Intervista a Luca Speciani: l'Ultramaratona


di Redazione Eurosalus
02 Dicembre 2006

L'ultramaratona

Riportiamo qui l'intervista di Daniele Menarini a Luca Speciani sul suo ultimo libro “L'ultramaratona: allenamento, alimentazione, aspetti mentali”.

L'ultramaratona come fenomeno emergente: perché, Luca, questo nuovo lavoro editoriale?

Quando venticinque anni fa correvo i 1500 e i 5000, i maratoneti erano considerati pazzi irresponsabili che mettevano a rischio la propria salute. Non tutti però la pensavano così: qualcuno, più lungimirante, ha visto giusto. Oggi lo stesso ruolo è stato ereditato dagli ultramaratoneti. I tempi erano maturi perché le lunghe distanze uscissero dal ghetto.

Occorre essere superuomini per diventare ultramaratoneti?

No. Occorre però essere sani, in ordine dal punto di vista osteo-artro-muscolare, mentalmente equilibrati, con una buona tecnica di corsa (meglio ancora se economica) e in grado di rispettare i principi minimi di prudenza e gradualità. A queste condizioni è possibile per chiunque porsi obiettivi di lunga distanza. La differenza non la fa la forza, ma la conoscenza e l’esperienza. Più le gare si allungano e meno contano i fattori genetici, ovvero: torniamo ad essere tutti su uno stesso piano. E la sfida si fa più interessante.

Una gara “ultra”, sia essa su strada o su trail, è una sfida per il nostro organismo: come hai affrontato il problema dell'alimentazione e dell'integrazione in gara e fuori?

La parte del libro che tratta i meccanismi energetici in maratona e ultramaratona è quella a mio giudizio più innovativa. Per capire come affrontare la preparazione di un'ultra occorre avere ben chiara la differenza tra consumo di zuccheri e di grassi in gara, e come questa varia in funzione della distanza, del ritmo, dell'alimentazione. Improvvisando (come oggi fanno in molti) è facilissimo vanificare mesi di preparazione. Ritengo di essere andato oltre anche ad alcuni importanti concetti che già avevo discusso su “Mente e Maratona”. Almeno per sconsigliare a quelli che ancora lo fanno, per esempio, di nutrirsi in gara con cibi solidi! Le integrazioni zuccherine, a mio giudizio, devono essere liquide e costituite da carburanti ad alto indice glicemico (sconsigliati invece nell'alimentazione di tutti i giorni). Ma è solo una delle tante cose da conoscere. La sfida si può vincere più facilmente con gli strumenti giusti.

So che negli ultimi due anni hai allenato o stai allenando alcuni nazionali di ultramaratona, come Trincheri e la Moling. In che misura questa tua esperienza ha condizionato la stesura del libro?

Lorenzo e Monika hanno rappresentato per me una sfida importante. Con loro (due atleti diversissimi) ho potuto constatare sia l'enorme importanza della componente mentale, sia il valore dell'integrazione dell'allenamento con l'equilibrio interiore, con la capacità di sopportare i periodi di carico, con una corretta alimentazione, con la rimozione di problemi allergici o di intolleranza, con le variazioni di piano in corso d'opera. Sono molto contento di quello che siamo riusciti a fare insieme, ed ho imparato molto da loro sotto più di un punto di vista. Il libro contiene anche qualche piccolo contributo scritto, sotto forma di racconti di gare o di esperienze di vita. Scritto da loro o da altri amici.

A questo libro hanno collaborato diversi nomi “noti” di “Correre”. È stato un problema coordinarne i contributi?

Per me è stato un onore e un piacere coinvolgere alcuni amici in questo lavoro. Pietro Trabucchi ha lavorato sugli aspetti mentali in gara, integrando ciò che avevamo a lungo discusso quando abbiamo scritto “Mente e Maratona”. Al prolungarsi della distanza di gara questo aspetto diventa sempre più rilevante, ma il problema è stato sviscerato anche dal punto di vista biologico. Fulvio Massa ha completato la parte degli allenamenti con un prezioso contributo sulle gare di ultra trail, mentre Massini ha ricordato i tempi d'oro dei primi “Passatori” per i quali già preparava tabelle...
Dal punto di vista medico, invece, ci sono gli importanti contributi di Attilio Speciani (intolleranze alimentari come fattore prestazionale) e di Luca De Ponti (prevenzione dei problemi ortopedici per le gare di lunga distanza). A mio giudizio ne è uscito un lavoro completo e unico. 

Un passo avanti anche scientifico, insomma?

Non mi risulta che esista un lavoro divulgativo di questo spessore sull'ultramaratona. Credo che il mondo podistico lo aspettasse con una certa curiosità. Si poteva buttare giù “qualcosa” in funzione della richiesta di mercato, trasferendo i concetti della maratona alle distanze più lunghe. Abbiamo preferito fare diversamente cercando una strada nuova e affermando con forza che - sulla base della diversità dei meccanismi energetici - non è possibile allenarsi per un'ultramaratona con gli stessi mezzi usati per distanze più brevi. Il numero di incontri e convegni a cui siamo stati invitati in questi primi mesi dall'uscita del volume fa capire come ci fosse un vuoto importante da colmare. Si è cercato di riempirlo bene, con affermazioni che avessero affidabilità scientifica e che fossero già passati al vaglio dell'esperienza. Siamo sicuri che non resteranno lettera morta.