SOS esofagite eosinofila: l’alimentazione conta davvero

27 Gennaio 2026
SOS esofagite eosinofila: l’alimentazione conta davvero

L’esofagite eosinofila (EoE) è una patologia cronica infiammatoria dell’esofago, mediata dal sistema immunitario.

I suoi sintomi sono spesso molto simili a quelli della malattia da reflusso gastroesofageo e includono pirosi retrosternale (bruciore al centro del petto), rigurgito, acido o non acido, dolore toracico e difficoltà nella deglutizione (disfagia), soprattutto per i cibi solidi.

Nonostante la somiglianza dei sintomi, le cause dell’esofagite eosinofila sono profondamente diverse da quelle del reflusso gastroesofageo.

Alla base della EoE vi è una condizione di infiammazione cronica dell’esofago, caratterizzata dalla presenza di un numero elevato di eosinofili, cellule del sistema immunitario coinvolte nei meccanismi allergici e infiammatori.

Per molti anni il trattamento si è concentrato prevalentemente sul controllo dei sintomi attraverso farmaci antiacidi, inibitori di pompa protonica e molti altri, tuttavia, queste terapie risultano spesso efficaci solo nel breve periodo, senza affrontare in modo diretto il meccanismo alla base. 

Le evidenze scientifiche più recenti hanno chiarito che, nella maggior parte dei casi, l’esofagite eosinofila è strettamente correlata all’alimentazione. Alcuni alimenti, infatti, possono agire da fattori scatenanti dell’infiammazione, attivando la risposta immunitaria a livello esofageo.

Proprio per questo motivo, negli anni sono stati sviluppati protocolli nutrizionali specifici, tra cui la dieta di eliminazione. Il modello più noto è la Six Food Elimination Diet (SFED) – o la sua versione semplificata a 4 alimenti – che prevede l’eliminazione temporanea di alcune categorie alimentari frequentemente coinvolte, come ad esempio latte e derivati, grano, uova, soia, frutta a guscio, pesce e crostacei.

Dopo un periodo definito, gli alimenti vengono reintrodotti gradualmente per valutare la comparsa o meno dei sintomi e identificare le possibili cause. 

Un aspetto tuttavia fondamentale da chiarire è che non esistono alimenti universalmente nocivi, ma piuttosto modalità di consumo non adeguate o poco variate.

Una dieta monotona, basata sull’assunzione ripetuta e quotidiana degli stessi alimenti, può favorire nel tempo uno stato infiammatorio di basso grado, che in soggetti predisposti può contribuire alla comparsa dei sintomi dell’esofagite eosinofila.

Per questo motivo nel centro SMA in cui lavoro confermo sempre che la varietà alimentare rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella prevenzione e nella gestione delle patologie, sempre all’interno di un percorso personalizzato. 

Infatti, l’esecuzione di un test Recaller Medical Program rappresenta un’arma in più per personalizzare le proprie scelte alimentari e ridurre l’infiammazione che può essere alla base dei sintomi sopracitati.  

Oltre alla scelta degli alimenti, anche il modo in cui si mangia gioca un ruolo cruciale.

Alcune strategie semplici ma efficaci includono:

  • masticare lentamente, appoggiando la forchetta tra un boccone e l’altro;
  • mangiare con la mano non dominante, per rallentare il ritmo;
  • contare almeno 30 masticazioni prima di deglutire;
  • evitare distrazioni come telefono, lavoro o televisione durante i pasti.

Mangiare in modo consapevole aiuta a ridurre la reattività dell’apparato digerente, migliorare la digestione e diminuire la probabilità di comparsa dei sintomi.

In conclusione, l’alimentazione varia, personalizzata e consapevole rappresenta uno strumento fondamentale nella gestione dell’esofagite eosinofila. Ridurre l’infiammazione attraverso scelte alimentari appropriate e uno stile di vita più attento può migliorare in modo significativo la qualità di vita del paziente.

La EoE richiede un approccio integrato, ma imparare ad ascoltare il proprio corpo a tavola è spesso il primo passo verso il benessere.