Se il Siena vincesse la Champions League


di Luca Speciani
20 Maggio 2010

Brive Team 24H 2010

Che cosa è successo esattamente il 13-14 maggio in Francia? 

È successo che la nazionale italiana della 24 ore di corsa (una delle specialità dell'ultramaratona) si è classificata - in modo veramente inaspettato, e con una prestazione di squadra a dir poco sorprendente - al secondo posto al mondo nella combinata maschile-femminile a squadre, conquistando il titolo europeo individuale con Ivan Cudin (bronzo mondiale) e l'argento europeo e mondiale con Monica Casiraghi, che hanno contemporaneamente polverizzato i precedenti record italiani di specialità.

Non si è trattato tuttavia, come i risultati mostrano, di punte individuali, ma di una prestazione di squadra assolutamente insospettabile alla luce dei risultati pur onorevoli ottenuti negli ultimi anni: come se l'intera squadra avesse avuto una trasformazione totale sotto ogni punto di vista: forma atletica, motivazione psicologica, supporto nutrizionale in gara e fuori gara.

Un po' come se il Siena - come si diceva nel titolo - avesse sorprendentemente vinto la Champions League dopo avere ottenuto in campionato il miglior punteggio mai raggiunto, e il "blocco Siena" fosse poi arrivato in finale al mondiale in Sudafrica, perdendo ai rigori con il Brasile.

Fatte le dovute proporzioni e differenze di "ricchezza" tra i diversi sport, le cose stanno esattamente in questi termini.

I risultati di questi splendidi ragazzi (citiamo solo i migliori) sono i seguenti:

Uomini

  • Ivan Cudin: medaglia di bronzo nel mondiale e oro nell'europeo con 263,841 km (nuovo record italiano)
  • Ulrich Gross: 11° nel mondiale e 8° nell'europeo con 249,065 km (nuovo primato personale)
  • Tiziano Marchesi: 16° nel mondiale e 11° nell'europeo con 246,026 km (nuovo primato personale)
  • Paolo Rovera: 19° nel mondiale e 13° nell'europeo con 242,863 km (nuovo primato personale)

La squadra azzurra maschile con i tre migliori risultati (Cudin, Gross e Marchesi) ha conseguito la nuova miglior prestazione italiana, totalizzando 758,932 km e piazzandosi al secondo posto (argento) nel mondiale, dietro solo al Giappone, vincendo quindi la medaglia d'oro nel campionato europeo.

Donne

  • Monica Casiraghi: medaglia d'argento nel mondiale e argento nell'europeo con 231,390 km (nuovo record italiano)
  • Annemarie Gross: 4^ nel mondiale e 4^ nell'europeo con 229,166 km (nuovo primato personale)
  • Lorena Di Vito: 24^ nel mondiale e 14^ nell'europeo con 197,556 km
  • Virginia Oliveri: 31^ nel mondiale e 17^ nell'europeo con 190,162 km (nuovo primato personale)

La squadra azzurra femminile con i tre migliori risultati (Casiraghi, Gross e Di Vito) ha conseguito la nuova migliore prestazione italiana, totalizzando 658,112 km e piazzandosi al secondo posto (argento) nel mondiale e anche nell'europeo (argento), dietro solo alla Francia.

L'atletica è sport bellissimo ma duro. E le gare di ultraendurance come questa rendono appieno l'idea della fatica e dei sacrifici che stanno dietro ad ogni risultato.

Quando si assiste ad una prova di squadra esaltante come questa c'è sempre un motivo. La prestazione fantastica del singolo può capitare sempre. Un eclatante successo di squadra, in uno sport individuale, porta con sé sempre qualche segreto.

Cerchiamo di svelarlo, o almeno di capirlo, con un po' di storia.

All'inizio del 2009 la IUTA, l'associazione che - in accordo con la federazione - segue le nazionali dell'ultramaratona (100 km e 24 ore), ha deciso di rinnovare completamente l'organizzazione delle nazionali stesse, attraverso un lavoro multidisciplinare che doveva trovare nei "raduni" collegiali un momento di aggregazione e di confronto operativo tra tecnici, selezionatori, medici, nutrizionisti, psicologi e atleti.

È da allora che mi occupo degli aspetti nutrizionali della nazionale, con la collaborazione di alcune persone dello staff dello Studio SMA di Milano, collaborando gomito a gomito con chi segue l'assistenza psicologica (Pietro Trabucchi), con i tecnici (Riccitelli e Marchesi) e con la commissione medica.

Questo affiatato team deve la sua esistenza alla lungimiranza del responsabile raduni Nicola Tiso e della fiducia che in lui hanno riposto i vertici IUTA (Stefano Scevaroli e Gregorio Zucchinali) e la FIDAL stessa.

Gli ingredienti che, dal punto di vista nutrizionale, hanno aiutato gli atleti a fare la differenza sono stati tre:

1. Il "cambio di cilindrata" degli atleti nell'anno che ha preceduto il campionato mondiale;
2. L'acquisizione di informazioni corrette relativamente all'alimentazione in gara;
3. La possibilità di assumere in gara un adeguato rifornimento, appositamente studiato.

Il cambio di cilindrata

Come ben descritto su un articolo apparso su "Correre" nell'aprile 2010, tutti i nazionali sono stati analizzati con la bioimpedenziometria a marzo 2009 (e ricontrollati a gennaio 2010) per valutare la loro composizione corporea in termini di massa grassa, massa muscolare e acqua di ritenzione.

La prima analisi aveva fornito risultati abbastanza sorprendenti: a fronte di una massa grassa praticamente perfetta, molti atleti presentavano tuttavia uno stato di relativa demuscolazione, e alcuni anche un alto livello di ritenzione idrica correlato probabilmente ad un alto livello infiammatorio. Per alcuni questo significava portarsi dietro diversi litri di acqua superflui, o non essere in grado di accumulare scorte di zuccheri nel muscolo sufficienti a completare la gara.

Ad ogni atleta presente al raduno fu fornita una semplice guida ad un'alimentazione adeguata, con indicazioni verbali sulle correzioni più idonee per modificare gli errori più gravi (ad esempio aumentando la quantità di proteine assunte, migliorando la qualità degli alimenti utilizzati, imponendo una colazione caloricamente adeguata, o semplicemente aumentando l'assunzione calorica ove necessario).

Alcuni furono anche sottoposti ad un semplice test non convenzionale per il controllo delle personali reattività alimentari (spesso causa di infiammazione nascosta e dunque di ritenzione idrica), con l'indicazione di sottoporsi a una dieta di rotazione sugli alimenti peggio tollerati.

Il "cambio di cilindrata" si rese visibile in modo chiaro nei controlli effettuati a Verona a gennaio 2010: ogni atleta aveva perso acqua di ritenzione (2-3 litri) e aveva guadagnato massa muscolare (da 2 a 7 kg).

Gli sponsor (Driatec e Cellfood) avevano poi provveduto a rifornire gli atleti che ne avevano bisogno degli adeguati integratori minerali o antiossidanti. Gli allenatori Riccitelli e Marchesi avevano ora potenzialmente a disposizione una squadra di atleti più forti e leggeri.

La comprensione del valore dell'alimentazione in gara

In ciascuno dei raduni è stato affrontato con chiarezza il tema dell'alimentazione in gara.

Alcuni concetti non erano stati inizialmente compresi. Per esempio la necessità di non ingerire alcunché di solido, per non indurre il furto di sangue conseguente alla digestione. O la necessità di scartare tutto ciò che contenesse grassi o proteine, elementi di nessuna utilità durante lo sforzo atletico.

Purtroppo le granitiche convinzioni acquisite negli anni avevano portato alcuni a dubitare del valore di un'alimentazione solo liquida e solo zuccherina. Chi era abituato alla pasta o alle barrette faceva un po' di fatica a comprendere le basi scientifiche del nostro discorso.

Il tempo però è stato galantuomo e anche in assenza di adeguate competenze scientifiche piano piano la fiducia degli atleti è stata conquistata, e i concetti principali compresi.

Si pensi che in una 24 ore, anche attenendosi ai limiti fisiologici di assorbimento idrico e zuccherino (circa 60 g/litro/ora), con un'integrazione adeguata è possibile coprire con zuccheri quasi la metà della distanza percorsa (invece del 10-12% consueto), senza in alcun modo sottrarre sangue ai muscoli per digerire.

Il glucosio che arrivava al sangue e poi al fegato avrebbe protetto numerosi muscoli dall'esaurimento.

Ogni atleta è stato lasciato libero di scegliere se affidarsi a propri rifornimenti oppure se aderire alla "miscela" predisposta dallo staff.

Alla partenza a Brive si può dire che l'adesione (almeno teorica) fosse maggioritaria.

Il rifornimento in gara

Fin dal via i nazionali più accorti hanno incominciato a rifornirsi con regolarità ai ristori, assistiti dai tre "angeli custodi" volontari (Migneco, Ardemagni e Caspani), mentre altri che erano meno convinti hanno iniziato dopo qualche ora ad alternare quello che veniva ormai familiarmente chiamato il "mix Speciani" con proprie soluzioni zuccherine. Comunque attenendosi alla regola di base di non fare uso di alimenti solidi di nessun genere, né di miscele che contenessero grassi o proteine.

Il mix era composto da glucosio a bassa concentrazione, sali minerali sotto forma di aspartati e bicarbonato. Veniva poi di volta in volta insaporito con succhi diversi o caffè per variare un po' il gusto.

Il glucosio è lo zucchero a più rapida assimilazione per il nostro organismo, e non impegna in alcun modo la digestione (l'assorbimento da parte delle cellule intestinali e il suo trasporto al sangue e al fegato sono rapidissimi).

I ragazzi piano piano hanno incominciato a fare un uso più frequente della miscela, e nella notte ho ritenuto (con l'aiuto dei fantastici Bini e Nardin) che ci fosse spazio - per via del freddo - per concentrazioni un po' maggiori di glucosio. Artificio molto gradito dai ragazzi. Gli effetti della miscela erano visibili a tutti, ed anche alle incredule delegazioni francesi e americane: mentre tutti i concorrenti si spegnevano ora dopo ora rallentando vistosamente, o comunque mostrando dinamiche muscolari alterate, gli italiani mettevano in atto quella marcia trionfale che li avrebbe portati ai risultati sopra descritti.

Passo elegante, elasticità di caviglia, ritmo frequente e regolare. Le fermate ai box erano per qualche breve massaggio o per qualche parola di incoraggiamento.

Gli unici cibi solidi: una purea di patate con un po' di brodo in mezzo bicchierino tra la decima e la dodicesima ora, qualche minuscolo pezzettino di pane da tenere in bocca fino a scioglierlo, qualche rondella di banana. Chi non ha ceduto alla tentazione di mangiare cibi solidi (ricordiamoci che il nostro cervello, in tali situazioni, li desidera ardentemente!) è stato poi fortemente premiato dalla resistenza organica mostrata. In sintesi: un piccolo capolavoro.

In conclusione: questi ragazzi hanno mostrato di avere delle capacità di resistenza, sopportazione del dolore e lucidità mentale quasi sovrumane. Che però non mancavano certo ad alcune decine di altri loro espertissimi competitor di altre nazioni.

Su quelle capacità di resistenza mentale, e sulla nuova cilindrata che alcuni di loro avevano costruito negli ultimi dodici mesi, abbiamo fornito quel supporto alimentare "sotto sforzo" che li ha messi in condizione di non avere alcun ostacolo alla loro fantastica prestazione. Cosa che gli staff di altre nazioni (USA, Giappone, Belgio) non possono certo dire di avere fatto. E sì che i banchetti ristoro di alcune nazioni erano pieni zeppi di blister di farmaci di ogni genere!

Non esiste un cibo o un farmaco che ci possa fare andare più veloci, naturalmente. Esiste però la capacità di sbagliare poco o nulla, apportando ciò che realmente serve e togliendo tutto il resto. È ciò che abbiamo fatto, perché era il nostro compito. I nostri ragazzi hanno messo l'anima per fare ciò che hanno fatto, riempiendoci di gioia: tanto più forte quanto inattesa.

Gli ultimi minuti di gara (visibili anche in un video sul sito Runners per caso di Denise Quintieri) sono stati, per noi che eravamo lì, davvero esaltanti e commoventi.

Ognuno con la bandiera della sua nazione e nello stesso tempo impegnati all'ultimo sangue nella lotta con la squadra americana, che schierava campioni del calibro di Scott Jurek. Ma quel mattino non ce n'era per nessuno: saremmo arrivati davanti noi, con le nostre splendide maglie azzurre sventolando le nostre bandiere tricolori.

Dopo lo sparo finale il rientro dei nostri ragazzi uno a uno con abbracci, feste e pianti, anche da parte di coloro che si erano ritirati o avevano sofferto, ci ha commosso profondamente. Mai squadra è stata così unita, dall'inizio alla fine della gara.

Grazie, ragazzi, per averci fatto vivere una notte esaltante e indimenticabile come questa.