Le barrette proteiche: alleato o nemico della linea?


di Mattia Cappelletti
06 Dicembre 2017

samotrebizan / 123RF Archivio Fotografico

Tra gli snack più utilizzati da chi cerca di perdere peso, sicuramente un ruolo di primo piano viene ricoperto da barrette “proteiche” di ogni tipo: cereali, muesli, cioccolato...

Osservando un po' meglio le etichette nutrizionali e la lista degli ingredienti però si evidenzia un'enorme diversità, decisamente troppo ampia se si pensa che la quasi totalità viene prodotta per lo stesso obiettivo.

Spesso barrette reclamizzate come “proteiche” contengono solo una minima quota di proteine rispetto al totale, e altre “senza zuccheri” contengono al loro posto inquietanti quantità di dolcificanti.

Prima di addentrarci nelle istruzioni su come riconoscere uno snack ben composto, occorre valutare l'effettiva necessità della sua assunzione. Introdurre uno “spezza fame” tra i pasti principali infatti sottende la presenza della fame, che è un fisiologico modo del corpo di comunicare che qualcosa nel nostro apporto nutrizionale non sta funzionando.

Esistono barrette che di proteico hanno ben poco (anche ampiamente meno del 20%) mentre altre arrivano fino ad oltre il 75% di proteine.

Mantenere il digiuno consente infatti la secrezione di un ormone chiamato glucagone, che ha come effetto quello di demolire le riserve di energia, specialmente i grassi, per mantenere costante il livello di zuccheri nel sangue lontano dal pasto.

Perché questo si attivi deve essere finita l'azione dell'insulina, che al contrario mantiene il corpo in una condizione definita anabolica, ovvero di “costruzione”, in cui lo zucchero del sangue viene utilizzato per creare le scorte necessarie in caso di digiuno.

Inserire uno snack tra i pasti causa uno spike insulinico (così viene definita la curva di secrezione), che è in relazione all'indice glicemico degli alimenti ingeriti ed alla loro quantità, andando a definire quello che è l'impatto glicemico complessivo del pasto (o, in questo caso, dello snack).

Inserire uno snack tra i pasti impedisce quindi l'immissione in circolo del glucagone e può compromettere il fine ultimo della dieta.

Una barretta proteica ben costruita però può essere utile per bilanciare un pasto squilibrato o fornire quelle energie in più nei momenti di crisi mantenendo i giusti rapporti tra i macronutrienti.

Detto questo, come si riconosce una barretta proteica di qualità?

La prima cosa da fare, e anche la più ovvia, è guardare il contenuto di proteine. Questo può sembrare superfluo trattandosi di “barrette proteiche”, ma esistono (e sono molto più comuni di quanto si possa pensare) alcune varietà che di proteico hanno ben poco (anche ampiamente meno del 20%) mentre altre arrivano fino ad oltre il 75%.

Uno snack ben costruito deve avere una significativa quota proteica, proprio come ogni altro pasto (e potenzialmente anche di più), in modo da evitare una ipoglicemia reattiva e fornire quindi energie più a lungo.

Accanto alle proteine sono indicati i carboidrati totali, ma quelli raccontano solo una parte della storia. Occorre infatti controllare che tipo di carboidrati sono presenti all'interno, e molto spesso sono distinti in zuccheri e polioli.

Idealmente sarebbe meglio evitare i secondi (di cui fanno parte i dolcificanti), ma anche una quota minoritaria è accettabile.

Per capire la qualità dei carboidrati ci aiuta la lista degli ingredienti: la presenza di cereali integrali come fonte di carboidrati è sicuramente raccomandata. Dopo proteine e carboidrati si trovano i grassi, che generalmente sono tenuti particolarmente bassi al fine di favorire la vendita come “prodotto dietetico”. Leggete bene gli ingredienti: non c'è da stupirsi se nell'elenco troverete prodotti che mai mettereste nel vostro piatto.

In conclusione una barretta proteica ben fatta o (anche meglio) uno snack proteico assemblato in casa (ad esempio con qualche galletta e un po' di prosciutto) possono essere un valido alleato per i momenti di crisi... solo, scegliete bene cosa addentare!