Calorie o equilibri?


di Valentina Chiozzi
21 Gennaio 2022

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Per molto tempo sovrappeso e obesità sono stati considerati come il semplice risultato di eccessi alimentari.

Oggi sappiamo che la loro eziologia è più complessa ed entrano in gioco molti elementi, come ad esempio la genetica, gli ormoni, i fattori ambientali, l'alterazione dei ritmi del sonno, i fattori psichici, lo stress, l'inquinamento e anche la flora batterica (Mutch D.M. et al.2006). Pertanto è importante prendere atto che non esiste una strategia unica e monodirezionale per prevenire il fenomeno.

I dati epidemiologici ci hanno insegnato che un approccio improntato solo sulla restrizione calorica permette di perdere peso nell'immediato ma rende difficile riuscire a mantenerlo nel tempo. Infatti, solo una piccola percentuale delle persone che modificano il proprio peso è in grado di mantenere un calo del 10% per almeno un anno di tempo e spesso i chili persi vengono recuperati con gli interessi.

Negli ultimi anni, alcuni ricercatori hanno proposto teorie che spostano l'attenzione dalle calorie (ritenute a lungo le sole responsabili dell'ingrassamento) alla qualità del cibo, alla composizione del pasto e ai tempi e ai modi in cui viene consumato prendendo in considerazione i segnali neuroendocrini che ne derivano.

Secondo il Modello Carboidrati-Insulina (CIM), proposto da Ludwig e collaboratori, l'aumento del consumo di carboidrati trasformati e ad alto carico glicemico produce cambiamenti ormonali che promuovono il deposito di calorie nel tessuto adiposo, alterano la regolazione della fame e riducono il dispendio energetico (Ludwig et al. 2018 e 2021). 

In questo modo diventano rilevanti aspetti come l'impatto glicemico di un pasto, la distribuzione delle proteine nella giornata, lo stato infiammatorio dell'organismo, l'effetto dello zucchero e dolcificanti ipocalorici, la tipologia e la qualità dei grassi che vengono usati. Non solo, anche il sonno e lo stress possono influenzare sia i comportamenti alimentari (inducendo episodi di craving) che l'utilizzo dell'energia che viene introdotta (favorendone lo stoccaggio nelle cellule adipose).

Non è che le calorie non contino, ma basarsi solo di esse è riduttivo e fallimentare perché non permette di considerare la complessità di tutte le variabili che entrano in gioco nel regolare le attività dell'organismo; il modo in cui trasforma in grasso le calorie introdotte dipende infatti da numerosi fattori che non sono solo legati alle calorie presenti in un cibo, ma alla modalità in cui questo è composto, all'orario in cui viene mangiato, al contesto in cui è utilizzato e così via. 

A questo proposito rimando a un articolo pubblicato nel 2016 su Eurosalus intitolato “Nutrirsi bene: le buone abitudini per la forma e per il benessere” in cui viene posta l'attenzione proprio sugli aspetti comportamentali in grado di influenzare le risposte ormonali e il benessere generale.

Si tratta quindi di lavorare sullo stile di vita e sul cambio delle abitudini trovando un compromesso tra fattori genetici e ambientali, tra obiettivi di salute e sostenibilità a lungo termine di un percorso ampio che non si limiti al solo conteggio calorico.

Bibliografia

  • Ludwig D.S. et al. 2021. The carbohydrate-insulin model: a physiological perspective on the obesity pandemic. Am J Clin Nutr.
  • Ludwig D.S. et al. 2018. The Carbohydrate-Insulin Model of Obesity: Beyond ‘Calories In, Calories Out’. JAMA Intern Med.