Antibiotici spesso inutili, ma molti medici li prescrivono per abitudine


di Attilio Speciani
11 Aprile 2001

Cambiare i comportamenti non è solo un imperativo categorico per chi vuole guarire dalle malattie croniche: dovrebbe diventare un obbligo in campo medico, quando si scopre che molte prescrizioni, anziché essere fatte secondo scienza e coscienza, sono fatte solo per abitudine.

Uno studio belga sulle prescrizioni in corso di infezioni nasali, sinusiti e simili rileva che l'uso del farmaco è legato soprattutto alla abitudine del medico a somministrare antibiotici.

Non dipende cioè da un dato clinico (sinusite più o meno grave, febbre o altro), ma solo dalle abitudini del medico.

Contemporaneamente uno studio USA rileva che in caso di infezione nasale, la percentuale di guarigione ed i tempi per ottenerla sono identici sia prendendo che evitando questi faramaci. Ma chi non prende antibiotici sta molto meglio ed evita gli effetti collaterali.

Se stessimo parlando di come ciascuno coltiva il proprio giardino, la libertà dovrebbe essere la regola. Se però si parla della possibilità che in futuro nessun antibiotico abbia più la possibilità di funzionare, si ha il dovere di pensare che a parità di risultati terapeutici si scelga la terapia individualmente e socialmente meno dannosa.

Lo studio belga (Fam Pract 2001 Apr; 18(2)209-13) si affianca comunque allo studio statunitense in pubblicazione sul numero attuale di Pediatrics, che ripropone delle domande inquietanti.

Se è vero che in questi casi la risposta terapeutica agli antibiotici è scarsa o nulla, e che le terapie dolci possono invece dare dei vantaggi, dovrebbe essere proposto l'uso in prima battuta delle terapie dolci, usando eventualmente la terapia antibiotica come rinforzo in casi più difficili.