Come aiutare le reintroduzioni quando il cibo fa paura

10 Febbraio 2022
Come aiutare le reintroduzioni quando il cibo fa paura

Nella pratica clinica si incontrano spesso persone che hanno eliminato, per varie ragioni, intere categorie di alimenti.

A parte i casi di allergia ben documentata o di celiachia, l’esclusione totale di alimenti o di gruppi alimentari è una pratica errata che può causare deficit nutrizionali più o meno gravi, perdita di peso importante o anche sovrappeso, ma soprattutto interferisce con la vita di tutti i giorni e con la capacità di relazione.

Spesso l’origine di queste eliminazioni deriva da un tentativo maldestro di gestire un disturbo fisico, su base infiammatoria come problemi gastrointestinali, cutanei ecc. o un evento traumatico come un episodio di soffocamento, o un’intossicazione alimentare o una reazione avversa non ben definita.

Ne nasce un rapporto conflittuale e una visione sospettosa del cibo che diventa un potenziale nemico invece di una risorsa vitale.

Non sempre si arriva a sviluppare un disturbo alimentare vero e proprio, diagnosticabile secondo i criteri riportati nell’ultima revisione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, DSM-5 (2013), come ad esempio Anoressia o Disturbo Selettivo e Restrittivo dell’Alimentazione o ARFID (Avoidance/Restrictive Food Intake Disorder), ma le analogie con essi sono molte.

La restrizione alimentare non è necessariamente correlata alla preoccupazione per il peso o la forma del corpo, e questo la accomuna molto all’ARFID, che si differenzia dall’Anoressia e dalla Bulimia proprio per questo aspetto.

La persona si rende conto della propria situazione, ma non sa come uscirne perché ha paura di ciò che potrebbe succedere mangiando quegli alimenti che non assume da tempo.

Al momento non ci sono indicazioni terapeutiche evidence-based assolute. Tuttavia, l’esperienza clinica suggerisce che l’approccio possa variare in base ai fattori che hanno indotto il disturbo.

Ci sono situazioni cliniche per le quali non viene fatta una diagnosi di Disturbo dell’Alimentazione e della Nutrizione (DAN) ma che possono trarre beneficio da strategie di trattamento psicoterapico utilizzate nei DAN.

La CBT (Terapia Cognitivo Comportamentale) o la FBT (Family Based Treatment o terapia familiare) per le persone più giovani, così come l’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) possono affiancare il percorso per riconquistare un rapporto sereno ed equilibrato con il cibo.

Dal punto di vista nutrizionale si lavora ad esempio sul reinserimento dei cibi “nuovi” o “eliminati” o “fobici”, allo scopo di aumentare la varietà alimentare del soggetto parallelamente al raggiungimento di un peso stabile e un adeguato apporto di macro e micro nutrienti, in caso fosse insufficiente o squilibrato.

Nello studio SMA di Milano con cui collaboro da tempo, lavoriamo attraverso percorsi di educazione nutrizionale volti destrutturare la visione di cibo nemico e insegniamo a costruire pasti equilibrati e a reinserire gli alimenti con gradualità.

Si procede personalizzando e pianificando il lavoro, facendo una lista degli alimenti esclusi e partendo da quelli che fanno meno paura o che creano meno problemi.

Le reintroduzioni sono inizialmente piccole, come in uno “svezzamento complementare” in cui piccoli assaggi adeguatamente masticati permettono non solo di riprendere familiarità con gusti e consistenze ormai abbandonate, ma anche di minimizzare eventuali reazioni avverse che si potrebbero presentare dopo una lunga eliminazione.

Un altro aspetto importante è quello di effettuare i reinserimenti in ambienti e condizioni percepite come “sicure”, in modo da ridurre l’ansia associata al momento del pasto, come ad esempio mangiare insieme ad un familiare o un amico.

Ricostruire un rapporto di amicizia con il cibo e con tutto quello che rappresenta è possibile, e attraverso un intervento multidisciplinare che coinvolge medico, psicologo e nutrizionista tornare ad alimentarsi con gioia e serenità.

 

Bibliografia

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  • Thomas JJ and Eddy KT (2018) Cognitive-behavioral treatment of avoidant/restrictive food intake disorder. Current Opinion in Psychiatry, 31, 425-430.
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