C’è chi dice no


di Francesca Speciani - Counselor
03 Maggio 2012

DOMANDA

Sono sempre pronta ad aiutare gli altri, anche quando mi tocca lasciare in sospeso altre cose importanti a cui mi sto dedicando. Ho imparato molto presto a essere gentile, però forse c’è qualcosa che non va. Mi sento sempre indietro sulle cose da fare e, di recente, un’amica mi ha fatto notare che me ne lamento in continuazione.

RISPOSTA

Cara lettrice,
cosa potrebbe succedere se dicessi ‘no’ a qualcuno che ti chiede un favore? Non è una domanda retorica: prova a rispondere ed esamina con attenzione le tue risposte. Poi verifica se le tue paure sono realistiche. Essere gentili è sicuramente vantaggioso per la nostra immagine sociale, e se fin da piccoli abbiamo apprezzato i vantaggi che comporta, capita spesso di continuare a utilizzare la stessa strategia anche quando risulta palesemente fallimentare per conseguire gli obiettivi di oggi.

Un cambio di strategia richiede in primo luogo di fermarci a riflettere sulle nostre finalità. Se l’obiettivo è ricevere conferme dagli altri che siamo persone piacevoli, forse è perché – dentro – non siamo così convinti di esserlo. In questo caso, vale la pena di cominciare a essere prima di tutto più gentili verso noi stessi.

Occuparci dei problemi di chi ci è vicino è anche un modo brillante per evitare di occuparci dei nostri. Se questo ti suona familiare, chiediti se le ‘cose da fare’ sono cose che ‘vuoi fare’ davvero. Se non lo sono, comincia a depennarle dal tuo elenco, e avrai meno bisogno di perdere tempo per evitarle. Ricorda che dire sì a qualcosa che non vogliamo implica necessariamente un no a qualcos’altro, qualcosa che forse vogliamo. Questa è la natura delle scelte. Se non sono capace di dire no alla vicina che mi attacca un noiosissimo bottone davanti al portone, forse non mi rendo conto che sto dicendo no a mio figlio che mi aspetta a casa e ha qualcosa di importante da raccontarmi.

Ma se – per far fronte a tutte le richieste esterne – rinunciamo più ai piaceri che ai doveri, forse è perché crediamo di non meritarceli. Quando siamo sempre bravi, simpatici e disponibili verso gli altri, la nostra immagine sociale cresce a discapito dell’immagine che abbiamo di noi stessi. Se sono ‘buona’ solo quando faccio qualcosa per gli altri, come potrò mai credere di piacere agli altri esattamente come sono, anche col mio sano egoismo e quel po’ di naturale cattiveria? Continuare a dare agli altri invece che a noi stessi non fa che alimentare questa idea di valere solo per le nostre buone azioni invece che come esseri umani.

Inoltre alimenta l’idea di essere in credito. Prova, di tanto in tanto, a chiedere un favore a qualcuno e osserva come ti senti se, per una volta, sei tu quella ‘in debito’ (l'esempio di Allison Hunt può essere d'aiuto). Come esercizio aggiuntivo, puoi cominciare a utilizzare il tempo risparmiato per fare qualcosa per te stessa. Non dare per scontato che ci riuscirai subito… probabilmente ci vorrà un po’ di esercizio.

Poi, visto che a tutti non possiamo piacere, scegli le persone a cui vuoi davvero dedicare il tuo tempo e comincia a dire ‘no’ agli altri. Se ti sembra impossibile, parti da una situazione facile, e fallo gentilmente. Osserva cosa succede. E’ cascato il mondo? Hai rovinato per sempre il rapporto con un collega? Procedi per tentativi, soprattutto cercando di non accompagnare i tuoi no con troppe giustificazioni (le lunghe spiegazioni non sono solo un altro modo di perdere tempo, ma anche un’occasione sprecata di osservare come ti senti quando opponi un rifiuto), e un po’ alla volta riuscirai trovare tempo per te stessa e per le cose importanti.

Se tuttavia ogni ‘no’ fa emergere un forte senso di colpa, e ogni volta che dedichi del tempo a te stessa ti senti egoista, il problema forse è più profondo. Un aiuto professionale, in questo caso, potrebbe favorire quel cambiamento necessario per tornare a essere padrona della tua vita.

Dato che l’area dei confini tra noi e gli altri è una fedele rappresentazione, sul piano emotivo, di ciò che avviene nel nostro sistema immunitario (che tra l’altro è fortemente influenzato dai nostri stati emotivi), imparare a mettere un limite alle invasioni esterne può avere un impatto significativo anche sulle nostre difese fisiche. Un motivo in più per dire ‘no’ a chi ci chiede un piacere, proprio come diciamo ‘no’ a un cibo che ci fa male. Col tempo e con l’esercizio, potresti scoprire anche la soddisfazione e il piacere di non essere troppo buona. Ricorda che, come cita il titolo di un libro famosissimo, Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto!