Misurare l'infiammazione da cibo e attivare il metabolismo


di Attilio Speciani
03 Aprile 2014

L'infiammazione da cibo è ormai sempre di più una realtà anche e soprattutto dal punto di vista scientifico.

La possibilità di misurarla con metodi precisi e affidabili permette oggi di capire meglio il rapporto tra alimentazione e salute. Vi suggerisco di leggere una risposta che ha dato il dott. Gabriele Piuri proprio su questi temi e che è pubblicata in questi giorni sulla home page di Eurosalus.

BAFF e PAF sono le citochine più importanti per valutare l'infiammazione da cibo. Il dosaggio di queste due molecole infiammatorie è una misurazione di grande aiuto anche nella pratica clinica perché permette di avere una dato aggiuntivo e maggiormente oggettivo per valutare l'andamento della terapia.

Se BAFF e PAF ci danno un indice dell'infiammazione da cibo, il dosaggio e l'interpretazione delle IgG specificihe per i cibi permette di valutare le personali ipersensibilità alimentari e impostare una dieta di rotazione settimanale con l'obiettivo di ridurre l'infiammazione da cibo e recuperare la tolleranza immunologica.

Contro l'infiammazione da cibo è fondamentale dare al sistema immunitario i giusti segnali per fare (e magari rifare) amicizia con il cibo in una logica che rispecchia in tutto e per tutto lo svezzamento infantile e quindi con dei giorni di dieta in cui evitare gli alimenti a cui si è intolleranti e dei giorni in cui invece reinserili.

Ridurre l'infiammazione da cibo è il modo migliore per mettere l'organismo nelle condizioni migliori per funzionare e attivare il metabolismo, dando i giusti segnali per andare verso i proprio obiettivi.