Ridurre le calorie o saltare i pasti aumenta i livelli di NPY, neuropeptide che mantiene vivo l'appe


di Attilio Speciani
22 Febbraio 2007

Un lavoro canadese molto recente (Van Vugt DA et al, Neuroendocrinology 2006;84(2):83-93. Epub 2006 Nov 23) ha riproposto in modo dettagliato e preciso la realtà di quello che avviene quando un organismo viene sottoposto a un digiuno di due giorni. In pratica si è riconfermato che il delicato equilibrio tra le sostanze neurologiche e intestinali che determinano ricerca di cibo (Grelina, NPY, insulina) e quelle che invece riducono l'appetito (leptina, CART, Recettore per la leptina, Colecistochinina o CPK) viene profondamente alterato dalla sospensione del cibo.

Come ci si aspetterebbe da un ragionamento evoluzionistico, l'uomo (o la donna) che digiuna, come quando eravamo nel paleolitico, prova in una sua parte remota e profonda la paura di morire di fame, e questo determina l'attivazione di sostanze, come l'NPY, che rimangono molto attive anche dopo che si è riiniziato a nutrirsi.

Il fatto è strano, ed è stato verificato su modelli animali in modo molto preciso anche da altri lavori (McAlister AD et al, Can J Physiol Pharmacol  2004 Dec;82(12):1128-34). Infatti mentre la reintroduzione di cibo normalizza immediatamente la secrezione degli altri ormoni che stimolano l'appetito, l'NPY che in condizioni di metabolismo attivato viene immediatamente controllato proprio dalla assunzione di cibo, resta elevato, come a cercare di compensare gli effetti di una privazione alimentare che fa riecheggiare le "paure della età della pietra".

Ma l'età della pietra c'è anche ai giorni nostri, perchè i cromosomi dell'Homo sapiens sono esattamente gli stessi che ognuno di noi porta con sè.

Attenti quindi a saltare la prima colazione, e a trasformare in "caffè e biscotto" quel momento importantissimo della giornata. Si rischia di andare in giro per la strada con l'NPY elevato, e  di buttarsi a capofitto sulle pizze o sulle focacce che si vedono in vetrina, solo perchè il corpo ha paura di morire di fame, con il frigorifero a casa straripante di ogni delizia.