Digiuno o abbuffata? Diete ipocaloriche e libere a confronto


di Michela Carola Speciani
21 Marzo 2013

La nuova tendenza in fatto di dietetica e dimagrimento è quella dell'alternare giorni di abbondante integrazione di cibo a giorni di ristrettezza calorica importante. L'ultima di queste diete viene dall'Inghilterra e si porta dietro una regola di cinque giorni di alimentazione importante alternati a due di ipocalorica.

Il fatto che una dieta di questo tipo stia, di fatto, permettendo il dimagrimento in maniera sostanzialmente efficace senza costringere a una ristrettezza calorica dannosa e prolungata, lascia spazio ad alcune riflessioni.

Passare da momenti di assunzione relativamente aumentata di cibo ad altri in cui la fame è invece diminuita - e di conseguenza c'è la tendenza a mangiare lievemente meno - è assolutamente fisiologico ed evidenzia generalmente un vissuto nutrizionale sereno e sensibile, che è in grado di leggere i segnali dell'organismo e che risponde alla necessità di ciascuno.

Il lato positivo di tale metodo alimentare sta nel fatto di lasciare almeno parziale libertà sull'assunzione di cibo (in cinque giorni, a fronte di due di controllo restrittivo) con conseguenze positive a livello sia psicologico (una dieta che possa essere vissuta in maniera serena è più semplice e da seguire e funziona meglio) che metabolico.

Ciò che viene sempre spiegato con perizia di calcolo e dettagli dai promulgatori delle diete ipocaloriche è il fatto che si debbano ridurre gli introiti perché, restando il metabolismo uguale, si andrà a consumare più di ciò che si fa entrare dovendo usare le proprie riserve di grasso per sopravvivere.

Il "piccolo" problema dell'equazione è che, quando si riducono le entrate, il metabolismo di noi sapiens-sapiens agisce come quello dell'uomo primitivo, e si riduce fino ad essere almeno un pezzetto più basso del valore di ciò che si inserisce.

Il risultato che si ottiene è quindi ben diverso dal dimagrimento: ci sarà una riduzione del peso grazie alla riduzione massiva della muscolatura, che invece servirebbe per perdere grasso, e un mantenimento ben saldo della riserva di grasso corporeo, dovuto alla "paura biochimica di morire di fame".

Il cibo è energia e l'energia è essenziale al vivere e al vivere bene. Il fatto che nei grandi obesi o nelle persone che vorrebbero dimagrire senza riuscirci ci sia uno squilibrio tra le entrate (il cibo) e le uscite (il consumo), dipende più dalla riduzione del metabolismo e quindi delle uscite stesse rispetto che all'aumento delle entrate.

La soluzione è quella di mantenere alto il metabolismo, di farlo crescere, dando all'organismo segnali di ricchezza (ad esempio la prima colazione abbondante) associati ad altri di stimolo metabolico (ad esempio l'attività fisica).

In parte questa nuova dieta 5:2 rispecchia le necessità metaboliche, lasciando libero l'introito di alimenti e facendo in modo che il metabolismo resti attivo nei giorni in cui si mangia in abbondanza, e riducendo gli introiti invece nei due giorni di intermezzo che potrebbero non essere sufficienti alla risposta di abbassamento metabolico sui muscoli e sui sistemi non strettamente vitali (gli ormoni sessuali ad esempio), permettendo invece una azione sulla riduzione del grasso.

Una dieta come questa quindi, in cui si lasci spazio al cibo e al mangiare rischia di essere e certamente è, migliore di qualsiasi dieta ipocalorica a sé stante. Si potrebbe dire quasi che la vera potenza di questa dieta potrebbe essere da ricercare più nei giorni in cui si mangi in maniera libera e magari abbondante, rispetto a quelli di privazione.

Una strada che lavori sull'equilibrio (e su un equilibrio sano, fatto di cibo e di mangiare) rappresenta certamente una scelta più sensata, se non altro in termini di gestione quotidiana, lasciando comunque lo spazio a ognuno per la propria individuale sensibilità.  

A ciascuno resta, il proprio percorso, e la possibilità, in ogni momento, di "aggiustare il colpo", scegliere una strada migliore e modificare la propria via. L'importante è che la strada sia salutare e fatta in maniera cosciente, serena, e con tutta l'"energia" che permetta di vivere bene.