Piccole allergie alimentari crescono...


di Attilio Speciani
02 Marzo 2011

Chi vive a contatto con i problemi della gente comune sente in modo molto vivo questo distacco tra la percezione di una relazione con gli aspetti alimentari del proprio malessere e la ostinata negazione da parte di certa scienza a riconoscerne l'esistenza. 

Le scoperte recenti relative alla identificazione del BAFF (B Cell Activating Factor) e al suo ruolo nel determinare le reazioni infiammatorie da cibo potrebbero consentire a molti medici di guardare all'alimentazione in modo più costruttivo.

La recente identificazione della analisi delle IgG come strumenti validi per la cura dell'emicrania in studi controllati, randomizzati e in doppio cieco, potrebbe consentire a medici con attitudine scientifica di guardare alle allergie alimentari ritardate e ai loro effetti con occhio più scientifico. Lo stesso vale per i test che le possono evidenziare aiutando il medico ed il paziente nella loro alleanza terapeutica verso la guarigione.

Un recente lavoro scientifico pubblicato sul JACI (rintracciabile, per gli iscritti, anche su Medscape) evidenzia la creescita delle visite e degli accessi ospedalieri in Pronto Soccorso per fenomeni allergici, che va ben oltre l'atteso (Clark S et al J Allergy Clin Immunol. 2010 Dec 15. [Epub ahead of print]). Significa che i casi di allergia alimentare sono ben più che raddoppiati dal 2001 al 2006, nel volgere di soli 5 anni, e che il trend è ancora decisamente evidente.

Qualcuno degli autori esprime una velata considerazione sul fatto che la dieta dei bambini potrebbe avere un ruolo in questo aumento. La maggior parte degli altri continua a ritenere che la comparsa di allergia alimentare sia un fenomeno dovuto a fattori diversi dalla dieta. 

Per questo parliamo di una ostinata preclusione alla verifica del ruolo alimentare nella salute. Purtroppo le infinite possibilità offerte alla medicina per intervenire nella prevenzione e nella cura di numerose patologie continuano ad essere tenute lontane dalla pratica clinica, con medici e ricercatori troppo spesso impegnati ad occuparsi solo dei farmaci da inventare ed usare per la cura delle malattie.