Griffonia formidabile per l'umore: ma è vero che è pericolosa?


di Luca Avoledo - Naturopata
04 Luglio 2007

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DOMANDA

Ho visto in commercio prodotti per il tono dell'umore a base di griffonia. Però ho anche letto che ci sono stati alcuni casi di eosinofilia ad esito letale causati da tale pianta. Ma, insomma, la griffonia fa bene o fa male? Claudia.

RISPOSTA

Gentile Claudia,

la griffonia (Griffonia simplicifolia) è una pianta tropicale della tradizione africana, “scoperta” solo in anni recenti dall'erboristeria e dalla fitoterapia occidentale.

I semi di questa pianta contengono notevoli quantità di 5-HTP (5-idrossitriptofano), precursore diretto della serotonina. La serotonina è uno dei principali neurotrasmettitori del sistema nervoso ed è coinvolta nella regolazione del tono dell'umore, del senso di fame, del sonno (la serotonina è infatti, a sua volta, il precursore della melatonina) e di altre importanti funzioni.

Il corpo sintetizza serotonina dal triptofano, un amminoacido essenziale (ovvero un amminoacido che l'organismo non è in grado di produrre autonomamente e che deve essere assunto tramite il cibo). Il 5-HTP è un metabolita intermedio di questa sintesi, che si forma una volta che il triptofano è penetrato nella cellula nervosa.

Mediante l'assunzione di griffonia è quindi possibile apportare il precursore 5-HTP dall'esterno e incrementare i livelli di serotonina nell'organismo.

Il risultato dell'assunzione di 5-HTP è un rapido effetto (documentato da svariate ricerche internazionali e dall'entusiasmo di molti consumatori) di riequilibrio di depressioni lievi e moderate, di facilitazione del sonno e di contenimento dell'ansia e della fame nervosa (in particolare, del craving nei confronti dei carboidrati).

In linea di massima, il 5-HTP è ben tollerato. In alcuni soggetti può dare nausea e altri fastidi gastrici, che scompaiono spontaneamente nel corso del trattamento o riducendo il dosaggio per qualche giorno. Molta cautela va posta se si assumono farmaci antidepressivi, con cui il 5-HTP interagisce, ed è bene astenersi, come sempre, in gravidanza e allattamento.

I casi mortali a cui Lei fa riferimento risalgono addirittura alla fine degli anni 80, quando, negli Stati Uniti, alcune persone che assumevano integratori di triptofano tal quale (non griffonia, quindi) incominciarono improvvisamente a presentarsi ai medici con una serie di sintomi strani, comprendenti forti dolori muscolari, febbre alta e aumento degli eosinofili.

A questo insieme di disturbi fu dato il nome di sindrome di eosinofilia mialgica (EMS), che in un centinaio di soggetti risultò letale.

Prontamente, la FDA (Food and Drug Administration) dichiarò il triptofano pericoloso per la salute e il prodotto venne ritirato dal mercato statunitense.

Questa decisione suscitò le vibrate proteste di tanti dei 14 milioni di utilizzatori del triptofano, che l'avevano assunto tranquillamente nei trent'anni precedenti, nonché di molti naturopati e aziende produttrici di integratori, che videro nella decisione dell'FDA - organo il cui operato è stato in più di una circostanza quantomeno discutibile - un brutale colpo di mano politico-commerciale, mirato unicamente a eliminare dalla circolazione un pericoloso concorrente naturale di una nuova categoria di antidepressivi di sintesi (gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) che – quando si dice la combinazione... - erano proprio in attesa di approvazione da parte dell'FDA. Di lì a pochi giorni, il Prozac potè quindi essere lanciato sul mercato senza timore di sgradite concorrenze, diventando il farmaco più popolare negli USA degli anni novanta.

I sospetti sull'operato dell'FDA si rinforzarono in breve tempo, quando si scoprì che l'improvvisa ”epidemia” di EMS era scoppiata pochi mesi dopo l'introduzione sul mercato, da parte del più grande produttore mondiale di triptofano dell'epoca, l'azienda giapponese Showa Denko, di alcuni lotti di triptofano contenenti impurità.

Nonostante gli esiti di una ricerca dimostrassero come il problema non fosse del triptofano, ma dei contaminanti (Slutsker, L. & alii, "Eosinophilia-myalgia syndrome associated with exposure to tryptophan from a single manufacturer", JAMA 1990, 264:213-17), la FDA non rimosse il bando nei confronti del triptofano per molti anni, usando, a detta di tanti, l'EMS come alibi.

Insomma, un prodotto che è naturale, efficace e pure ad azione rapida ha un po' troppi pregi per essere lasciato libero di circolare impunemente...

Ironia della sorte, la decisione dell'FDA spinse diversi studiosi alla ricerca di fonti alternative di precursori della serotonina. Fu così che si scoprì l'efficacia del 5-HTP (che, secondo molti autori, è ancor più valido del triptofano) e che si evidenziò che Griffonia simplicifolia è la fonte vegetale che ne contiene di più.

Per la cronaca, qualche anno fa e fuori tempo massimo, il bando della FDA è rientrato (forse perché non serve vietare un prodotto naturale quando i consumatori ne trovano uno anche migliore?) e il triptofano è tornato in commercio, sottoposto - fortunatamente - a maggiori procedure di controllo dei processi produttivi.

In Italia sono in vendita sia integratori contenenti triptofano (ad esempio, Pineal di Laborest Italia) che prodotti a base di griffonia (come Amino-Relax della Solgar).

Ad oggi, non esiste una sola segnalazione ufficiale di reazioni avverse alla griffonia.