La psoriasi è ancora la malattia dei sani?


di Roberto Cavagna
29 Giugno 2008

"La psoriasi è la malattia dei sani". Questo si sono sentiti dire, per decenni, i pazienti affetti da questa malattia dermatologica "misteriosa", che compariva e spariva a sorpresa, senza lasciare segni del suo passaggio, e soprattutto, senza alcuna causa apparente. "Sei sano come un pesce" si usava dire un tempo, infatti il pesce ha le squame, come lo psoriasico, e gli eschimesi pare siano una delle poche popolazioni immuni a questa patologia: merito della dieta a base di pesce?

Casualmente (veramente per caso?) omega 3 ed omega 6, una volta reperibili solo nel vecchio-caro olio di merluzzo (sempre pesce), migliorano notevolmente la psoriasi sia per via orale che applicati topicamente. Batterie infinite di esami, di analisi ed indagini di laboratorio, non sono ancora riuscite e scoprire il colpevole, il germe, l'agente infettante, il nemico. Già, perché la medicina, da sempre, è come l'esercito: sempre pronto ad attaccare e colpire l'intruso, il microbo, l'ostile. Ma non sempre le malattie hanno cause microbiche, né degenerative.

E non sempre è necessario entrare in guerra. Siamo ancora così ignoranti? O ancora così ciechi? Stiamo ancora cercando la chiave sotto il lampione? Un collega dermatologo ha scritto su una rivista del settore che la psoriasi è come un vaso colmo sul tavolo: ad ogni scossone tracima e la terapia ha spesso l'unico scopo di asciugare il tavolo.

Sarei ben felice se fosse solo così. Da qualche tempo, però, c'è chi ha pensato di congelare il vaso ed impedire all'acqua di uscire: si chiama soppressione. Idea geniale, ma con due possibili rischi: rompere il vaso come quando si mette una bottiglia nel freezer, oppure ritrovarsi al punto di partenza dopo l'inevitabile "scongelamento".

Sto parlando dei nuovi farmaci immunosoppressori utilizzati nella psoriasi, gravati da un elenco infinito di controindicazioni e rischi per la salute di chi è affetto dalla "malattia dei sani".

Già scrissi le mie perplessità per queste terapie impropriamente battezzate "biologiche", in realtà farmacologiche pesanti. Gli antagonisti del TNF sopprimono il sistema immunitario, bloccando l'attività protettiva del TNF (tumor necrosis factor) una sostanza presente nell'organismo che svolge un importante ruolo difensivo importante contro le malattie correlate al sistema immunitario e contro le neoplasie.

Come già indicato nelle avvertenze all'uso, pare si siano manifestati diversi casi di linfomi e leucemia, melanoma, in bambini o giovani adulti sottoposti a questi ed altri farmaci immunosoppressori (Azatioprina, mercaptopurina, ecc..).

Ora l'FDA ha ora avviato uno studio per monitorare gli effetti collaterali di questi farmaci molto tossici e pericolosi, già ampiamente somministrati a tantissimi pazienti.

Ma ne vale veramente la pena? Qual è il rapporto costo-beneficio? A chi conviene veramente? Se gli psoriasici sono sani, perché spendere tanto, ma soprattutto perché rischiare tanto per curarli?

Se abbiamo definito per anni la psoriasi come la malattia dei sani, allora siamo noi i malati, quelli che fanno sentire loro malati e diversi, obbligandoli a nascondere le loro chiazze e squame che nulla hanno di pericoloso né di contagioso e li obblighiamo a rischiare malattie gravi ed irreversibili per farsi accettare. È per colpa nostra che si vergognano ad esporsi al sole (che li guarirebbe gratis) e li allontaniamo con sguardi sdegnati come si faceva un tempo coi lebbrosi.

Nell'era del progresso e dell'informazione siamo rimasti ancora nel medioevo mentale che rifiuta ciò che non conosce e disdegna ciò che comunque conosce ma è diverso. Spero si scopra presto un bel vaccino per tutti gli psoriasici che saranno così immuni a loro stessi, alla loro pelle, alla loro corazza, così potremo utilizzarlo anche sui pesci per mangiare tonno senza squame e ricci senza spine.

Così, tutti nudi, saremo uguali ed accettati, come i manichini delle vetrine. Per tutti gli altri invece che avranno il coraggio di toccare uno psoriasico, sappiate che quella è la cura migliore: un contatto amichevole, sincero, non aggressivo e non competitivo.

Proprio come si fa coi ricci (e gli armadilli).