Fosforo batte mercurio: il pesce e gli Omega 3 fanno bene ai nascituri


di Redazione Eurosalus
25 Febbraio 2007

Si direbbe che da qualche tempo il mondo conosca allarmi di due tipi: gli allarmi mancati e i falsi allarmi. Quelli che dovevano essere dati e - ohimé - non lo furono (ad esempio: attentati tragicamente riusciti) e quelli che spaventano milioni di esseri umani senza motivo (ad esempio: attentati o presenza di armi annunciati dai servizi segreti ma mai progettati da nessun terrorista). Mancano all'appello gli allarmi del terzo tipo, i soli che avrebbero diritto di esistenza: quelli giustificati.

Così è anche, sempre più spesso, in tema di salute: mancati allarmi sui rischi connessi all'assunzione di certi farmaci (Vioxx fra i primi), falsi allarmi legati al consumo di certi alimenti. A volte questi ultimi vengono smentiti da una ricerca seria e obiettiva, come nel caso di cui qui intendiamo occuparci.

Nel 2004 due importanti agenzie governative americane, la EPA - Environmental Protection Administration e la FDA - Food and Drug Administration, entrambe attive nel settore sanitario, emisero un parere, nel quale si suggeriva autorevolmente alle donne in stato di gravidanza di non mangiare se non limitate quantità di pesce (non più di 12 once, pari a 340 grammi, la settimana). Questo a causa del rischio di avvelenamento da mercurio.

La rivista inglese The Lancet, il cui nome è stato un po' offuscato dai traffici d'armi del suo gruppo proprietario ma il cui prestigio scientifico è tuttora immenso, pubblica ora un articolo (JR Hibbeln et al, Lancet 2007, 17 Feb, 369:578-585) che contraddice apertamente queste allarmistiche indicazioni.

È utile ricordare che in quel periodo in molte nazioni esistevano ancora dei blocchi alla commercializzazione di alcuni tagli di carne bovina, a causa di qualche residuo allarme sulla Mucca Pazza, e che comunque qualsiasi limitazione all'uso delle carni bovine è svanita come neve al sole all'approssimarsi (allarme falso o giustificato?) della influenza aviaria e delle insane paure instillate nei consumatori.

Lo studio relativo al pesce invece (una documentatissima ricerca di lungo periodo) è stato condotto su una popolazione di quasi 12.000 donne di Bristol, città litoranea dell'Inghilterra, diventate madri in un arco di tempo di circa un anno e mezzo (tra aprile 1991 e dicembre 1992). A  un'accurata raccolta di dati informativi sull'alimentazione delle gestanti ha fatto seguito, negli anni successivi, un controllo altrettanto accurato dei risultati ottenuti dai loro bambini, nelle varie fasi dello sviluppo, nei test d'intelligenza e di valutazione del grado di apprendimento e di socializzazione.

Con percentuali abbastanza significative da giustificare la pubblicazione del loro studio sul Lancet, i ricercatori hanno potuto osservare che le prove più mediocri (i casi di sviluppo non ottimale) tendono a concentrarsi nel gruppo di bambini le cui madri avevano, nel periodo della gravidanza, mangiato quantità di pesce più modeste. Al contrario le madri che avevano consumato abitualmente più dei fatidici 340 grammi di pesce a settimana hanno maggiori probabilità di aver dato alla luce bambini più brillanti.

Sono dati che confermano l'importanza, peraltro già ben nota, di una dieta ricca di acidi grassi omega 3 nel favorire lo sviluppo cognitivo nel corso dell'infanzia e dell'adolescenza. I benefici del mangiar pesce, le cui carni contengono in abbondanza questi composti, superano insomma largamente i rischi (al momento ben poco significativi) di avvelenamento da mercurio.

Si resta perplessi anche perchè a fronte di una importante gamma di inquinanti ambientali che determinano l'aumento del Mercurio nell'atmosfera, la presa di posizione americana, lungi dal farsi carico ad esempio di una attuazione del protocollo di Kioto, ha pesantemente rimarcato la presenza di mercurio nel pesce, evitando ad esempio anche solo di sfiorare l'ormai documentato problema della amalgama dentale.

Debitamente informate dei risultati dello studio, né l'EPA né la FDA hanno ritenuto di modificare le proprie direttive. Continuano imperterrite ad ammonire: Mercurio! Mercurio!

Il perché non è del tutto chiaro, ma una ragione certo ci sarà: non per niente Mercurio è il dio del commercio.

di Ezio Sinigaglia