Sdegno per il ritiro dal commercio della Cimicifuga: interesse per la salute o interessi privati


di Attilio Speciani
02 Febbraio 2007

Una pianta utile e sicura, molto efficace nel trattamento naturale delle vampate di calore (caldane) e dei disturbi della menopausa, è stata “tolta di torno” su suggerimento di un ente europeo (EMEA) il cui finanziamento è sostenuto per la maggior parte dalla industria farmaceutica.

La lotta al naturale è appena iniziata, ma ci si aspettano mosse sempre più pesanti da chi preferirebbe rendere obbligatorio l'uso dei farmaci di sintesi.

Quattro ordini di fattori colpiscono pesantemente in questa vicenda:

  • L'efficacia clinica della Cimicifuga: utilizzata con ottimi vantaggi da anni, nel solo 2005 in Italia ne sono stati venduti quasi un milione di pezzi. Noi di Eurosalus come altri scienziati e ricercatori nel mondo la riteniamo utile, efficace, sicura. A moltissime donne ha consentito di evitare l'assunzione di ormoni o di altri preparati farmaceutici classici per la menopausa.
  • L'EMEA (Agenzia Europea del Farmaco): cosa è l'EMEA e da chi è pagata? Come testimoniato da una lettera critica del Prof. Silvio Garattini e di suoi due colleghi (di cui più oltre estrapoliamo alcuni stralci) l'EMEA è una istituzione europea che nel 2000 ad esempio è stata finaziata per il 70% dalle industrie del farmaco, e per il 30% dalla Comunità Europea. Come dice Garattini, "...questa situazione può influenzare la capacità dell'EMEA di sostenere le proprie attività, come si è in effetti già verificato".
  • L'inconsistenza delle segnalazioni di tossicità. Basti pensare che un prodotto supervenduto come il Paracetamolo (la "Tachipirina") provoca almeno 400 morti all'anno nei soli Stati Uniti per effetto di sovradosaggio e circa 26.000 ricoveri ospedalieri da abuso della sostanza (dati dela FDA Food and Drug Administration)
  • Il fatto che allo stato attuale delle conoscenze, non tutti gli stati europei hanno risposto nello stesso modo. In Gran Bretagna si è semplicemente fatto apporre una dicitura sull'etichetta che segnalava una rara ma possibile tossicità sul fegato. In Finldandia il prodotto, venduto come integratore, è stato riclassificato a "farmaco". In Italia è stato sospeso dal commercio.

Sorprende inoltre che di tutti i casi mondiali esaminati dall'EMEA, alla fine solo un caso di tossicità epatica potrebbe forse essere correlabile alla Cimicifuga, ma in modo non certo, e a detta della stessa EMEA, improbabile.

Nonostante questo riteniamo ineccepibile il comportamento del Ministero della Salute, che di fronte ad una segnalazione, seppure quantitativamente ridicola, dispone, per cautela, una sospensiva del commercio e incarica appunto l'Istituto Superiore di Sanità di approfondire la ricerca.

Per l'approfondimento di questi aspetti rimandiamo alla lettera del dottor Fabio Firenzuoli, presidente della Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti, gran parte della quale è stata ripresa su un articolo del Corriere della Sera, e alla segnalazione apparsa sul sito di Biosline, uno dei produttori degli integratori a base di fitoestrogeni naturali più venduti in Italia.

Nello scorso agosto, Eurosalus pubblicò un articolo sul fatto che presto sarebbe stato vietato il minestrone della nonna a causa del suo potenziale effetto benefico. Non siamo troppo lontani da questa realtà.

Si ha oggi talvolta la sensazione che esista un fastidio diffuso verso pratiche terapeutiche che non siano codificate e comprimibili in una stretta visione farmacologica, e che molte delle scelte sanitarie abbiano come obiettivo l'interesse economico di alcune aziende e non certo il beneficio del cittadino.

Concludiamo con alcuni stralci della lettera del 2003 di Garattini alle istituzioni europee sulla gestione dell'EMEA. Si resta sorpresi ed amareggiati, se si arriva a pensare che il tipo di interesse economico di cui parla Garattini,  influisce su scelte che riguardano vita e morte, benessere o malattia di un numero altissimo di persone, che nulla (o quasi) possono fare per opporsi allo strapotere di alcune istituzioni che dovrebbero invece comportarsi in modo quantomeno "neutro" nelle proprie valutazioni.

«L'EMEA (European Medicines Evaluation Agency) è attualmente sotto la giurisdizione del direttorato generale delle imprese anziché essere posta sotto il direttorato della sanità pubblica... Ciò implica indirettamente che considerazioni politiche e industriali sullo sviluppo e sulla produzione dei medicinali possano essere ritenute più importanti del loro impatto sulla salute pubblica.»

Si tratta di «...una istituzione (il direttorato generale delle imprese) che per definizione tende a focalizzare la propria attenzione sui legittimi interessi delle imprese...»

«Vi è un duplice supporto finanziario dell'EMEA: un fondo della Comunità europea e quanto l'industria paga per la valutazione dei dossier. Quest'ultima voce ha rappresentato circa il 70 per cento del budget totale dell'EMEA per l'anno 2000. Questa situazione può influenzare la capacità dell'EMEA di sostenere le proprie attività, come si è in effetti già verificato

È difficile pensare che questa istituzione abbia solo la salute del pubblico come obiettivo primario. E da questo la nostra rabbia per una scelta ministeriale pesante e impegnativa, che sentiamo comunque iniqua e sproporzionata.

Questa disposizione è stata poi revocata nel febbraio del 2007. Pertanto, a tutti gli effetti questa manovra si è solo rivelata come un ostacolo frapposto alla libertà della scelta terapeutica.

Eurosalus ha espresso rabbia e rincrescimento per questo atto  orientato alla salvaguardia di interessi particolari e non certo della salute pubblica. Ne sia testimonianza il fatto che in Europa solo Italia e Finlandia (dove l'integratore è stato riclassificato come “farmaco”) hanno provveduto al ritiro del prodotto, mentre questo, allo stato delle conoscenze attuali, non è avvenuto in altri stati.

Il parere dell'Istituto Superiore di Sanità sulla effettiva possibile tossicità epatica della pianta, è arrivato in febbraio 2007 sollevando in pratica la Cimicifuga da qualsiasi addebito.