Diete, pro e contro: la dieta Scarsdale

23 Marzo 2012
Diete, pro e contro: la dieta Scarsdale

Com’è consuetudine da qualche settimana, il venerdì è il giorno in cui Eurosalus si dedica all’analisi dei vantaggi e degli svantaggi di un regime dietetico. Oggi ci concentrtiamo sulla dieta Scarsdale, inventata dal cardiologo americano Herman Tarnover negli anni ’70. Un metodo che promette la perdita di 10 kg in sole due settimane.

Si tratta di un regime ipocalorico e iperproteico, che prevede una fortissima riduzione dell’apporto di carboidrati (la quantità di proteine arriva addirittura al 43% del totale dei nutrienti assunti), e un’eliminazione quasi totale dei grassi aggiunti.

La prima fase dura due settimane (di più non potrebbe durare senza compromettere la salute di chi la segue): si assumono solo 1.000 kcal distribuite tra proteine (43%), grassi (22,5%) e carboidrati (34,5%). Inoltre grandi quantità di tè, caffè (senza zucchero) e acqua devono essere assunti durante la giornata.

La seconda fase (mantenimento) può avere durata variabile in base alle proprie esigenze e prevede la scelta degli alimenti in base a diversi criteri: è caratterizzata comunque dallo scarso apporto di zuccheri. Sono vietati, infatti, dolci, amidi, legumi (tranne la soia), latticini, carni e condimenti grassi.

I 14 giorni di “inferno” devono essere ripresi quando si constata di essere cresciuti di altri 2 kg, e ciò fa capire come una dieta squilibrante non porti mai a risultati stabili e duraturi.

 

È una dieta fortemente squilibrante, che può essere indicata solo per correggere situazioni gravi di pazienti in attesa di intervento chirurgico, in forte sovrappeso (e infatti è nata per questo scopo).

Che sia usata correntemente da molte persone per “tamponare” mangiate esagerate o periodi di festa in cui si è ecceduto con il cibo, è assolutamente inaccettabile.

È una dieta fortemente ipocalorica e iperproteica. Ciò significa che l’organismo abbassa in modo grave il suo metabolismo, con rallentamento di tutte le sue funzioni vitali.

L’effetto però è mentalmente compensato dall’attività antifame e termogenetica di una così elevata quantità di proteine assunta. Fegato e reni devono sottoporsi ad un superlavoro inaccettabile, e se i 14 giorni di dieta rigida vengono ripetuti troppo spesso, possono anche instaurarsi danni permanenti, uricemia e altri sintomi da autointossicazione alimentare.

Se a tutto questo si aggiungono le carenze nutritive in termini di carboidrati, sali, vitamine e fibre, si capisce perché nessun medico dotato di buon senso possa a cuor leggero consigliare questo tipo di dieta.