A ciascuno la sua musica: per migliorare la propria resa stimoli diversi per ogni persona


di Redazione Eurosalus
27 Febbraio 2007

«Scegli la musica giusta e la tua performance sportiva migliorerà fino al 20%» questa, in sintesi, è la tesi del Dr. Costas Karageorghis, psicologo del movimento alla Brune University di Londra, nel suo studio sulla correlazione tra attività fisica e musica.

La ricerca, basata sul Brunel Music Rating Inventory (BMRI), un'invenzione dello stesso Dr. Karageorghis, mostra come ognuno di noi abbia “la sua musica”, quella capace di aumentare il proprio rendimento sportivo. Un esempio? James Cracknell, campione olimpico inglese di canottaggio, si prepara alla perfezione per una gara con l'album Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers..

In particolare la ricerca (Simpson SD et al, J Sports Sci  2006 Oct;24(10):1095-102) del Dr. Karageorghis ha evidenziato quattro punti:

1: La musica può focalizzare l’attenzione e distogliere la mente dalla sensazione di fatica
2: La musica può essere utilizzata come stimolo per gli allenamenti più duri o come sedativo per i momenti di ansia e nervosismo
3: Sincronizzare il ritmo di lavoro con quello della musica serve a dare il giusto tempo ai movimenti e a prolungare la performance
4: La musica può migliorare l’acquisizione dei movimenti e creare l’ambiente giusto per imparararne di nuovi

«Come l’associazione tra il primo amore e una canzone può essere molto forte, così il collegamento tra la musica e il livello delle prestazioni atletiche può diventare imprescindibile» spiega lo studioso inglese.

La curiosità che emerge dalla ricerca è che in realtà non esiste una compilation ideale di musiche adatte allo sport, al contrario, è  tutto molto soggettivo. Chi corre sul tapis roulant dovrebbe apprezzare un ritmo più incalzante e chi fa i pesi, invece, dovrebbe preferire una melodia più soft, ma imporre un’unica musica ad alto volume in una palestra può essere davvero controproducente.

Basti pensare che per ottenere un’ottima performance con una intensità pari all’85% della frequenza cardiaca, nello studio hanno funzionato allo stesso modo sia The Blues Brothers con Everybody Needs Somebody, sia Rossini con l’Ouverture del Gugliemo Tell. A ciascuno il compito di trovare la propria musica.