Bevande zuccherate: New York contro Bloomberg


di Michela Carola Speciani
14 Giugno 2012

New York si è messa in corsa per far raggiungere al proprio distretto lo stesso livello salutistico della California. Il sindaco Michael Bloomberg ha disposto affinché su tutti i menù dei fast food vengano specificate le calorie presenti, e ha detto basta al fumo nei locali pubblici. La sua ultima decisione è stata quella di bandire le tipiche bibite zuccherate dolci se servite in calici da 16 once (circa mezzo litro) o più.

La decisione del sindaco è stata dettata dalla volontà di ridurre la porzione di bibita dolce effettivamente consumata dall’americano medio. Diversi studi scientifici mostrano effettivamente come la dimensione del piatto abbia un ruolo nella quantità di cibo consumato dall’utente; l’osservazione di Bloomberg ha quindi le sue basi forti e sensate.

Non tutti però sono d’accordo con la scelta e sembra che più della metà dei newyorkesi (secondo un sondaggio dell'emittente NY1) al momento non si trovi favorevole alla normativa. Probabilmente ogni abitudine nel momento in cui sia destabilizzata, crea un minimo di scompiglio in chi stia vivendo il cambiamento. È anche vero che spesso si tratta di momenti di sola transizione e che la base salutistica su cui si fonda la proposta del sindaco riveste un’importanza fondamentale nella protezione dei cittadini e nel supporto degli stessi. Se infatti la libera scelta di poter bere più di 16 once di bibita zuccherata resta presente per ciascuno, sarà necessario pensarci e volerlo veramente.

Cosa significa mezzo litro di bibita zuccherata dal punto di vista biochimico e fisiopatologico? Gli zuccheri normalmente presenti nel sangue vanno da 0.6 g per dl di sangue a digiuno a 1.5 g per dl a due ore dal pasto. Considerando cinque litri di sangue che è circa la quantità posseduta da ciascuno, si ottiene una quantità di zuccheri normalmente presenti nel sangue totale che va da un minimo di 30g a un massimo di 75g. Una normale bibita zuccherata contiene circa 10 grammi di zuccheri per 100 ml di prodotto. Già moltiplicato per una normale lattina (330 ml), il contenuto zuccherino supera quello normalmente presente nel sangue a digiuno. Tali calcoli danno l’idea di quanto cataclismatico sia l’utilizzo di una lattina “normale” per un organismo che non è fisiologicamente abituato a gestire una tale quantità di zuccheri. I risultati vanno peggiorando man mano che la quantità ingerita aumenta.

Quando c’è tutto questo zucchero nel sangue, oltre agli effetti prodotti dall’insulina che resta in circolo, e dall’ipoglicemia reattiva che solitamente si sviluppa a partire dal picco glicemico indotto dalla grande quantità di zucchero, ci sono gli effetti diretti dati dalla glicazione delle macromolecole dall’emoglobina ai lipidi (lo zucchero va ad appiccicarsi sulle molecole essenziali al funzionamento dell’organismo alterandone la funzione). Tale atteggiamento molecolare predispone, tra le altre cose, al danno vascolare e alla patologia cardiovascolare.

Nulla da dire quindi, dal punto di vista della salute, al nuovo sindaco di New York. Probabilmente con la necessità di informare un pochino meglio i diretti interessati sul perché di una simile scelta gestionale.