L'esperto risponde


Francesca Speciani

Risposta di Francesca Speciani


giovedì, 31 maggio 2012 7:00

In banca, senza paura

Domanda

Cara Francesca, mi sono separata da poco e devo chiudere l’unico conto in banca che avevo, quello in comune con mio marito, per poi riaprirne uno tutto mio. Ma di queste faccende è stato sempre lui ad occuparsi. Già, con tanta fatica e un po’ di ansia, sto facendomi carico di svariate questioni amministrative delle quali prima non avrei mai pensato di riuscire ad occuparmi. Ma la banca è proprio un tabù… ogni volta che chiedo un’informazione mi sento guardata dall’alto in basso. Hai qualche suggerimento per riuscire a essere meno imbranata? Elena

Risposta

Cara Elena, la banca, per il potere che rappresenta, incute un po’ di soggezione a molti di noi. In particolare a chi di noi non si sente particolarmente al sicuro sul piano economico. Oggi poi non si sente parlare che di ‘governo delle banche’, di ‘economia mondiale in mano alle banche’, e di quanto sia difficile rispetto a un tempo ottenere un mutuo. Come sorprenderci se la soggezione cresce?

Di certo l’istituzione banca gode di numerosi privilegi e protezioni da parte dallo stato. Quindi – in primo luogo – non occorre che la proteggiamo noi. Non diversamente dall’elettricista che ci ripara una presa elettrica o dall’ortolano che ci vende la frutta, o da una qualunque azienda, cerca di ricavare il massimo da ogni singolo cliente. Il punto è che, in questo caso, la merce trattata sono i soldi ma, ogni volta che fai un deposito, sei tu che stai fornendo alla banca capitale a costo zero. E’ il cliente il vero capitale della banca. Cioè persone come te e me.

Prova a chiudere un conto corrente e vedrai che, anche se sei stata in rosso per la maggior parte del tempo, ti faranno ponti d’oro (sotto forma di offerta di miglioramento delle condizioni). Già, perché anche quando siamo in debito stiamo fornendo un introito, sotto forma di interessi. In una situazione di crisi come quella attuale, ogni cliente che se ne va è una perdita secca.

Quindi, abbandona temporaneamente ogni credenza relativa all’istituzione-banca e visualizza con chiarezza il tuo obiettivo: avere un conto corrente versatile, che non costi troppo e ti garantisca una sufficiente sicurezza nei momenti critici (prestiti, fidi…). Poi comincia a ‘fare shopping’, per trovare quella in grado di soddisfare le tue esigenze.

Di seguito, provo a fornirti qualche strategia che potrebbe risultarti utile nella ricerca.

  • Non so dove vivi tu, ma a Milano abbiamo circa tre banche per ogni isolato. Questo ci offre un’opportunità concreta di trovarne una in cui sentirci a nostro agio, o quasi. Scarta pure quelle dove ti senti a disagio anche solo entrando (le grandi filiali, per esempio, con spazi ampi, atmosfera rarefatta e molti impiegati possono mettere più soggezione di quelle piccole in cui ogni impiegato svolge funzioni diverse, e dove è più facile essere considerati persone invece che numeri) e quelle in cui non ti senti coccolata come merita chiunque fornisca un capitale. (Esempio: “Voi erogate prestiti ai nuovi clienti?” “Signora, siamo una banca. Noi i soldi li prendiamo, non li diamo.” “Grazie, è stato un piacere.” Eliminata.) 
  • Quando ne hai individuate due o tre, meglio se vicino a casa, preparati un elenco di domande, dubbi, richieste. E munisciti dei documenti necessari per fornire un quadro della tua situazione economica. Prima o poi ti verranno comunque richiesti (in particolare il documento relativo alla separazione e la tua dichiarazione dei redditi).
  • Chiedi di parlare col direttore o con la persona che si occupa dei nuovi conti correnti. Se hai un timore esagerato dell’autorità (che non si manifesta solo in banca ma in molte situazioni diverse) o soffri di una timidezza eccessiva, potresti aver bisogno dell’aiuto di uno psicologo o di un counselor. Ma in questo caso specifico, che di per sé può avere un forte valore formativo anche per chi ha un problema di questo tipo, è molto utile ricordarti che per la persona con cui parlerai rappresenti un’opportunità, e che quindi sarà lui (o lei) a doverti corteggiare e conquistare (non viceversa). Aggiungi a questo il fatto che stai trattando con un essere umano (non con un’istituzione), tanto umano che di norma il direttore di filiale viene cambiato spesso di sede, proprio perché non finisca per sviluppare rapporti troppo amichevoli con i correntisti. E’ vero che può capitarti un funzionario arrogante o semplicemente poco gentile: in questo caso chiedi di parlare proprio con il direttore (anche le migliori banche, talvolta, assumono persone incompetenti. Ma è più raro che lo sia il direttore. Se lo è, quella non è la tua banca). Inoltre, conoscere direttamente il direttore (e sceglierlo anche in base alle sue capacità relazionali) ti faciliterà molto nei momenti critici, quando magari ti troverai a dover chiedere un prestito o un fido. 
  • Chiarisci subito che stai valutando le offerte di diverse banche e, una volta discusse le tue esigenze, chiedi una copia del contratto standard da valutare con comodo a casa. Per leggere il contratto dovrai armarti di pazienza e di lente d’ingrandimento. Il lato positivo è che sono quasi tutti uguali: letto uno, letti tutti. Leggendo, poi, ti imbatterai in numerose clausole vessatorie, che purtroppo non possono essere cambiate. Però leggere ti servirà a far montare quel po’ di rabbia che ti sosterrà nel chiedere condizioni specifiche più favorevoli. Perché quelle sì possono essere cambiate. E ti conviene discutere il costo delle diverse operazioni, per il conto che ti viene proposto, anche prima di aver letto il contratto. Le condizioni sono sempre oggetto di trattativa. Se per esempio non usi mai gli assegni, lascia pure che quelli abbiano un costo alto, ma chiedi in cambio una riduzione sul costo dei bonifici (che fai molto più spesso). O viceversa. Oppure per il costo della domiciliazione delle bollette, o delle operazioni con bancomat o carta di credito e così via. O ancora, per il costo dell’online banking, che tra parentesi rappresenta una splendida opportunità per ridurre al minimo il rapporto diretto con la banca, se nonostante tutto continua a risultarti fastidioso. Se credi, sempre in fase di valutazione, chiedi che ti venga mostrato un tutorial sull’uso del sito.

In definitiva, la banca cessa di essere il babau quando cominciamo a considerarla un’azienda come qualunque altra. E quando ci dotiamo delle informazioni necessarie per ottenere ciò che vogliamo e a cui abbiamo diritto.

Ma se anche le strategie che ho tratteggiato ti sembrano inutili, e continui a sentirti imbranata solo all’idea di entrare in banca, fatti accompagnare da un amico o da un’amica più esperti (ai quali puoi anche chiedere, molto prima, un consiglio per orientarti nella scelta). Non c’è niente di male a chiedere aiuto. L’unico svantaggio è quello di sprecare un’occasione per acquisire autonomia e sicurezza, due qualità preziose in molte aree della vita, e particolarmente utili in un momento complesso come quello che stai attraversando.

Psiche Comportamento Economia

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