L'importanza di un papà felice


di Michela Carola Speciani
23 Marzo 2012

I papà di oggi occupano più tempo stando con i propri figli e le proprie mogli, rispetto alla generazione passata. La ricerca è della P&G, in collaborazione con la Sirc (Social issues research center), che ha intervistato un numero ingente di donne, in tredici nazioni diverse, rispetto alla propria relazione e ai propri pareri sui mariti e sui fidanzati, sulle proprie giornate. La richiesta poi è passata da mariti e fidanzati ai propri padri, per confrontare nella media la generazione precedente con quella che l’ha seguita. L’87% delle intervistate sembra concordare sul fatto che i propri compagni siano decisamente migliori e più partecipi alla vita di coppia e famigliare rispetto ai propri padri.

Le analisi rispetto al ruolo dei papà, lasciati fino ad oggi tendenzialmente da parte, nella crescita e nello stato emotivo dei figli, danno ragione alla stima. La tendenza del padre ad essere sempre più dentro la vita famigliare è confermata dall’insorgere di ricerche e analisi sul ruolo dei papà nella crescita e nello sviluppo della prole, dove prima erano per lo più considerate le sole mamme. L’influenza sui figli dello stato emotivo delle madri è stato negli anni affrontato in maniera già ampia in letteratura ed è comprensibile e positivo che analisi sul ruolo di entrambi i genitori e dei papà sulle stesse dinamiche siano oggi più presenti.

Particolarmente interessante è una ricerca della New York University, pubblicata sul celebre Pediatrics, la quale ha definito come i figli di un padre depresso abbiano, tra i 5 e i 17 anni, il 15% (per le madri depresse si parla del 20%) di possibilità di soffrire di problemi di tipo emotivo. I bambini che crescono in una famiglia nella quale uno dei due genitori sia depresso sono nettamente predisposti a sviluppare problematiche sul tema. E allora l’appello: tralasciando ciò che può predisporre ad uno stato di tipo depressivo, ci si concentri su ciò che si può fare e ciò che si ha di bello, per essere più sereni, e anche per i propri figli e per la propria famiglia.

La speranza è che tale nozione sproni a trovare la forza di reagire, e il coraggio di sorridere e di fare qualcosa di utile. Sicuramente saranno felici di tale risultato le mamme che, per passare più tempo con i propri figli (in maniera potenzialmente poco serena, logorate dai sensi di colpa), rinunciano alla palestra, allo sport, alla propria salute, trascurando il proprio modo di vivere, mangiare nutrirsi, per farlo in funzione della prole. Sono queste delle variabili fortemente influenzanti lo stato emotivo del singolo (per approfondire l’argomento si suggerisce la lettura di “Prevenire e curare la depressione con il cibo”, di Attilio e Luca Speciani) e che risultano quindi importanti, almeno a quanto risulta, sì per il singolo e la sua salute, ma anche per quella di tutta la famiglia.