Braccio di Ferro in aiuto delle mamme


di Francesca Speciani
31 Luglio 2008

Il ruolo della donna nella crescita dei figli è comunemente considerato di primaria importanza da millenni, ovvero da quando l'uomo usciva per trovare il cibo da portare a colei che lo cucinasse per offrirlo a tutta la famiglia.

L'attenzione verso l'alimentazione del figlio inizia durante la gravidanza quando la futura madre controlla l'alimentazione per il bene della crescita del bambino per poi donare il nutrimento con il proprio latte senza riserve.

Già dal momento della gestazione quindi la donna inizia il difficile percorso che la farà sentire una buona madre se sarà stata capace di nutrirsi al meglio e allattare il proprio figlio o una cattiva madre se non avrà avuto sufficiente autocontrollo durante la gestazione o non abbia potuto o voluto allattare il proprio pargolo.

L'influenza dei media in questo campo non sta di certo aiutando a vivere serenamente le scelte individuali di ciascuna donna. Se consideriamo poi il fatto che ad oggi è ancora la donna che nella maggioranza dei casi si occupa della spesa e cucina per la famiglia intera, è ancora più evidente quanto il nostro gusto sia fortemente legato a quello di nostra madre, indipendentemente dal fatto che sia stata una grande cuoca o solo una che sapesse acquistare cibi pronti da mettere in tavola.

Già da bambini infatti siamo influenzati da ciò che troviamo in casa nella dispensa per merenda e da quello che mangiamo quotidianamente; il nostro gusto si formerà in base alle nostre esperienze e più chi cucina per noi è una brava cuoca meglio sarà per il nostro futuro che avrà orizzonti di gusto molto più ampi.

Sembra infatti che i bambini che abbiano avuto la possibilità di assaggiare gusti diversi dall'inizio dello svezzamento ai due anni circa di età, saranno più aperti verso i nuovi sapori negli anni successivi quando, finito il periodo in cui tutto è buono per essere portato alla bocca, inizia quello dello sviluppo del proprio gusto e del rifiuto di alcuni cibi.

E qui entra in gioco anche il progetto denominato Braccio di Ferro che ha aiutato alcuni ricercatori a capire come alcuni bambini a differenza di altri siano riusciti ad accettare come positivi dei cibi sani quali verdure, pesce, frutta.

Molti bambini erano propensi ad accettare cibi sani perché erano stati abituati al gusto dalle proprie famiglie, ma ci si accorse che spesso questo obiettivo era stato raggiunto con l'aiuto determinante dato dai benefici che venivano spiegati loro dalle mamme e che erano appaganti per i loro bisogni.

Da qui il "mangia gli spinaci che ti fanno diventare forte come Braccio di Ferro" o "mangia le carote che ti fanno bene alla vista" o addirittura alcuni bambini di un asilo iniziarono a mangiare i broccoli dopo che una madre con ampia fantasia riuscì a convincere i suoi gemelli che i broccoli fossero alberi preistorici in miniatura e che loro quindi potessero essere dei dinosauri che ne addentavano i rami.

Il ruolo della figura preponderante in famiglia sul cibo è assai complesso perché influenza spesso anche la sfera emotiva che nulla sembra possa avere in comune con il cibo. Alcune volte si rischia di sforare nel ricatto, assai usato per raggiungere obiettivi che nulla hanno a che vedere con l'alimentazione tipo "se fai i compiti avrai il gelato" o "comportati bene e alla fine avrai la caramella" .

Questo sta portando sempre più nel tempo i nostri bambini a reagire ed esprimere la loro rabbia partendo dal mangiare anziché dai comportamenti, quale risposta a queste richieste che hanno fatto sentire il cibo non solo come nutrimento valido per la crescita ma come importante strumento di controllo della loro vita.

Rivalutiamo quindi Braccio di Ferro, ma cerchiamo di non controllare i comportamenti dei nostri figli usando il cibo: otterremo il medesimo risultato con altri mezzi senza intaccare l'equilibrio alimentare che è già assai precario e che potrebbe sfociare in problematiche molto complesse.