Intolleranze alimentari: cosa sono


di Attilio Speciani
06 Aprile 2012

Per molti anni il fenomeno oggi definito come infiammazione da cibo è stato caratterizzato con il termine di "intolleranza alimentare" che sarebbe in realtà un termine molto appropriato (perdita di tolleranza), ma che è stato usato in modo assolutamente improprio per lungo tempo, tanto che oggi il termine stesso è da molti vissuto come indicazione chiara di mancanza di scientificità.

Inoltre la confusione che nasce dai termini di "intolleranza al lattosio" (vera intolleranza biochimica al lattosio) e "reazione immunologica alle proteine del latte" (infiammazione causata da altre componenti del latte) la fa ancora da padrona oggi. Si tratta in realtà di due condizioni molto diverse e con differenti effetti sull'organismo.

Un altro elemento di confusione nasce dalla definizione di "Gluten sensitivity" che è realmente una intolleranza al glutine ma non di tipo celiaco, che sta diventando sempre più frequente nella popolazione generale.

Noi allora ben volentieri ci stacchiamo da queste definizioni confuse e talvolta ascientifiche e preferiamo mantenere la più semplice definizione di infiammazione da cibo, sapendo bene che gli effetti derivanti dalle citochine infiammatorie prodotte (BAFF e PAF ad esempio) sono in realtà quelli che provocano le diverse sintomatologie. La loro misurabilità consente inoltre una importante evoluzione scientifica nel campo della cura di questi disturbi.

La reazione infiammatoria dovuta al cibo ha caratteristiche molto diverse dalle allergie, soprattutto per il modo in cui si viene a creare e per i tempi necessari alla comparsa dei sintomi, anche se spesso i sintomi che si evidenziano sono molto simili.

A differenza delle allergie alimentari che si manifestano immediatamente, la reazione che porta ai sintomi della infiammazione da cibo è una reazione più lenta, che insorge dopo ore o addirittura giorni dalla introduzione dell'alimento, talora anzi è necessario ripetere per più giorni l'introduzione dell'alimento per poter vedere comparire i sintomi.

Ogni organismo infatti ha un suo livello di adattabilità, riuscendo a compensare in modo autonomo gli eventuali effetti iniziali dell'infiammazione.

I sintomi e i disturbi correlabili alla infiammazione da cibo

I sintomi si possono manifestare in modo estremamente vario ed interessare qualsiasi sistema o apparato. Per la maggior parte di queste condizioni e malattie, in SMA le persone sono accompagnate verso la guarigione attraverso uno specifico percorso terapeutico.

I sintomi e i disordini più frequenti sono i seguenti.

Apparato gastrointestinale

Meteorismo, eruttazioni, diarrea, nausea, gastrite, reflusso gastroesofageo, epigastralgia, colite, sindrome del colon irritabile, dispepsia, sensazione di pesantezza, dolori addominali, malassorbimento, malattie infiammatorie intestinali, appetito ridotto o aumentato, crampi.

Sistema respiratorio

Riniti, sinusiti, bronchiti, asma, tosse, difficoltà di respirazione, tendenza a ripetere forme infettive, faringite o laringite, raucedine, poliposi nasale e sinusale, russamento (roncopatia), ostruzione nasale, olfatto ridotto o aumentato

Cute

Eruzioni cutanee, eczema, orticaria, acne, dermatiti, prurito cutaneo, ritenzione idrica e linfedema, lesioni vasculitiche, eritema solare; il controllo delle intolleranze alimentari può essere di aiuto anche nella riduzione delle reazioni tipiche della psoriasi e della dermatite atopica

Sistema nervoso

Cefalea ed emicrania, astenia, difficoltà di concentrazione, torpore mentale, sonnolenza, vertigini, affaticamento, sbalzi d'umore, sindrome da stanchezza cronica, alcune forme di insonnia, manifestazioni epilettiche con aura; in relazione a studi recenti che coinvolgono la neurochimica cerebrale, anche aspetti nevrotici, tendenza depressiva, ansia, iperattività ed altri sintomi classicamente neurologici oggi possono essere aiutati anche da un controllo alimentare. 

Apparato genito-urinario

Cistiti, vaginiti, infezioni, sterilità, dismenorrea, candidosi, cistiti abatteriche (quelle in cui non sembra esserci alcun battero responsabile), ripetizione di queste patologie, enuresi, mestruazioni abbondanti o dolorose o irregolari, endometriosi (in cui può essere concausale).

Sistema muscolare e articolare

Mialgie, crampi, tendenza agli strappi, dolori articolari, artriti, spasmi, tremore, rigidità muscolare, artrite reumatoide.

Altro

Edemi, gonfiore delle palpebre, del volto o delle gengive, congiuntiviti, infezioni ricorrenti, afte, difficoltà di deglutizione, ronzio auricolare, perdita di udito, aumentata sensibilità ai suoni, angina, palpitazioni, tachicardia, infiammazioni venose o arteriose, vasculiti, anemia, leucopenia, riduzione delle piastrine. È ormai sicuro che l'interferenza sul sistema immunitario può contribuire alla nascita di molte malattie autoimmuni o reumatologiche; si tratta di Artrite reumatoide, Crioglobulinemia, Morbo di Crohn, Colite ulcerativa, LES e alcuni casi di Diabete e Sindrome di Cushing.

Metabolismo,  diabete e obesità

È stato osservato che esiste una relazione tra infiammazione da cibo, obesità e sovrappeso: controllando l'assunzione degli alimenti reattivi  si può ottenere una riduzione dell'infiammazione indotta dagli alimenti, una riduzione dei radicali liberi e un miglioramento della sensibilità insulinica, con effetti a cascata sul metabolismo. Nel 2007 sono state anche identificate le particolari cellule immunitarie (dei mastociti) che sono presenti nel tessuto adiposo, e che in caso di infiammazione allergica inducono appunto l'aumento della resistenza insulinica. Il controllo dietetico dei cibi non tollerati può quindi contribuire fortemente all'attivazione del metabolismo e al calo di peso, ottenuto soprattutto attraverso la perdita di massa grassa con il risparmio della massa magra.

La presenza di una reazione avversa a cibo non determina solo malattie, ma anche condizioni disturbate nel soggetto sano; se infatti parliamo di Sovrappeso, di Stanchezza cronica, e di Performance muscolare sportiva ci riferiamo a condizioni non necessariamente patologiche, ma in cui il controllo della ipersensibilità alimentare può portare a sensibili e importanti miglioramenti.

In genere comunque, qualsiasi disturbo con componente infiammatoria cronica di cui non si riesca a comprendere l'origine dovrebbe fare pensare anche ad una ipersensibilità alimentare nascosta.

Quando un disturbo può essere causato (del tutto o in parte) da una infiammazione da cibo, questo significa che è possibile guarire (o contribuire a migliorare) quel disturbo anche con una semplice dieta, una volta che siano stati identificati i cibi verso cui esista una ipersensibilità.