come Recaller o BioMarkers), si è in grado di determinare lo stato di intossicazione e quindi di infiammazione e, di conseguenza, correggere quello stato infiammatorio intestinale che non può che essere un ulteriore stimolo negativo su qualsiasi fenomeno infiammatorio.

- Prof. Froldi