Trapianti e sistema immunitario: puntiamo all’equilibrio

di Gabriele Piuri - Medico Chirurgo
4 Settembre 2011
Trapianti e sistema immunitario: puntiamo all'equilibrio

DOMANDA

In quanto trapiantato renale da 14 anni e quindi sottoposto a terapia immunosoppressiva, faccio bene a praticare sport e mantenere un’alimentazione prevalentemente vegetariana, comportamenti cioè che dovrebbero aumentare la capacità del mio sistema immunitario di difendermi dalle aggressioni esterne? Oppure dovrei tenerlo basso per mantenere l’organo trapiantato? Questo è un dubbio che mi ha sempre attanagliato e che nessun medico, tantomeno i chirurghi, ha saputo togliermi. Bisogna tener conto che nei 35 anni di malattia ho subito già tre trapianti. Sto molto bene, ma il dubbio rimane: ho subito tre trapianti perché assumevo comportamenti troppo positivi e rigettavo l’organo, oppure i trapianti sarebbero comunque durati quel che sono durati ed io ora sto in forma in virtù dei miei comportamenti?

RISPOSTA

Gentilissimo Lettore,

nella risposta a un organo trapiantato non conta tanto l’efficienza del sistema immunitario quanto piuttosto la sua regolazione.

Se da un lato il rischio di rigetto è controllato grazie ai farmaci immunosoppressivi, uno stile di vita sano ed equilibrato permette una modulazione molto più raffinata della azione dei globuli bianchi.

Se escludiamo i rigetti iperacuti, il danneggiamento di un organo trapiantato è un fenomeno lento e progressivo, fatto di piccoli insulti ripetitivi che si sommano l’uno all’altro fino a determinare la completa disfunzione organica. Questa risposta infiammatoria è indotta dal riconoscimento dell’organo trapiantato come non facente parte dell’organismo originale (self) e quindi da distruggere come estraneo e potenzialmente pericoloso.

A questo però è importante aggiungere una componente che non dipende unicamente dalla risposta al non-self, ma piuttosto da uno stato di attivazione cronica del sistema immunitario, stimolata da una condizione di minima e persistente infiammazione generale (low grade inflammation).

Questa condizione amplifica la risposta immunitaria, esagerandola senza motivo, portando paradossalmente a un più rapido deterioramento dell’organo trapiantato.

Questa risposta infiammatoria dipende in massima parte dallo stile di vita e dalle abitudini alimentari. Mai come in caso di trapianto, è fondamentale intervenire con una dieta di rotazione settimanale che punti al recupero della tolleranza immunologica e non con una dieta di eliminazione.

Da questo discorso risulta evidente che un’alimentazione vegetariana e una pratica sportiva regolare contribuiscano ad allungare i tempi di rigetto e, se non bastasse, le permettono di condurre una vita piena di benessere senza farla sentire un eterno malato.

Dati scientifici precisi sono concordi nel considerare un corretto stile di vita uno dei punti cardine nel mantenimento di una condizione infiammatoria entro i limiti di allarme.

Un altro punto importante da considerare è l’equilibrio insulinico.

L’insulina è di per sé un ormone infiammatorio e un sua regolazione può risultare determinante. Questo per puntare l’attenzione sul fatto che una dieta vegetariana sbilanciata, senza cereali integrali, leguminose e una minima ma sensata fonte proteica a tutti i pasti rischi di diventare controproducente.