Soia e tiroide in accordo perfetto, o quasi


di Attilio Speciani
25 Marzo 2013

Le ultime notizie sulla relazione tra utilizzo di soia e funzione della tiroide sono del tutto positive.

Uno studio britannico ha valutato ad esempio che un eccessivo consumo di soia (come si può vedere in alcuni vegetariani) può aumentare il rischio di peggiorare un ipotiroidismo subclinico (TSH elevato), ma contemporaneamente riduce di molto la resistenza insulinica, la pressione sanguigna in chi l'abbia elevata e il livello di PCR (Proteina C Reattiva) indice di infiammazione.

Insomma a fronte di un debole rischio per alcuni ci sono immensi vantaggi (prevenzione di cancro, diabete, infiammazione) per la maggior parte delle persone (Sathyapalan P et al, J Clin Endocrinol Metab. 2011 May;96(5):1442-9. doi: 10.1210/jc.2010-2255. Epub 2011 Feb 16).

Gli stessi risultati sono stati ripresi da uno studio italiano, che ha valutato e bilanciato rischi e benefici dell'uso di soia, stimando molto positivi i benefici e rari i possibili effetti negativi (Marini H et al, Front Endocrinol (Lausanne). 2012;3:94. doi: 10.3389/fendo.2012.00094. Epub 2012 Jul 31). Ci si domanda allora perché questa "storia" su ipotetici effetti negativi della soia sulla funzione tiroidea continui a essere citata e segnalata in molte occasioni.

Le persone con disturbi della funzione tiroidea sono oggi così numerose che qualsiasi comunicazione che le riguardi diventa un veicolo importante per cercare di fare arrivare a destinazione anche altri messaggi. Forse per questo motivo, da qualche anno ogni tanto riaffiorano queste notizie sulle possibili interferenze della soia nella utilizzazione degli ormoni tiroidei, ma si tratta, come detto, di notizie prive di un vero significato clinico.

Il nostro sospetto è che queste notizie derivano dalla continua lotta tra l'industria lattiero casearia e il crescente mercato dei latti vegetali, ma poiché Eurosalus vede con piacere l'utilizzazione di entrambi i tipi di latte se fatta con equilibrio, ci sembra giusto evitare di schierarci spiegando invece semplicemente su quali basi sono nate queste voci.

Si è cercato di far passare come applicabile a tutti un lavoro scientifico apparso nel 2002 su Environmental Health Perspectives da cui sembrava che ratti nutriti esclusivamente con soia manifestassero delle alterazioni di un solo parametro di misurazione (la Tireo Perossidasi o TPO) senza che comunque ci fosse alcuna variazione nella funzione globale della tiroide.

Per avere un'idea del livello di interferenza nell'organismo da parte di alcuni cibi, ricordiamo che l'assunzione di funghi porta frequentemente nelle ore successive al pasto ad una pesante alterazione delle transaminasi, che ritornano in tempi brevi alla norma, ma che nessuno ha mai neanche ventilato l'abolizione dei funghi dalle tavole (Doerge DR et al, Environ Health Perspect. 2002 Jun;110 Suppl 3:349-53), oppure che numerosi lavori abbiano segnalato una relazione diretta tra uso di latte vaccino e tumori ormonali (mammella, prostata, ovaio, testicolo).

Dal 2006 comunque, per spegnere il ritorno frequente di queste voci, è stato pubblicato su Thyroid un lavoro fatto sull'uomo da cui si è potuto accertare che la funzione tiroidea e la assunzione di tiroide sintetica (levotiroxina) non subissero nessun tipo di interferenza nemmeno per elevate introduzioni di soia (Messina M et al, Thyroid. 2006 Mar;16(3):249-58).

Nonostante questo le voci ogni tanto ricorrono ugualmente.

Sicuramente di maggiore importanza è il riconoscimento che il modo in cui si mangia può indurre nell'uomo delle importanti variazioni dei segnali che arrivano alla tiroide, e che grazie a questi, non ai singoli alimenti, si può contribuire a migliorare la funzione tiroidea in modo rilevante.

Una giusta azione di controllo infiammatorio (Ribilla ad esempio) o un supporto alla funzione tiroidea con l'alimentazione o con l'integrazione con Tirosina (Amino Tirosina 500), sono possibili strumenti che consentono di aiutare in modo naturale l'attività iroidea anche quando non fosse perfettamente equilibrata. Senza particolari paure relativamente all'uso bilanciato degli isoflavoni della soia.