Progetto Olistico Psoriasi: per curare integrando scienza e cuore


di Roberto Cavagna
19 Marzo 2008

In questi ultimi anni abbiamo visto crescere in modo esponenziale l'armamentario farmacologico pesante da utilizzare nella terapia della psoriasi, con notevoli risultati di soppressione della malattia anche in casi molto difficili e resistenti. Di pari passo è diventato sempre più difficile gestire il mantenimento o il follow-up di questi pazienti, evitando gli effetti boomerang (in medicina chiamati recidive) alla sospensione di cortisonici, farmaci biologici (in realtà immunosoppressori), PUVA-terapia, ecc... Né sappiamo ancora, in modo chiaro, cosa aspettarci in futuro per le persone sottoposte per anni a terapie tanto valide ed efficaci quanto rischiose per i loro innumerevoli effetti collaterali.

In qualità di dermatologo non posso non riconoscere l'efficacia di queste terapie pesanti, ma in qualità di medico e di uomo di scienza, ho il dovere di cercare sempre, per ogni problema la soluzione più efficace, ma anche la più innocua per il paziente. Se così non fosse, contraddirei la prima regola del giuramento di Ippocrate che 2500 anni fa ci ordinò: "Prius nihil nocere" (Innanzitutto non fare del male). Da qui la mia continua ricerca e studio di trattamenti eudermici, fisiologici, non soppressivi per la dermatite più diffusa nel mondo occidentale, la psoriasi.

Il Progetto Olistico Psoriasi chiamato POP o "metodo Cavagna" integra terapie fisiche e farmacologiche leggere (quindi col minimo rischio di effetti collaterali) sia topiche che sistemiche, ma anche massaggio, riflessologia, omeopatia, psicoterapia, facendole lavorare in sinergia, in modo da ottenere non la somma dei singoli risultati, ma la loro moltiplicazione. Non serve sparare alle mosche col cannone, e spesso non serve nemmeno ucciderle; a volte basta respingerle, perché tra vincere e perdere esiste anche la "terza via": non combattere.

E nel caso della psoriasi tale terza via premia, perché trattamenti dolci, non soppressivi, non aggressivi, si dimostrano vincenti su di uno stato cutaneo iper-reattivo, quello che Koebner aveva già descritto nel 1800, e che da allora prese il suo nome. Un approccio valido ed efficace ma rispettoso della salute del malato, che inizia con una valutazione metabolico-nutrizionale (cosa non digerisce lo psoriasico?) per eliminare i disturbi gastro-enterici che affliggono il suo "secondo cervello".

 L'approccio farmacologico topico (locale) deve consentire una esfoliazione non traumatica delle aree ispessite e la rimozione delicata della "corazza" che va sfilata dolcemente, senza strapparla via o sanguinerà (come già descritto dal medico austriaco Auspitz nell'800). Analogo intervento sulla mente dello psoriasico, che verrà aiutato a liberarsi di questa sua pesante armatura, in modo spontaneo e naturale. Trattamenti di supporto, valutabili da caso a caso potranno essere quelli termali con acque sulfuree, tecniche di massaggio e riflessologia, fototerapia localizzata, ecc...

Il tutto, però, perfettamente integrato e sinergico, in una azione coordinata e sincronizzata per ottenere il massimo risultato al minor costo in termini di salute. Come ho scritto nell'articolo "Dalla pelle al cuore", si può ottenere molto di più facendo molto di meno, perché, citando Galeno, "il miglior dottore è la natura: guarisce due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi". Non serve quindi una lotta alla psoriasi, ma una attenta comprensione del singolo caso, una sua "interpretazione" personale ed un suo accompagnamento alla normale e fisiologica remissione.

Forse la psoriasi non è una malattia, ma uno stato d'animo della pelle, che chiede solo di essere ascoltata e considerata, e guardacaso nelle civiltà occidentali sempre più frenetiche ed industrializzate, questo è sempre più difficile. Ma non qui.