Fast food, una scelta consapevole


di Michela Carola Speciani
03 Gennaio 2012

Il 19 dicembre del 2011 appare sul New York Times una notizia decisamente interessante. Gli Stati Uniti d’America sono tra le popolazioni più sensibili alle dinamiche che portano all’obesità, all’ipertensione e alle patologie correlate. A Loma Linda, che si trova ad est di Los Angeles nei giorni scorsi è scoppiata la discussione: aprire o non aprire il primo Fast Food Restaurant della città?

Un paio di settimane prima, infatti, il consiglio cittadino ha dato l’autorizzazione per l’apertura del primo McDonald’s e ciò lascia sconcertato il resto della popolazione, che si preoccupa della salute dei propri figli e non solo. Sembra sia una questione di comodità: se c’è un ristorante di quel tipo nelle vicinanze, sarà comodo prima o poi passarci. Tale dinamica sarà invece assente laddove manchi il servizio stesso.

Già a inizio 2011 era stata vietata la costruzione di nuovi ristoranti fast food nell’area sud di Los Angeles, la parte della città maggiormente soggetta ad obesità, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. In un anno di restrizione, il distretto ha visto sorgere il primo nuovo supermercato negli ultimi 10 anni. Loma Linda è sempre stata una città particolare: l’età media di morte della popolazione andava ben oltre gli 80 anni, rendendo la città una delle più longeve d’America. Numerosi studiosi hanno osservato le abitudini dei cittadini tentando di estrarne una regola. Se da una parte la maggioranza della popolazione si dichiara vegetariana o vegana (dinamica legata alle scelte religiose della città in questione), la vera chiave di volta e ciò che solo Loma Linda ha sempre garantito era la “semplicità assoluta” nel fare scelte alimentari che andassero dalla stessa parte della salute.

“A Loma Linda non c’è nemmeno bisogno di pensare di voler agire in maniera salutare, è la scelta naturale” spiega Dan Buettner, autore ed esperto di vivere in maniera sana, che identifica la città come uno dei quattro luoghi nel mondo con un’alta concentrazione di persone che vivono oltre i cent’anni. “Più o meno tutti facciamo scelte poco salutari una volta ogni tanto” fa notare Wayne Dysinger, medico e professore di sanità pubblica nel dipartimento di medicina preventive della scuola di Medicina Dell’Università di Loma Linda. “Il punto è quanto possa essere utile rendere più semplice un comportamento che è noto essere poco costruttivo”.

Così da un lato si trova la libertà di scegliere la propria strada autonomamente, dall’altro la tutela della salute dei propri cittadini da parte dello Stato o, in questo caso, del consiglio cittadino. Secondo il dottor Ellsworth Wareham, 97 anni, che ha smesso di praticare come chirurgo appena due anni fa, all’età di 95 anni, la libertà di fare le proprie scelte è parte del “Grande Sistema Americano”.

Se tale osservazione possa o meno essere costruttiva, è un argomento che lascia spazio al dibattito. Una cosa è certa: fare una scelta sana può essere una imposizione naturale o una scelta che necessita di precisa volontà. Ma se tutti scegliessero nella maniera più sana, forse non ci sarebbe neanche più bisogno di aprire un ristorante di tipo Fast Food. Il punto fondamentale è quanto bene o male si desidera che la popolazione possa continuare o cominciare a farsi.