Frattura del femore e osteoporosi indotte dai farmaci per la pressione


di Attilio Speciani
05 Novembre 2012

Oggi quasi tutte le donne che hanno tra i 50 e i 60 anni consultano un medico per i problemi più diversi, avendo già fatto una MOC che le definisce osteopeniche se non osteoporotiche (grazie allo scorretto confronto con le ossa del giovane paracadutista sano maschio di 20 anni) e spesso prendendo una pillola per la pressione di cui spesso non ricordano neanche il nome, talmente è "normale" che ci sia una pillola da prendere anziché cercare delle soluzioni naturali a questo importante segnale dell'organismo.

Ora una serie di lavori scientifici recenti ha consentito di capire almeno due aspetti del legame tra frattura del femore e terapia antipertensiva (la pillola di cui prima).

Il primo è che esiste una azione diretta degli ACE inibitori (una classe di farmaci contro la pressione elevata) che sembrerebbe indurre una riduzione della durezza dell'osso in chi ne fa uso.

Il lavoro, pubblicato su Osteoporosis International nel 2012 ha confermato una significativa riduzione della durezza dell'osso in chi ne faccia uso per più di 4 anni (Kwok T et al, Osteoporos Int. 2012 Aug;23(8):2159-67. Epub 2011 Nov 12). Si tratta di nomi molto usati sul mercato, tra cui troviamo: Enapren, Blopress, Karvea, Tareg, oppure, se associati a diuretico, Hizaar, Losazide, Neolotan plus eccetera.

Il secondo aspetto è quello forse più "tragicomico" perché è semplicemente legato al fatto che una persona che inizia la terapia per la pressione alta, rischia, per un primo periodo, di avere la pressione fin troppo bassa o di avere delle oscillazioni importanti. Questo significa mancanza di equilibrio, cadute e fratture in netto aumento.

Si tratta di un ragionamento semplicemente di "buon senso" che pure spesso non è preso in considerazione. Questo vale un po' per tutti i farmaci antipertensivi e sulla stessa rivista un altro lavoro statunitense più recente ha definito questo stesso rischio ad esempio per i diuretici (Berry SD et al, Osteoporos Int. 2012 Jul 13. [Epub ahead of print]). 

Su questo tema Medscape ha riportato i risultati della recentissima conferenza annuale della American Society for Bone and Mineral Research (ASBMR) in cui un lavoro canadese, proposto dalla dottoressa Debra Butt ha confermato che gli ACE inibitori determinano un elevato rischio di caduta e di frattura nei primi periodi di utilizzazione.

Allora forse vale la pena di ricordare due cose: che il controllo dell'uso di cibi salati è la migliore arma preventiva nei confornti della pressione alta, e che l'approccio a queste terapie, se davvero necessarie, merita di essere fatto in modo morbido ed equilibrato, un po' più graduale di quanto di solito venga fatto.