Più informazione sull'omeopatia


di Igor Principe
31 Maggio 2012

Il ricorso alle Medicine Complementari è in continua crescita, sia in Italia sia in Europa.

Un'ulteriore conferma di una maggior consapevolezza sul tema emerge anche da una ricerca presentata in Senato la settimana scorsa da Omeoimprese (l'associazione italiana che rappresenta il 90% delle aziende che producono e distribuiscono medicinali omeopatici).

L'indagine, condotta da Doxa Pharma su un campione rappresentativo della popolazione, si è concentrato sulla percezione dell'omeopatia, rilevando come l'82% ne conosca i medicinali. A utilizzarli è oltre il 16%, che nell'ultimo anno ha utilizzato almeno una volta un prodotto omeopatico; il 2,5% ne fa uso regolare almeno una volta alla settimana.

L'indagine ha evidenziato come, però, sia necessario un lavoro di informazione che consolidi la consapevolezza della popolazione sull'omeopatia, la cui notorietà così diffusa si basa più sul passaparola di amici e parenti (65%) che sulle notizie apprese in farmacia (13%) o in ambito medico (10%).

L'urgenza di una comunicazione efficace e precisa sulla natura dell'omeopatia stessa è sottolineata anche dalla superficialità dell'idea con cui essa viene percepita: il 54% del campione, richiesto di spiegare cosa sia un farmaco omeopatico, ha insistito sulla naturalità (principi attivi naturali, assenza di prodotti chimici), mentre il 16,5% ha posto l'accento sull'assenza di effetti collaterali.

La sintesi dell'immagine dell'omeopatia agli occhi degli intervistati da Doxa Pharma è concentrata in tre categorie principali: coloro che ne sentono parlare molto bene da chi ne usa i prodotti (28,5%); coloro che li credono efficaci solo per problemi minori di salute (29,9%); coloro che ammettono di non essere adeguatamente informati e di avere le idee confuse (29,1%).

L'esigenza di una maggior informazione sull'omeopatia, emersa dalla ricerca, non si limita a interessare l'ultima delle categorie indicate, esprimendosi invece anche tra chi ha un'idea, seppur generica, dei connotati del tema.

In particolare, ciò su cui è avvertito il bisogno di un lavoro più puntuale della comunicazione riguarda l'efficacia dei prodotti (46,4%), le indicazioni d'uso (40,1%), e i risultati dei test scientifici (34,7%).

La maggioranza (59%) ritiene che a dare queste informazioni debba essere il medico di base, poi (ben staccato: 29%) il farmacista e lo specialista in omeopatia (27%). Il ruolo del medico di famiglia, infine, è ben evidenziato dalla fiducia che in esso ripongono i pazienti: l'88% assumerebbe infatti senza discutere la prescrizione per un prodotto omeopatico.

Presentata in un contesto istituzionale come quello del Senato, l'indagine ha lanciato spunti di dibattito politico. Laura Molteni, deputato della Lega Nord e capogruppo della Commission XII Affari Sociali della Camera, ha sottolineato come sia «necessario promuovere un approccio culturale corretto per permettere ai cittadini di poter conoscere meglio e scegliere con cognizione anche i prodotti medicinali omeopatici». Molteni ha inoltre aggiunto il suggerimento «di seguire le linee guida di alcuni paesi europei come la Francia, dove la maggior parte dei medicinali omeopatici sono rimborsabili per il 35% dal Servizio Sanitario Nazionale».

Un'attenzione che va di pari passo con quella di altri esponenti politici – tra tutti citiamo Emanuela Baio, senatrice del Terzo Polo con cui si è affrontato il tema della registrazione dei farmaci omeopatici – e che fa da cornice all'accordo ufficioso tra produttori del settore omeopatico, politici e l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sulla volontà di applicare il decreto legislativo 219/2006 sulla procedura di registrazione del farmaco omeopatico.

L'auspicio è che attenzioni e volontà si traducano in qualcosa di concreto (la direttiva europea recepita da quel decreto è del 2001, cioè di 11 anni fa) che possa interagire virtuosamente con l'esigenza di una maggiore e più puntuale informazione su un tema molto avvertito dagli italiani.