Digrignare i denti fa bene?


di Michela Carola Speciani
08 Giugno 2012

Su Repubblica esce un articolo dal titolo curioso e secondo il quale, “brutte abitudini” quali ad esempio mangiarsi le unghie farebbero bene alla salute, avendo un ruolo importante nella gestione dello stress. Lo stimolo a tale affermazione viene da uno studio pubblicato sul Journal of Oral Rehabilitation alla fine del 2010, e nel quale si identifica il bruxismo (digrignamento dei denti), per l’appunto come parte di una risposta funzionalmente utile ad una situazione stressante. In particolare, i topini dello studio che sottoposti a stress “digrignavano” i dentini presentavano una maggiore concentrazione di dopamina (neurotrasmettitore connesso con l modulazione della risposta emotiva) a livello del sistema nervoso centrale, rispetto ai topini che pur sottoposti allo stesso stress non li digrignavano.

Secondo quanto emerge è possibile che il fatto di digrignare i denti assuma un ruolo di “detensione”, aiutando a livello cerebrale a gestire la situazione stressante. Tic o gesti identificati come di origine “nervosa” possono sicuramente avere nell’acuto un ruolo migliorativo dell’abilità gestionale della situazione. È tuttavia da tenere ben presente il fatto che, qualora diventino “abitudine”, gli stessi gesti possano perdere la loro utilità nel momento del reale bisogno; il rischio è per altro quello di tenere costantemente attivati quei circuiti neuronali che si attivano in presenza di situazione stressante e che mimano a livello cerebrale la stessa situazione, portando ad un incremento dello stress stesso invece che ad una modulazione gestionale. Risulta in tale ottica sensato continuare a considerare bruxismo e altre tipologie di gestualità cattive in quanto “abitudini”, con il loro ruolo ipotetico nel momento di reale necessità.

Come dovrebbero comportarsi, dunque, i genitori, quando un bambino presenti tale attitudine? In primis può essere sensato considerare il perché della nevrosi: essa è stata ad esempio correlata ad elementi di oppressione delle potenzialità del bimbo stesso. La causa, con particolare riferimento al bruxismo, può però anche essere uno squilibrio interno di minerali o altro. In tal senso un approccio di gestione farmacologico può essere più che sensato. Resta comunque importante ricordare il ruolo educativo del genitore anche nel mostrare al piccolo la differenza tra una situazione realmente stressante, e quelle che invece possono essere affrontate e gestite con assoluta serenità e tranquillità. La stessa cosa avviene quando il genitore ha la necessità di modulare gli eccessi di rabbia del bambino per aiutare lo stesso a coordinare la propria emotività nella maniera più tranquilla e felice possibile. Il bruxismo o il morsicare l’unghia potrà forse servire, ma nelle situazioni di reale bisogno. Il ruolo del genitore resta essenziale nella prima comprensione di cosa possa essere considerato stressante e per cosa un atteggiamento simile sia inutile e poco produttivo.

Le “brutte abitudini” restano quindi tali, nel loro significato etimologico, lasciando spazio alla gestione momentanea e funzionale della piccola gestualità al momento del bisogno.