Emicrania e mal di testa: sempre più stretto il rapporto con l'infiammazione da zuccheri e alimenti


di Attilio Speciani
22 Febbraio 2021

Roman Samborskyi / 123RF Archivio Fotografico

Esiste una notevole correlazione tra uso di frumento e glutine ed emicrania.

Nella pratica clinica del centro in cui lavoro, capita frequentemente di vedere persone affette da tiroidite, sindrome del colon irritabile ed emicrania e di rilevare che tutte e tre le condizioni hanno una base comune, legata ad una sensibilità al glutine di tipo non celiaco e il glutine non è certo l'unico alimento che potrebbe essere mangiato in eccesso o in modo ripetitivo. 

Parlando di glutine diventa possibile raccontare la storia della sua correlazione con l'emicrania, perché fin dal 2001, quando ancora non era stata definita la sensibilità al glutine “non-celiaca”, una ricerca britannica pubblicata sulla rivista Neurology aveva verificato in un gruppo di persone celiache che soffrivano anche di mal di testa, che questo era legato ad una lieve, ma persistente condizione di infiammazione dei tessuti nervosi (verificata con Risonanza Magnetica) e dipendeva strettamente dalla introduzione di sostanze alimentari contenenti glutine (Hadjivassiliou M et al, Neurology 2001 Feb 13;56(3):385-388).

Si apriva così una strada per la ricerca di sostanze infiammatorie che potessero esprimere questa infiammazione e dei buoni candidati erano BAFF, TNF-alfa e Istamina. Già Fabris, nel 2007 aveva identificato una iperproduzione di BAFF (una delle citochine che si identifica con i test di GEKLab) in persone che rispondevano al glutine, ma Lied nel 2010 capì per primo che BAFF cresceva anche nelle persone che avevano sintomi correlati all'uso eccessivo di latte, di lieviti o di altre sostanze alimentari. 

Quando emicrania e mal di testa sembrano non avere cause precise, lo studio della infiammazione da alimenti e da zuccheri può portare a capire finalmente l'origine del disturbo e contribuire alla sua soluzione.

BAFF e TNF-alfa sono due sostanze molto simili che fanno parte della stessa famiglia di citochine, condividendo numerose azioni, e tutte e due sono espresse ad esempio nella Sindrome del Colon Irritabile. Numerosi lavori, in letteratura, connettono l'emicrania con i livelli di TNF-alfa, come una ricerca iraniana pubblicata su Neurological Science o quella di ricercatori della Harvard Medical School e della John Hopkins University pubblicata su SAGE Journal nel 2019.

Mi riferisco, ovviamente a quelle forme di emicrania o di cefalea in cui sembra di non trovare una causa specifica attraverso le usuali analisi effettuate. L'infiammazione sistemica legata alla alimentazione e le caratteristiche della glicazione, legata all'uso degli zuccheri (glucosio e fruttosio) e delle sostanze assimilabili (come alcol e polioli) possono essere scarsamente evidenti, ma la glicazione è presente in quasi 2/3 delle forme infiammatorie non comprese immediatamente e questa conoscenza è molto recente perché è stata definita solo dal 2017.

La relazione tra disturbi intestinali e mal di testa è stata descritta molto efficacemente in una importante review pubblicata nel 2020 sul Journal of Headache and Pain mettendo in correlazione anche le possibili diverse citochine infiammatorie attivate che coinvolgono sia l'apparato digerente che il cervello. 

Nel nostro centro vediamo molto spesso ridursi frequenza e intensità dell'emicrania quando nei nostri pazienti trattiamo la colite o la sindrome del colon irritabile attraverso una personalizzazione della dieta. Quando cala l'infiammazione dovuta a alimenti e zuccheri si riducono allo stesso tempo i sintomi colitici e si riducono anche i fenomeni emicranici. Esiste spesso l'effetto opposto, che cioè si possa curare l'emicrania attraverso un piano nutrizionale personalizzato, per scoprire che anche la colite, di cui magari non si era fatto cenno durante la visita, trova un suo riequilibrio. 

I test che utilizziamo per capire i livelli di infiammazione e definire le scelte alimentari personalizzate (test PerMè, Recaller 2.0 e Permé screening) sono basati sulle ricerche scientifiche più recenti e, una volta percepita la interconnessione tra alimentazione, intestino, cervello, consentono di espandere questa connessione anche su altre malattie infiammatorie sistemiche come la fibromialgia, la dermatite atopica, le malattie autoimmuni, le differenti forme di artrite e tutte le patologie metaboliche. 

La strada è tracciata verso la conoscenza dei molti fattori che contribuiscono alla crescita dell'infiammazione nell'organismo e verso la consapevolezza che le scelte nutrizionali personalizzate che ne derivano possono controllare la progressione di molte malattie e aiutarne la guarigione.