Coronavirus e influenza: analogie, numeri a confronto e protezione attiva


di Attilio Speciani
03 Febbraio 2020

Dmitryi Epov / 123RF Archivio Fotografico

La comparsa di un nuovo virus, qualunque sia la sua origine (si pensa ad un salto di specie tra pipistrelli e esseri umani), deve sempre indurre alla cautela e alla riflessione.

Di fatto i dati sono insufficienti a definire certezze, ma in fondo parliamo sempre di un virus che appartiene a una famiglia di virus sufficientemente studiata negli ultimi anni e che manifesta, ed ha manifestato dalla sua comparsa a oggi, comportamenti e modalità di trasmissione e di induzione patologica simili a quelli già conosciuti. 

Quindi manteniamo tutte le cautele del caso su questa infezione ma ragioniamo in modo scientifico per capire meglio i possibili rischi e le possibili evoluzioni della diffusione internazionale di questo Coronavirus.

Da queste riflessioni emergono anche alcuni spunti utili per la prevenzione degli effetti derivanti dal contatto con il virus che sono utili anche per la difesa da qualsiasi virosi respiratoria. 

Una persona infettata dal virus e senza sintomi potrebbe essere il segno di una debolezza del virus e della capacità di difendersi attivamente dall'infezione da parte dell'organismo.

Le prime domande da porsi, per potere ragionare sensatamente sul nuovo Coronavirus, sono:

  • Perché Ebola, che è un virus letale e pericolosissimo, in tanti anni non è passato dall'Africa all'Europa, pur avendo da attraversare solo lo stretto di Gibilterra?
  • Un essere umano portatore "sano" del Coronavirus è da considerare un fatto positivo o negativo? 

La risposta alla prima domanda è legata al fatto che Ebola è un virus con un elevatissimo tasso di mortalità e che quindi agisce in modo rapido e immediato con epidemie gravi, molto circoscritte che arrivano ad autolimitarsi appena il virus trova organismi in grado di rispondere al suo attacco. 

Per il Coronavirus, invece questo dato, relativo alla mortalità, appare essere molto basso perché si tratta di un virus che può essere letale soprattutto in persone anziane, già debilitate, con problemi diabetici o cardiovascolari.

Un "portatore sano" non è quindi da considerare solo un possibile "untore" (come tristemente si percepisce da alcune comunicazioni apparse sulla stampa), ma anche un segno positivo della capacità da parte di una persona normale di contrastare gli effetti di un virus senza bisogno di essere "superman". Come se esprimesse una certa "debolezza" del virus nella sua capacità di indurre malattia. 

La scienza deve sempre tenere in considerazione il fatto che la spiegazione di un dato possa andare in una direzione o in quella opposta. La possibile "debolezza" del virus sarebbe inficiato se la mortalità fosse elevata, ma gli indici di mortalità sono invece bassi e secondo alcuni autori addirittura in riduzione. 

Parliamo invece di numeri, perché per ora la presentazione pubblica di questa diffusione internazionale del virus tende a usare i numeri come se si trattasse di una partita di calcio. Contagiati xx e morti yy.

Per ora, in una situazione in cui diverse migliaia di cinesi si sono infettati dopo essere entrati in contatto con il virus, si contano 300 decessi o poco più. Numeri destinati sicuramente a crescere, ma che è giusto confrontare, ad esempio, con i dati italiani della influenza invernale della stagione 2017-2018. 

A volte non ci si rende conto di come un evento considerato "normale" come la stagionalità dell'influenza, abbia dimensioni così vaste come quelle che vi segnalo, riportando i dati ufficiali del Istituto Superiore di Sanità

  • Nel corso della stagione 2017/2018, circa 8,7 milioni di italiani hanno avuto una sindrome influenzale o parainfluenzale, e solo il 24% ha ritenuto di doversi fare visitare da un medico.
  • Durante i circa 4 mesi di presenza del virus in circolazione, la media di decessi giornalieri (cioè di morti OGNI GIORNO) è stata di circa 180-190. Si tratta di persone che già avevano problemi, ovviamente, in cui l'influenza o la sindrome respiratoria hanno facilitato il decesso. Per i patiti della matematica parliamo di circa 24.000 persone decedute CON l'influenza durante i mesi invernali.
  • La mortalità delle persone ricoverate in terapia intensiva per complicanze della infezione influenzale è stata di 173 decessi su 764 ricoveri (persone più giovani, quindi, in cui l'influenza aveva portato a complicanze).

Questi dati, riassunti sinteticamente, servono solo a fare riflettere sui numeri che si ascoltano o leggono quotidianamente e per mettere nella giusta relazione un evento (influenza invernale) che non provoca né blocchi aerei né quarantene con quello stimolato dal nuovo Coronavirus.

Teniamo da conto quanti sono i decessi solo italiani di una "normale" influenza, per mettere nel giusto rapporto quelli sui Coronavirus mondiali. 

Il controllo delle infezioni virali

Ancora nel 2001, su Eurosalus ho pubblicato un articolo che faceva riferimento alla utilità del Selenio e di alcune integrazioni minerali per impedire la mutazione dei virus e rallentare le epidemie influenzali (Beck MA et al, FASEB J. 2001 Jun;15(8):1481-3). Nei successivi 20 anni la scienza ha fatto ulteriori progressi e una ricerca effettuata da infettivologi francesi e pubblicata su Nutrients nel settembre 2019, ha confermato che la presenza di livelli ottimali di Selenio consente l'attività di particolari selenoproteine che controllano la diffusione di molti virus e ne riducono la infettività (Guillin OM et al Nutrients. 2019 Sep 4;11(9). pii: E2101. doi: 10.3390/nu11092101).

L'importanza clinica dei livelli di Selenio nell'organismo era stata confermata anche da ricerche sulla diffusione e sulla gravità dell'infezione da H1N1 nel 2013. Giusti livelli di Selenio consentono maggiori capacità di difesa e maggiore controllo della infezione.

Il primo report ufficiale cinese sulle caratteristiche delle persone infettate o decedute, pubblicato su Lancet alla fine di gennaio 2020, ha indicato una maggiore prevalenza di infezione da Coronavirus per i maschi (73%) e una serie di caratteristiche patologiche presenti nelle persone decedute, tra cui diabete, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari (Huang C et al, Lancet. 2020 Jan 24. pii: S0140-6736(20)30183-5. doi: 10.1016/S0140-6736(20)30183-5 [Epub ahead of print]).

La relazione con il diabete e con gli zuccheri richiama alla memoria quanto avvenuto con la MERS (infezione da Coronavirus evidenziatasi in Medio Oriente nel 2012 con elevato tasso di mortalità) per la quale una ricerca pubblicata il 26 gennaio 2020 su Emerging Infectious Diseases ha confermato che la severità dell'infezione e la letalità della stessa (era sempre un Coronavirus, della stessa famiglia di quello attualmente in circolo) sono stati fortemente correlati alla presenza di diabete e di malattie cardiovascolari concomitanti (Alanazi KH et al, Emerg Infect Dis. 2020 Jan;26(1):166-168. doi: 10.3201/eid2601.190952).

Aiutare il controllo dell'infezione con integrazione minerale e riduzione degli zuccheri

L'integrazione minerale e il controllo degli zuccheri alimentari (importanti per ridurre l'infiammazione da zuccheri e da alimenti dell'organismo) sono tra le armi che da sempre suggeriamo per supportare l'organismo nella prevenzione antinfluenzale. 

Le evidenze scientifiche segnalate qui sopra, che caratterizzano quanto questi aspetti possano essere efficaci in forme infettive del tutto simili a quella del Coronavirus di recente comparsa, mi fa esprimere alcuni suggerimenti che possono integrare le indicazioni già date nei mesi scorsi

Norme igieniche corrette. Le più semplici sono il lavaggio delle mani prima e dopo l'incontro con altre persone e la corretta ed educata protezione dei propri colpi di tosse o starnuti. L'uso della mascherina non impedisce certo il passaggio dei virus, ma può difendere, in ambito pubblico, dalla trasmissione di microgoccioline che si creano con starnuti o tosse. Personalmente le suggerirei in Cina, ma non certo in Italia nella situazione attuale.

Integrazione adeguata. Gli elementi che suggerisco, e che io stesso metto in atto, sono legati alla integrazione di Selenio tramite un multiminerale (Oximix Multi+ Complete, 1 capsula al giorno), affiancato alla assunzione di 1 capsula di Zinco, Rame  e altri minerali (Oximix 1+ Immuno, una capsula al giorno, da portare a due al giorno in caso di raffreddamento). A fianco di questi l'uso di Betamune (Zerotox) che consiglio sempre in misura di 1 compressa al giorno durante tutto l'inverno, può oggi cautelativamente passare a due comprese al giorno in caso di viaggi o di spostamenti in luoghi affollati. L'uso integrato di Vitamina C (ad esempio Vita C Immuno, di Nature's Bounty, da 2 a 4 tavolette al giorno), contribuisce al sostegno delle difese. 

Controllo degli zuccheri. Insieme al controllo della infiammazione dovuta agli alimenti, che riduce l'efficacia del sistema immunitario, quella dovuta all'uso degli zuccheri sembra avere un effetto particolare sui Coronavirus (vedi sopra). Da poco sappiamo che anche le malattie respiratorie sono correlate agli zuccheri e il loro controllo aiuta la difesa da questa evenienza. Misurare quanto gli zuccheri e gli alimenti possano interferire nel proprio organismo è oggi una possibilità effettiva. Che non guasta certo nella sequenza degli eventuali eccessi natalizi.

Considerazioni e riflessioni

Da immunologo esprimo tutte le cautele necessarie di fronte alla comparsa di una nuova forma virale, seguendo con attenzione ciò che avviene giorno dopo giorno, ma mi sento in buona compagnia (Professoressa Capua, professor Rezza e altri ancora) nell'ipotizzare che questa virosi si diffonderà facilmente (come tutti i virus con scarso indice di letalità), ma che potranno esserci buone risposte difensive da parte della popolazione mantenendone gli indici di mortalità bassi. In parte è quanto era già successo per l'influenza aviaria H1N1.

L'attivazione internazionale deve essere presa come un segno di attenzione e di corretta cautela, orientata giustamente a contenere i possibili imprevedibili danni, ma soprattutto a conoscere bene quello che sta avvenendo e a capire il paradigma di comportamento di questo nuovo virus. 

Molto probabilmente, nel giro di poco tempo troveremo sempre più persone guarite spontaneamente o che hanno anticorpi anti Coronavirus senza mai essersi accorti di averlo preso in precedenza e senza avere avuto sintomi. Importante è che il virus non muti in modo rilevante, come può succedere quando incontra organismi mal nutriti, e sappiamo che le condizioni di igiene e di supporto nutrizionale che si possono attivare sono oggi, su base scientifica, potenzialmente efficaci per ottimizzare le difese immunitarie. Basta metterle in atto.