Risvegli difficili: le donne più irritabili degli uomini


di Redazione Eurosalus
31 Ottobre 2006

Dormire nello stesso letto è il simbolo più forte e significativo dell'unione coniugale. Ma svegliarsi nella stessa cucina può essere - a lungo andare - una delle principali cause di divorzio.

Il sospetto ha sfiorato prima o poi ogni moglie e ogni marito sulla faccia di questa terra. Il sospetto, cioè, che l'uomo e la donna, i quali per la maggior parte del tempo non sono altro che due varietà sessuali della stessa specie, si trasformino al risveglio in due animali del tutto difformi: uno che cinguetta e svolazza, l'altro che sibila e striscia.

Ora il sospetto viene corroborato dalla scienza: le femmine e i maschi tendono effettivamente a svegliarsi con umori diversi. È il risultato di un'indagine condotta sotto forma di sondaggio dallo Sleep Council, un'istituzione britannica che studia il sonno dei cittadini di Sua Maestà, nel lodevole intento di farli dormire meglio e svegliare di miglior umore.

I dati sono abbastanza significativi: su un campione di oltre 2.000 persone intervistate, le donne che affermano di non svegliarsi mai di cattivo umore sono appena il 14%, mentre la percentuale sale al 24% negli uomini. Più alta anche la percentuale di donne che rimangono scontrose e irritabili per due-quattro ore dopo il risveglio (13% contro il 10% dei maschi).

Questo conferma naturalmente la stretta relazione tra metabolismo e qualità del sonno e tra quest'ultima e l'umore. Da questo punto di vista sarebbe certamente interessante poter analizzare più a fondo i dati della survey per verificare in particolar modo come queste percentuali si distribuiscano per fasce d'età.

Resta da dire che le cause di questa differenza nella qualità del risveglio sono certamente anche di natura psicologica. Come ha osservato con fulminante humour britannico un lettore (nella sezione dedicata alla posta degli utenti del sito scozzese che aveva pubblicato la notizia), “questo succede perché le donne sanno di dover preparare il breakfast”.

di Ezio Sinigaglia