Veloci e contenti con gli anti-malattia


di Roberto Cavagna
28 Marzo 2008

"Victor sfreccia con il suo nuovo coupè sull'autostrada, quando si accende la luce led della temperatura del motore: con un colpo la frantuma e pigia sul pedale. Poco dopo si accende quella della riserva e sistema pure quella e di seguito tutte le altre informazioni che il computer di bordo segnala, audio compreso. Ora è felice: niente potrà più rovinare il suo week-end al mare."

Questa storiella, apparentemente stupida, è in realtà molto utile per farci capire il nostro comportamento nei confronti della malattia.

Corriamo sempre, indaffarati, trafelati, fieri di quante cose riusciamo fare in una giornata, sempre più veloci ed efficienti, come i computer di quarta, quinta generazione, ed oltre. Siamo così assuefatti all'adrenalina che bruciamo la vita a ritmo sempre più accelerato, come i computer di nuova generazione, come i masterizzatori di CD: 4x, 8x, 16x, 32x, 64x...

La più grande sciagura che ci possa capitare è lo "stop", il doversi fermare.

Qualunque imprevisto o rallentamento incroci il nostro cammino fa esplodere in noi l'aggressività primordiale della belva uomo, che può trasformare una dolce mammina che accompagna i figli a scuola in una tigre feroce che impreca mostrando zanne ed artigli a chi si attarda al semaforo, o l'innocuo pensionato in fila in banca in un leone pronto a sbranare chi gli passa davanti nella fila indiana.

Lo stesso atteggiamento aggressivo e psicotico lo abbiamo nei confronti dei segnali corporei che il nostro corpo ci invia.

Non ci preoccupiamo mai di noi, e abusiamo del nostro corpo costringendolo a ritmi impossibili, vantandoci delle fatiche erculee superate senza mai ammalarci né fermarci, allo stesso modo in cui andiamo fieri della nostra auto che dopo tre anni e 100.000 km non ha mai fatto nemmeno un tagliando.

Non siamo più abituati ad ascoltare i messaggi di affaticamento che ci arrivano sotto forma di piccoli acciacchi, indisposizioni, fastidi ciclici che si cronicizzano, perché siamo dopati dalla nostra nuova droga: la velocità.

Nel nostro delirio di onnipotenza, non abbiamo tempo né voglia di ascoltare i sintomi che ci arrivano dai nostri organi, anzi, impariamo a controllarli ed a vincerli con la nostra forza di volontà e ne andiamo fieri, finanche a camminare sui carboni ardenti, per dimostrare al nostro corpo chi comanda!

La gastrite la curiamo con gli anti-acidi, il mal di testa con gli anti-dolorifici, l'insonnia con gli anti-ansia, la colite con gli anti-spastici e l'allergia con gli anti-istaminici.

Abbiamo trovato un esercito di anti-malattia, perchè non sopportiamo la malattia. Ci fa imbestialire il fatto che proprio sul più bello un virus, un fungo o chissà quale folletto che alberga dentro di noi possa rovinare come un temporale a ferragosto la nostra deliziosa ma folle corsa.

Per fortuna che il nostro meccanico di fiducia (medico di famiglia) ci ha insegnato una miriade di efficacissimi trucchetti per spegnere le lucine rosse e continuare a correre.

L'importante è stroncare il sintomo sul nascere: cortisone, antibiotici, tutto purché ci liberi presto dal nostro handicap, per non perdere velocità, per non fermarsi ai box.

Così, come abbiano imparato a distruggere i segnali corporei che ci indicano al momento giusto e con giusta causa, che dobbiamo fermarci. Ma noi proseguiamo indefessi lungo un'autostrada deserta, serrando con decisione il volante della nostra vita tra le mani. Auguri!!!