Il burro che protegge dal diabete


di Michela Carola Speciani
16 Ottobre 2018

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Tanto di quanto si pensava di sapere sui grassi sta cambiando e sempre più, la tendenza (spinta dall'evidenza scientifica crescente) è quella di lasciare più spazio ai grassi anche saturi nella dieta, considerandoli sempre più uno strumento di salute e benessere.

Le conferme sono sempre maggiori: meglio lasciare l'insipido latte scremato sulla mensola del supermercato, preferendo gioiosamente il suo corrispettivo intero.

L'ultimo studio in proposito riguarda la presenza in circolo di alcuni acidi grassi che sono stati utilizzati come marcatori dell'utilizzo di grassi provenienti da latticini.

Lo studio, che ha testato la presenza nel sangue di acidi grassi 15:0, 17:0 e t16:1n7, ha evidenziato come livelli più alti risultino protettivi sullo sviluppo di diabete di tipo 2 (quello legato all’eccessivo consumo di zuccheri per intenderci). Chi aveva nel sangue più di questi acidi grassi ha avuto negli anni di analisi una probabilità ridotta di andare incontro a diabete. L'associazione protettiva (in particolare coi livelli circolanti degli acidi grassi di tipo 15:0 e 17:0) è stata più potente nelle donne che negli uomini.

L'analisi, pubblicata su PlosMedicine, ha tenuto conto dei dati risultanti da 16 studi di coorte differenti, in 12 diversi paesi, coinvolgendo un totale di 63.682 persone con più di 18 anni e senza diabete all'inizio delle indagini.

Se ulteriori conferme saranno comunque necessarie e gradite, il mondo della nutrizione continua ad andare verso una riammissione serena dei grassi saturi nella dieta e, quindi, anche verso la gioia di avere latticini “interi” sulle nostre tavole, anche a favore della nostra salute.

Bibliografia essenziale