Guarire la tiroide controllando zuccheri e glicazione


di Attilio Speciani
30 Novembre 2020

Ivan Shidlovski / 123RF Archivio Fotografico

Per anni si è pensato che le persone diventavano sovrappeso perché avevano una disfunzione tiroidea. Frasi come “...ho sicuramente un problema ghiandolare” hanno fatto parte di convinzioni antiche e assai bene radicate.

Oggi sappiamo che potrebbe essere il contrario, che cioè una condizione di alterazione del metabolismo degli zuccheri, come il prediabete o il diabete stesso, determinano una alterazione della funzione tiroidea abbassando i valori di FT3 e di FT4 e facilitando l'innalzamento del TSH e a maggior ragione si è visto che il riequilibrio della glicazione e del metabolismo degli zuccheri porta ad un netto miglioramento della funzione tiroidea.

Una ricerca pubblicata nel settembre 2020 sul Journal of Diabetes ha studiato le correlazioni tra ormoni tiroidei e livelli di zuccheri nel sangue in soggetti con una normale tolleranza al glucosio, in soggetti prediabetici, in soggetti con diabete ben controllato e in soggetti con diabete non controllato e valori di emoglobina glicata superiori al 7% (Gu L et al, J Diabetes. 2020 Sep 27. doi: 10.1111/1753-0407.13118. Online ahead of print).

Il fatto che esista una certa correlazione tra valori di glicemia e resistenza insulinica e funzione tiroidea è un dato parzialmente già conosciuto, ma questa ricerca ha soprattutto valutato gli effetti della gestione metabolica corretta, cioè delle correzioni nutrizionali adeguate richieste ai soggetti diabetici scompensati, che ha riportato la funzione tiroidea alla normalità. 

Una tiroide malfunzionante o un ipotiroidismo subclinico vanno indagati anche per gli aspetti di glicazione perché il riequilibrio metabolico può portare di nuovo la tiroide alla normalità.

Stiamo parlando di diabete di tipo 2 (DMT2), ma è molto probabile che lo stesso tipo di disturbo della funzione tiroidea si possa manifestare in soggetti “normali” che presentino caratteristiche di glicazione alterate.

Oggi sappiamo che la glicazione (studiabile con il Glyco Test o con il test PerMè) può determinare delle alterazioni metaboliche importanti e alterare la funzione di enzimi e di DNA, agendo come se fosse della sabbia buttata negli ingranaggi di un orologio di precisione. 

Negli anni passati si è scoperto che l'infiammazione dovuta agli alimenti, espressa anche da valori di BAFF elevati, era in grado di indurre e mantenere tiroiditi autoimmuni e tiroidite di Hashimoto. Oggi scopriamo che il meccanismo della glicazione è in grado di provocare le stesse problematiche e che soprattutto, il riequilibrio della gestione degli zuccheri consente alla tiroide di tornare normale. 

Si tratta di  un criterio nuovo, innovativo e soprattutto utile, che va a confermare quanto nel centro SMA in cui lavoro avevamo già riscontrato negli ultimi anni, che cioè persone con tiroidite di Hashimoto o altre tireopatie autoimmuni miglioravano attraverso lo studio personalizzato dell'alimentazione che comprende sia lo studio della infiammazione da alimenti sia quello della infiammazione da zuccheri. 

Poiché dal 2019 si sa con certezza che glicemia a digiuno ed emoglobina glicata non sono in grado di intercettare il prediabete, serve una pratica orientata in modo innovativo. Una ipofunzione tiroidea iniziale deve ricevere una diagnosi causale corretta e lo studio della glicazione fa parte da ora degli strumenti diagnostici necessari per evitare il forzoso ricorso alla somministrazione sostitutiva.

Di fronte ad un ipotiroidismo subclinico si deve quindi studiare quale sia il livello di glicazione esistente e provvedere a correggerlo, se necessario, attraverso una alimentazione personalizzata.

La relazione tra glicazione e patologia sta diventando sempre più precisa. Sia per quanto riguarda la contagiosità e le complicanze da COVID, sia per quanto riguarda l'espressione di allergia, per la steatosi epatica e per l'asma.

Il ruolo degli zuccheri nella alimentazione umana va sicuramente mantenuto, purché nella misura giusta, e il suo studio sta continuando a rivelare aspetti nuovi di fortissimo impatto sulla realtà clinica.