I semi dell'anguria sono tutti da mangiare


di Michela Carola Speciani
20 Giugno 2017

remains / 123RF Archivio Fotografico

L'anguria è il frutto dell'estate: buona, rossa e dissetante. È anche stata mascotte di Expo nel 2015.

Peccato per quei semini maledetti. C'è chi è in grado di scandagliare tutta la polpa prima di mangiarla: complimenti per la pazienza.

Qualcuno dice che a mangiarli "crescono le piante nella pancia"... e pensare che io non riesco nemmeno a farle crescere sul balcone!

I semi dell'anguria, apprezzati o meno, fanno un gran bene. Sono ricchissimi non solo della fibra che fa far loro rumore sotto i denti, ma anche di quei celebri antiossidanti richiestissimi in farmacia, in erboristeria e nei supermercati. Mangiando l'anguria a occhi chiusi, sono compresi nel prezzo... e non è tutto. 

I semi dell'anguria sono pieni di ottime qualità, non fanno crescere le piante nella pancia e sono tutti da mangiare!

I semini di anguria sono ricchissimi di proteine: 100 grammi di semini ne contengono circa 35 grammi (più che nella stessa quantità, ad esempio, di carne, anche se il valore biologico è nettamente più basso). La quota proteica è di aiuto all'interno del frutto: ne riduce infatti  l'impatto glicemico (già basso) e permette uno spuntino o un fine pasto ancora più sereno.

I semini sono inoltre ricchi di grassi poli-insaturi; di quelli, per intendersi, che abbassano il colesterolo, il rischio cardiovascolare e l'iperattivazione del sistema immunitario (perfetti per persone che soffrono di allergia, asma, autoimmunità...).

Come se ciò non bastasse, le potenziali future anguriette (i semi) contengono una buona quantità di vitamine del gruppo B, che fanno bene al fegato, e un mucchio di altri minerali.

I semi sono pieni di zinco, magnesio, manganese, fosforo, potassio, rame. Praticamente si tratta di piccoli integratori nascosti, perfetti per sopportare il caldo ed evitare di ammalarsi con l'aria condizionata: oltre a lavorare sul sistema immunitario e sul potenziamento delle difese antiossidanti, alcuni dei minerali citati mantengono modulata la pressione arteriosa e reintegrano ciò che viene perso col sudore.

Il caso del ferro è interessante: l'anguria contiene una buona quota di vitamina C, così che qualora i semi vengano mangiati insieme alla polpa, il suo assorbimento sarà facilitato (il ferro si assorbe meglio quando è assunto insieme a dell'acido ascorbico, che è il nome più complicato della vitamina C).

Insomma, i semini dell'anguria sono talmente pieni di qualità che in qualche modo vanno sfruttati.

Personalmente non ho mai avuto alcun problema a masticarli insieme al resto frutto, ma se proprio l'idea non vi aggrada è possibile anche tenerli da parte, lasciarli seccare, e mangiarli separatamente, come fossero, ad esempio, semi di girasole, di lino o di zucca.

Qualcuno propone anche di spezzettarli e farci il tè. Nel Frullato di anguria al cacao, pubblicato tra le Ricette di Marina Necchi, i semini ci sono, ma non si sentono.