Ridurre le fluttuazioni di insulina riduce l'infiammazione dell'organismo


di Attilio Speciani
02 Marzo 2005

Una notizia importante, che è arrivata all'inizio del 2005 con un lavoro (McCarty M.F. Med Hypotheses 2005;64(2):385-7) che aiuta a comprendere i moltissimi effetti dannosi di alti livelli di insulina.

La descrizione di McCarty precisa che una delle più importanti cause di infiammazione dell'organismo è la produzione di Interleuchina 6 (IL6) che porta poi alla produzione della Proteina C Reattiva (la stessa PCR che praticamente tutto il mondo valuta nei suoi esami del sangue di routine per studiare i parametri infiammatori).

McCarty spiega che una significativa parte dell'Interleuchina 6 circolante deriva dagli adipociti, quelle stesse cellule grasse che ci ingrassano la pancia, i fianchi e le arterie cerebrali.

È noto che concentrazioni fisiologiche di insulina possono creare un incremento della produzione di IL6.

Sia il digiuno (attivando ipoglicemia che stimola il rilascio di adrenalina), sia l'aumento di insulina postprandiale possono esporre l'adipocita all'azione delle catecolamine prodotte dal sistema nervoso simpatico. 

Per il ricercatore americano, una dieta che abbassi le fluttuazioni di insulina durante il giorno, come una dieta ad alto contenuto di fibre, o una dieta con maggiore contenuto proteico, porta ad una riduzione notevole della infiammazione dell'organismo.

Questo si ottiene sia migliorando la sensibilità insulinica dei muscoli sia minimizzando la azione di stimolo insulinico postprandiale.

Questa è una delle strade alternative all'uso delle statine. Nella misura in cui oggi si sta scoprendo che le statine in realtà possono intervenire nella cura di quasi tutte le patologie con una base infiammatoria, la consapevolezza delle ampie possibilità non farmacologiche che ogni medico e ogni cittadino possiede e può mettere in atto quotidianamente rappresenta una precisa via di salute.