Sorpresa: l'aglio abbassa la pressione senza effetti collaterali


di Gabriele Piuri
01 Aprile 2015

L'ipertensione è uno dei fattori di rischio cardiovascolare più rilevanti e proprio per questo la ricerca biomedica investe ogni anno enormi risorse nella formulazione di molecole farmacologiche sempre più efficaci nel ridurre le pressione arteriosa, anche se molto spesso nuove soluzioni vengono dalla natura.

Uno studio interessante, pubblicato nel dicembre 2014 da un gruppo di ricercatori di Melbourne (Ried K et al. Potential of garlic (Allium sativum) in lowering high blood pressure: mechanisms of action and clinical relevance. Integr Blood Press Control 2014;7:71-82.), conferma che la supplementazione con aglio permette di ridurre fino a 10 mmHg la pressione massima e fino a 8 mmHg la pressione minima con un'efficacia paragonabile ai normali farmaci antipertensivi e senza interazioni pericolose con questi.

I composti solforati, come ad esempio l'Allilcisteina, responsabili dell'effetto benefico dell'aglio, contribuiscono a modulare la produzione di ossido nitrico a livello dell'endotelio dei vasi sanguigni inducendo un rilassamento della muscolatura liscia delle arterie che porta a una riduzione della pressione arteriosa.

L'aglio è da sempre conosciuto per le sue proprietà benefiche, ma prima di tutto è un ingrediente culinario fondamentale nella cucina mediterranea che deve spingere chi ha problemi di ipertensione a utilizzarlo con regolarità nella propria dieta.

La sua importanza a livello alimentare è testimoniata anche dal fatto che l'aglio è stato inserito tra le mascotte di Expo 2015.

Oltre che contro l'ipertensione l'aglio si è dimostrato un ottimo antiossidante ed è efficace come potente battericida e come afrodisiaco naturale, in particolare per il sesso maschile.

In commercio sono facilmente reperibili integratori alimentari inodori, utili per eliminare il fastidioso effetto olfattivo.

Se l'aglio rappresenta un aiuto a chi soffre di ipertensione, lo stile di vita lo è ancora di più.

Come ricordano i ricercatori di Melbourne l'obesità è uno dei fattori che possono incrementare la pressione arteriosa: studi recenti hanno dimostrato che nei pazienti obesi e ipertesi un calo poderale di 10 kg si accompagna a una riduzione dei valori di pressione fino a 20 mmHg.

Allo stesso modo 30 minuti di attività fisica moderata tutti i giorni riducono la pressione sistolica di oltre 5 mmHg.

Smettere di fumare, ridurre lo stress e dormire le giuste ore permettono di ridurre la colonnina di mercurio nel pazienti ipertesi di 10 mm.

Per finire, livelli ottimali di Vitamina D possono migliorare la pressione arteriosa di ulteriori 3-4 mmHg.

Nell'immediato è efficacissima anche la riduzione del consumo alimentare di sale, facendo attenzione non tanto al sale utilizzato per salare l'acqua di bollitura della pasta o per condire l'insalata, ma piuttosto al sale nascono in salumi, affettati, formaggi e prodotti da forno.

Ridurre effettivamente il consumo di cloruro di sodio al di sotto di 5 g al giorno permette nelle persone ipertese di ridurre la pressione arteriosa di ben oltre 10 mmHg.

L'ipertensione è una patologia multifattoriale e il suo trattamento deve tener conto di questo aspetto agendo contemporaneamente su diverse fronti per ottenere il massimo dei risultati.