Il metodo Lemme, i suoi rischi e il dibattito scientifico


di Attilio Speciani
24 Ottobre 2016

photodee / 123RF Archivio Fotografico

Per chi è sovrappeso, il fatto di “passare” anche dal dottor Lemme, un farmacista della Brianza che propone un metodo dimagrante molto particolare, sta diventando una moda.

Questo farmacista, sui suoi siti e nei suoi libri, parla di una sua “filosofia alimentare” che ha poco riscontro in ambito scientifico e garantirebbe di perdere peso a una velocità strabiliante senza creare problemi all'organismo.

La pubblicità a questo sistema alimentare è garantita anche dalla sistematica partecipazione a talk-show televisivi di successo. 

Da sempre, con i protocolli clinici che seguiamo nei nostri centri, percorriamo strade spesso innovative, mantenendo però l'adesione a principi scientifici basilari che possono garantire l'applicazione a chiunque e siano trasparenti per tutti. Invece il confronto con persone che hanno seguito il metodo Lemme mi ha indotto ad approfondire la conoscenza di quanto viene detto e fatto, arrivando a fare delle considerazioni sul metodo e alcune critiche molto forti.  

Per averne una idea basti dire che come si legge nel sito internet dedicato al metodo, quello promosso dal farmacista brianzolo è “un percorso educativo alimentare in chiave biochimica, unico al mondo, dove si mettono in discussione tutti i dogmi della dietologia ufficiale...”.

Quando i dubbi e i rischi sono tanti e le prove scientifiche nulle, è d'obbligo molta cautela, soprattutto quando si parla di salute.

Gli ultimi decenni di lavoro in ambito biochimico hanno sicuramente portato a alcuni cambiamenti delle certezze di un tempo (riconosciute da tutti in ambito internazionale), ma l'improvvisa messa in discussione di tutte le applicazioni pratiche relative a metabolismo e gestione dell'energia da parte di un solo pensatore lascia sicuramente perplessi, e le stesse perplessità sono state raccolte anche da un articolo di Cristina Ferrario pubblicato su Dica33 nel giugno 2016. 

Se poi questi principi di totale opposizione alla scienza sono applicati su persone vive, che sono spesso malate o fragili e che avrebbero bisogno di certezze e di un possibile confronto scientifico, nascono perplessità importanti.

 

Qui di seguito quindi, riporto con il mio commento a fianco, un elenco di affermazioni che ritengo inopportune e in molti casi socialmente pericolose, espresse dal farmacista Lemme durante i talk-show televisivi che ho personalmente ascoltato.

La frutta alimenta il tumore. I dati sul rapporto tra uso della frutta e controllo del cancro sono molto ben documentati dall'American Institute of Cancer Research e dal World Cancer Research Fund. Solo l'eccesso di frutta, negli obesi, può avere qualche correlazione con la malattia tumorale, ma in dosi equilibrate la frutta è altamente protettiva. Scorrendo il suo sito e i commenti di molte delle persone che hanno seguito il metodo si può capire che salvo rare occasioni, la frutta appare vietata nei suggerimenti nutrizionali che vengono proposti dal metodo. Purtroppo però, in quasi tutti i prodotti dolciari “dimagranti” in vendita negli shop di questo farmacista c'è sempre una grande quantità di fruttosio. Quello che è tolto a parole nei suggerimenti alimentari è reinserito nei dolci. Qualcosa non quadra.

La dieta Mediterranea nutre il tumore. La lettura della relazione tra dieta Mediterranea e riduzione delle malattie degenerative è un dato acquisito e rivalutato scientificamente nel tempo anche in mesi recenti. Sentire parlare della dieta Mediterranea come della dieta più ingrassante conosciuta fa venire i brividi e crea disinformazione nel pubblico.

La chemioterapia non serve. nonostante l'intenso dibattito sulla azione non sempre risolutiva della chemioterapia antitumorale, in moltissime forme tumorali la chemioterapia ha fatto e continua a fare la differenza tra sopravvivenza e morte. Messaggi di questo tipo sono falsi e negano la speranza ai malati e ai sani.

L'attività fisica non serve a nulla. L'attività sportiva, sia di tipo aerobico prolungato, sia di tipo anaerobico ripetuto di breve durata, apre i canali del glucosio (GLUT4) e contribuisce sempre al miglioramento della sensibilità insulinica. Perché si perda massa grassa l'attività fisica va integrata da una corretta alimentazione, ma resta un documentato strumento di miglioramento delle risposte metaboliche e di prevenzione antitumorale.

Da giornalista trovo che la diffusione pubblica di questo tipo di messaggi possa essere pericolosa, eppure la continua presenza del farmacista a trasmissioni di successo non fa che reiterare questo tipo di indicazioni.

Provando poi ad accedere al suo sito, per approfondire la conoscenza della "filosofia alimentare" cui si fa riferimento, si deve passare attraverso una sorta di rilascio di consenso informato in cui si deve accettare di poter essere insultati e di essere trattati male sul piano psichico.

Questo, come poi riportato da numerosi commenti e da chi ha personalmente provato il metodo, viene anche messo in pratica, e per i motivi che spiegherò tra poco, risveglia in me delle considerazioni di elevata criticità.

Per la mia formazione scientifica ho comunque voluto analizzare in dettaglio perché in alcuni casi possa dare, all’inizio del trattamento, dei risultati evidenti sulla perdita di peso e voglio con serenità commentarli insieme.

I motivi di alcuni iniziali successi

Abolizione quasi totale dei carboidrati nella prima fase di dimagrimento. Comunque camuffata, la prima fase di dimagrimento è proposta in modo apparentemente individualizzato (che sembra legata ad una telefonata diretta con il farmacista ogni due giorni) e richiede una dieta dissociata a base di quantità libere di proteine della carne o del pesce. Con questo schema i suggerimenti nutrizionali hanno caratteristiche simili alle diete iperproteiche di Dukan o di Atkins. È documentato che un carico esclusivo di proteine fa perdere peso, ma obbliga fegato e reni a un eccessivo lavoro di disintossicazione che può rivelarsi pericoloso.

Apparente libertà alimentare (il messaggio è di mangiare fino a 10 kg di carne o di pesce in ogni singolo pasto). In realtà l'esperienza pratica insegna che dopo un paio di giorni di “eccessi”, quando si può mangiare un solo ingrediente alimentare (ad esempio 10 chili di costolette di maiale senza sale), si riduce l'assunzione di cibo e complessivamente si arriva ad una riduzione delle calorie assunte, come in una dieta ipocalorica.

Uso mattutino della pasta. Nella fase di dimagrimento, l'unica eccezione all'uso esclusivo di proteine è legato alla assunzione, in alcuni specifici pasti, di quantità libere di pastasciutta cotta senza sale e condita con olio e peperoncino. Le prime ore dopo il risveglio sono quelle in cui ogni mammifero ha una capacità di metabolizzazione e di consumo più elevate. La quantità può essere libera (fino a 10 chili) ma per gli stessi motivi appena segnalati c'è una autolimitazione che ne riduce l'assunzione. Lo stimolo metabolico indotto dalla prima colazione è comunque uno dei pochi punti condivisibili, insieme alla eliminazione del saccarosio.

Uno dei motivi per cui questo approccio alimentare può piacere a molti dipende dalla apparente personalizzazione del percorso nutrizionale soprattutto nella fase iniziale (almeno così viene riportato dalle testimonianze pubbliche), con telefonate ogni due giorni con il farmacista.

L'altro motivo è l'altrettanto apparente libertà alimentare (è il sogno di tutte le persone a dieta sentirsi dire di mangiare a volontà un dato alimento...) e la comodità di poter ordinare piatti pronti e consegnati a domicilio (servizio garantito dal metodo stesso).

Nessuna di queste motivazioni è sufficiente però a giustificare un regime alimentare potenzialmente pericoloso per la salute, soprattutto se gestito in assenza di qualsiasi controllo medico.

È bene poi ricordare che la rapida perdita di peso (effettivamente ottenibile da una dieta iperproteica) porta a una riduzione del metabolismo che rimane “lento” per anni e che facilita il ritorno altrettanto rapido al peso originale. Questo aspetto è stato documentato un volta in più nel  2016 dalle ricerche di Erin Fothergill e colleghi e pubblicato sulla rivista Obesity nel maggio 2016

Finora ho presentato dati, presi dalle sue pubblicazioni online e dalle trasmissioni in cui il farmacista brianzolo viene invitato. Da giornalista, ho segnalato perché il metodo piace a un buon numero di persone e anche perché ha un discreto seguito, grazie alla squilibrata percezione del “perdere peso velocemente fa bene”.

Ritengo invece necessario esprimere alcune riflessioni critiche su molti degli aspetti che emergono dalla analisi della “filosofia alimentare” che viene proposta e degli strumenti utilizzati per la sua applicazione.  

Punti controversi

1) Nella dieta è richiesto di abolire completamente il sale in qualsiasi sua forma, sia per la cottura sia per il condimento. Alcune ricerche recenti hanno confermato che se in genere è buona cosa ridurre il sale, soprattutto in soggetti ipertesi, per molte altre persone senza fattori di rischio ipertensivo la eliminazione del sale può portare a danni peggiori del continuare ad usarlo. La risposta è individuale e non può essere assoluta (Koneman MC et al,  Curr Treat Options Cardiovasc Med. 2014 Feb; 16(2): 286. doi:  10.1007/s11936-013-0286-x).

2) Si afferma che il pomodoro sia uno dei vegetali che induce resistenza insulinica e genera ingrassamento. Non esiste un solo lavoro scientifico che lo affermi, mentre molti lavori dicono esattamente il contrario, come quelli di Tsitsimpiku in cui si è visto che proprio il pomodoro riduce in modo significativo i fattori di rischio della sindrome metabolica migliorando la sensibilità insulinica (Tsitsimpikou C et al, Food Chem Toxicol. 2014 Dec;74:9-13. doi: 10.1016/j.fct.2014.08.014. Epub 2014 Sep 3).

3) Come già segnalato, nella prima fase del metodo alimentare, secondo quanto riferito da chi ha seguito lo schema, solo 3 pasti su 24 contengono dei carboidrati. La rapida perdita di peso che talvolta si ottiene con una dieta dissociata e iperproteica come quella proposta può portare in molti casi ad una netta riduzione del metabolismo e ad un adattamento metabolico in riduzione che si mantiene poi per anni, come dimostrato nei concorrenti di “The Biggest Loser”. I concorrenti hanno visto la riduzione del metabolismo persistere anche per 6 anni dopo una veloce e rilevante perdite di peso, facilitando, nella quasi totalità delle persone valutate, il ritorno rapido al peso originale.

4) Personalmente sostengo i benefici della onnivorità ma l'abuso di carne che viene suggerito da questa dieta è fortemente contrario ai fini del dimagrimento. Mozzaffarian ha documentato sul New England Journal of Medicine i risultati di 20 anni di valutazioni effettuate su oltre 120.000 persone sane, indicando tra i cibi che fanno ingrassare, oltre allo zucchero e alle bevande dolcificate, proprio l'abuso di carne rossa e di carni processate (Mozaffarian D et al, N Engl J Med. 2011 Jun 23;364(25):2392-404).  

5) Uno studio svizzero effettuato su 2.400 persone ha documentato che una motivazione autonoma a raggiungere un obiettivo è determinante affinché le scelte di salute e l'aderenza a un programma siano mantenute nel tempo. Purtroppo per accedere al programma di “filosofia alimentare” bisogna sottoscrivere un “placet” ad essere insultati. Bisogna invece tenere conto, come pubblicato da Courtney che persone con bassa autostima sono ad alto rischio per sintomi depressivi e disturbi del comportamento alimentare. Troop ha inoltre pubblicato i risultati di uno studio inglese che ha documentato una risposta anoressica o bulimica in relazione al tipo di senso di colpa e di vergogna indotto nelle persone con disturbi del comportamento alimentare.

Esistono quindi numerosi dati scientifici che obbligano a valutare con molta attenzione gli effetti di insulti o affermazioni degradanti usati in riferimento all'aspetto fisico anche se accettate in modo esplicito.

Mi preoccupa molto il fatto che una persona in sovrappeso, magari con disturbi del comportamento alimentare, fragile e spesso già afflitto da sensi di colpa o di vergogna, possa subire da chicchessia ingiurie umilianti o degradanti (nonostante una accettazione espressa). Dal punto di vista medico ci sarebbe il documentato rischio di slatentizzare una grave reazione depressiva o crisi bulimiche o anoressiche come conseguenza del presunto "atto terapeutico”.

Riguardo a questo tema quindi, esistono numerosi dati scientifici che obbligano a valutare con grande attenzione gli effetti di insulti o affermazioni degradanti usati in riferimento all'aspetto fisico anche se accettate in modo esplicito da chi le subisce. Quando questi sono parte integrante del trattamento e la svalorizzazione del femminile è proposta in modo ripetuto, le perplessità non possono che crescere.

Se non viene infranta qualche legge, qualche codice o qualche regolamento, chiunque è libero di comportarsi come crede, ma nel mondo della salute, quando i dubbi e i rischi sono tanti e le prove scientifiche nulle, è richiesta ancora maggiore attenzione e cautela da parte di tutti.