Livello di soglia e allergie


di Redazione Eurosalus
19 Giugno 2005

In quasi tutti i fenomeni biologici si registra l'esistenza di un livello di soglia, e tuttavia, parlando di reazioni allergiche questo concetto appare a molti come rivoluzionario. Tanto che a questo tema verrà dedicato un workshop del Congresso mondiale di Allergologia, che si terrà a Monaco di Baviera alla fine di giugno, ed è la prima volta che questo avviene.

Nella pratica clinica il fatto che i fenomeni infiammatori si sommino l'uno all'altro è ben noto sia ai medici sia ai pazienti; la cosa interessante è che questo effetto cumulativo si verifica nello stesso modo anche per la maggior parte dei fenomeni immunologici e dei fenomeni allergici.

Studi recenti testimoniano infatti che l'allergia non dipende solo dalla reazione a una singola sostanza, ma dalla somma di molte piccole reazioni che aumentano il livello di infiammazione generale dell'organismo, predisponendolo cioè a ‘esplodere’ al contatto con sostanze anche solo lievemente irritanti. Una concezione che consente di interpretare l'allergia come un eccesso di difesa, piuttosto che come un difetto dell'organismo.

In questa concezione dell'allergologia, il livello di soglia non è altro che l'espressione della capacità umana di adattarsi. Una realtà clinica evidente, di cui lo staff di Eurosalus parla da moltissimi anni (sia attraverso articoli sia attraverso libri) spesso negata dal mondo della medicina convenzionale, ma che oggi incontra sempre maggiori livelli di accettazione anche nel mondo accademico.

È importante ricordare che secondo questa visione concettuale, l'allergia non è mai un meccanismo on-off (che c'è o non c'è), ma è invece un meccanismo estremamente modulato, che è sempre presente, e che può stare al di sopra o al di sotto di un livello di soglia individuale. Questo vale per tutti i fenomeni allergici ‘classici’: rinite, asma, dermatite, orticaria, diarrea, congiuntivite, ecc.

Ciascun individuo infatti, pur essendo allergico e intollerante a tutto, può tuttavia mantenere un controllo sulla propria reattività attraverso un meccanismo attivo. Quando una persona diventa clinicamente allergica (cioè manifesta dei segnali di allergia o di intolleranza), lo fa perché ha superato il livello di soglia della propria capacità di adattamento. Non serve allora prendersela solo con i “pollini cattivi” o con il “latte diventato tossico”, ma bisogna considerare cosa sia avvenuto in quell'organismo, e aiutarlo a ricreare tolleranza, sia attraverso una eventuale iposensibilizzazione, sia eventualmente attraverso strumenti indiretti come l'uso di alcuni minerali.

Raramente gli allergologi spiegano ai propri pazienti perché, pur risultando allergici a moltissimi pollini (per esempio con il Prick test), soffrano di rinite o di asma solo tra agosto e settembre, o solo tra maggio e giugno, o a volte non ne soffrono affatto. Questo è dovuto al fatto che ogni organismo umano ha la possibilità di adattarsi alle circostanze avverse che incontra: pollini, freddo, caldo, inquinamento, acari della polvere, farmaci e alimenti.

Così avviene spesso che una persona, pur in presenza di IgE verso una certa sostanza non sviluppi allergia quando entra in contatto con quello specifico allergene.
È anche grazie a questo fenomeno che non possiamo più considerare la terapia di un’allergia come qualcosa di mirato esclusivamente contro l'allergene, ma piuttosto all'organismo intero. Si può cioè pensare di rieducare un organismo a controllare le reazioni allergiche riportandole all'interno della sua capacità di tolleranza, trovando quella ‘valvola di scarico’ che consente alla pentola a pressione di non scoppiare, ma anzi di eliminare gradualmente tutto il vapore prodotto senza fare male a nessuno.

Nel primo pomeriggio di mercoledì 29 giugno (2005), presso il Congresso Mondiale di Allergologia che si terrà a Monaco di Baviera, la statunitense Susan Hefle, il tedesco Stephan Vieths e le francesi Denise-Anne Moneret-Vautrin e Fabienne Rancé, discuteranno del concetto di livello di soglia, e della sua importanza in ambito clinico.

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