Il cioccolato fa dimagrire?


di Michela Carola Speciani
29 Marzo 2012

Il cioccolato fa dimagrire? La notizia è apparsa su BBC News ed è subito stata ripresa dal Corriere della Sera: il cioccolato assunto con maggiore frequenza e regolarità sarebbe predisponente nei confronti di un indice di massa corporea più basso, indipendentemente dall’aumento o dalla diminuzione del grado di attività fisica giornaliera e settimanale. Com’è possibile?

Sia sul Corriere sia nella ricerca stessa, pubblicata su Archives of Internal Medicine, l’effetto viene possibilmente correlato alla presenza tra i componenti dell’alimento di catechine, connesse a loro volta col metabolismo lipidico e col consumo di grassi. Sul quotidiano milanese Andrea Ghiselli, ricercatore del’INRAN (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione), osserva correttamente che tuttavia il cioccolato normalmente fruibile dalla popolazione possiede livelli bassissimi di catechine (meglio reperibili in alimenti quali frutta, verdura e tè verde), a favore invece di quantità ingenti di zuccheri. È anche vero che nello studio in questione, che vede correlato il consumo di cioccolato con un più basso BMI (Indice di Massa Corporea) indipendentemente dal suo contenuto di zuccheri o grassi e anche dalle quantità assunte, l’analisi è stata fatta su persone fondamentalmente normali che compilavano in maniera retrospettiva (sulla base dei propri ricordi) questionari con domande di carattere alimentare e nutrizionale.

Quello utilizzato dalle persone osservate era quindi cioccolato di tipo comunemente reperibile e fruibile dalla popolazione, quindi probabilmente con bassi livelli di catechine presenti. Si ritorna quindi alla domanda: com’è possibile che la frequenza di fruizione del cioccolato sia correlata a un minor indice di massa corporea? Ci si chieda dunque chi sia ad assumere cioccolato e perché. Il cioccolato è per cultura diventato, almeno nel contesto di stampo occidentale, l’alimento per antonomasia simbolo di trasgressione. Per una grande fetta di popolazione, tendenzialmente, tale consumo sarebbe quindi limitato a specifiche occasioni, tristi o felici che siano, con utilizzo abbondante o ridotto che sia, e comunque fondamentalmente sporadico (altrimenti che trasgressione è?).

Sarebbe a questo punto altrettanto possibile che chi fa del cioccolato un uso regolare, lo abbia inserito, sempre indipendentemente dalle quantità, in un contesto di maggiore equilibrio personale, fondato più che per altri sull’ascolto della propria fisiologia e delle proprie personali necessità. Una persona di questo tipo, e che per queste caratteristiche mangia cioccolato in maniera regolare, sarà potenzialmente più disposta a fare del cibo uno strumento di nutrimento e di fruizione energetica e funzionale piuttosto che una pratica nevrotica.

Oggi è ben noto il fatto che una dieta ipocalorica e restrittiva sia assolutamente inutile e anzi spesso dannosa ai fini di un buon dimagrimento e anche del mantenimento di un buono stato di salute. Le necessità alimentari e nutrizionali sono differenti per ciascuno e vanno inserite in un contesto personale e specifico, che talvolta non fa altro che stimolare un ascolto già fisiologicamente presente delle proprie necessità. Tali necessità sono infatti perfettamente regolabili a livello intrinseco nel momento in cui i sistemi siano messi nelle condizioni di rispondere correttamente ai segnali che riceve. Una persona che consuma cioccolato in maniera regolare è probabilmente e potenzialmente anche una persona che è riuscita ad uscire dalle imposizioni societarie, e mangia quello di cui veramente ha voglia nel momento in cui ne ha voglia, inserendosi con maggiori possibilità in un contesto di ascolto fisiologico reale, in assenza di costrizioni particolari e che rischiano di diventare fuorvianti.

Ecco l’importanza di essere flessibili, di godere del proprio personale gusto e della propria personale esistenza, qualunque sia lo stile alimentare che si stia seguendo. Una persona che sta bene è una persona in equilibrio, per la quale anche una piccola trasgressione quale un dessert smette di essere tale all’interno di un contesto di sano piacere e di fisiologico ascolto.