Il dono dell'aria: quando il respiro è tutto


di Attilio Speciani
08 Dicembre 2021

Il fiato che manca e la sensazione di non potere respirare sono sempre stati correlati a gravi malattie polmonari, a condizioni di insufficienza cardiaca o a condizioni acute come il “fiatone” severo dopo una attività fisica, alla fine di una scalinata impegnativa o durante un attacco di asma. Situazioni conosciute le prime e temporanee le seconde. La terapia giusta per le prime e qualche minuto di attesa per le seconde e la situazione, quasi sempre, si risolve. 

L'esperienza Covid, per chi la ha provata su se stesso o per chi la ha percepita attraverso i propri cari o i propri amici è una esperienza che ha cambiato le persone ed è diventata una diffusa consapevolezza. Gli effetti della polmonite interstiziale sono diventati oggetto di discussione comune e la percentuale di saturazione d'ossigeno un tema affrontabile da chiunque.

Quando c'è il Covid, in molti casi serve davvero l'ossigeno. Una aumentata concentrazione di questo gas aiuta a superare l'indurimento e l'ispessimento infiammatorio dei polmoni e consente di superare l'angoscia del respiro e del bisogno urgente di respirare.

Ci sono stati momenti, nel marzo 2020, in cui la possibilità di recuperare in Italia una bombola di supporto, anche piccola, era diventato un miraggio per i pazienti, per i medici, per i farmacisti. Basta poco per ricordare, senza andare troppo lontano, la sofferenza vissuta, spesso in solitudine, da tanti italiani. 

Sono un volontario della Fondazione Rava e insieme a tanti altri volontari abbiamo lavorato ad Haiti per i progetti di supporto all'Hospital Saint Damien, vero centro di aiuto sanitario gratuito alla popolazione di uno dei paesi più poveri e disperati del mondo. 

Oggi ad Haiti c'è tanta fame d'aria: manca l'ossigeno, non sono disponibili i vaccini ed è in pieno sviluppo la terza ondata di Covid. Dopo il terremoto del 2010 ho potuto vedere padre Rick Frechette, vera anima operativa degli ospedali St. Damien e St. Luc, attivarsi allargando tendoni e creando letti di appoggio per aiutare le persone colpite dal terremoto e poi curando l'epidemia di colera che si è sviluppata immediatamente dopo. Ma il colera si cura con l'attenzione e la misura delle deiezioni. Basta creare degli spazi in più, garantire l'assistenza e spesso si riesce a venirne fuori.

L'ossigeno invece oggi non c'è. I letti che si usavano per il colera, sono pieni di malati di Covid, ma non c'è abbastanza ossigeno e le terapie intensive, come in Europa, sono in difficoltà perché già impegnate da pazienti non Covid. Il centro di produzione di ossigeno medicale presso l'Ospedale St. Luc non riesce a produrre un numero di bombole adeguato al bisogno. L'approvvigionamento all'esterno è reso molto difficile dai blocchi stradali imposti dalle gang e dai gravi disordini e violenze in atto nel Paese.

Un Paese travagliato in cui nel luglio scorso è stato assassinato il presidente Jovenel Moïse, peggiorando una già problematica crisi politica e di sicurezza, diventata drammatica dopo la partenza delle truppe delle Nazioni Unite nel 2017. Dopo un nuovo devastante terremoto in agosto 2021, si susseguono rapimenti a scopo di riscatto, finanche di interi autobus carichi di persone. Lo Stato è di fatto impotente di fronte alle 95 bande che controllano circa il 60% del territorio del Paese, in particolare la capitale Port-au-Prince, e gestiscono il traffico di droga. Attualmente molte bombole vengono bloccate e sequestrate ai blocchi stradali che dividono la capitale. 

Padre Rick ci chiede aiuto per acquistare nuove bombole per il riempimento, ma più di tutto ha bisogno di attivare un nuovo concentratore di ossigeno e installare nuove prese per l'ossigeno nei reparti. 

Io  ho provato sulla pelle cosa vuol dire non poter respirare, e chiedo a chiunque abbia voglia di "donare aria" di partecipare, anche con poco, per fornire ossigeno a chi, ora, non ha più nemmeno l'aria per respirare. 

Grazie al lavoro gratuito di tutti i volontari, in Fondazione Rava, il 98% di quanto viene donato arriva realmente al progetto scelto e il suo arrivo viene certificato. Qualunque sia la via scelta per donare anche solo 2 Euro, la donazione va dedicata.  Perché qualsiasi cifra donata arrivi nel posto giusto va scritto: “Progetto - Un respiro per Haiti”. Oppure “Progetto - Un concentratore e un respiro per Haiti”.

Grazie.

Per donare

IBAN: IT 39 G 0306 234210 00000 0760 000 BIC/SWIFT: MEDBITMM, ag. n. 1 di Basiglio (MI), via F. Sforza-Palazzo Meucci.  

IBAN: IT 21 Q 0344 001604 00000 0200 300 BIC: BDBDIT22 

Con carta di credito cliccando qui o per telefono chiamando lo 02 54122917; attraverso bollettino postale c/c n. 17775230 intestato a Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia.

È anche possibile fare doni natalizi solidali inserendo la causale: “Doni solidali Ospedale Saint Damien”.

Chi vuole donare tramite sito nella sezione “Dona un progetto” può trovare proprio il progetto ossigeno a questo link: https://donisolidali.nph-italia.org/negozio/dona-un-progetto/salute/kit-prevenzione-covid-19/. In questo caso si può scegliere l'opzione donazione oppure l'opzione “regalo on line” che dà la possibilità di personalizzare l'attestato di donazione e mandarlo a una terza persona in dono.