Chi rompe le uova nel paniere?


di Redazione Eurosalus
06 Maggio 2008

La lotta delle case farmaceutiche ai cibi più semplici e utili continua in modo coordinato e sistematico. Abbiamo segnalato nei giorni scorsi il crescente cercato screditamento di qualsiasi forma di terapia naturale, fino alla possibile demonizzazione del minestrone della nonna, evidentemente troppo ricco di vitamine, minerali e fibra sana, ma il combattimento non si esaurisce lì.

Noi crediamo, e ci piacerebbe essere smentiti, che contro le uova e contro la carne aviaria sia in atto una manovra a tenaglia, che risulta assolutamente incomprensibile se non la si inserisce nell'obbligo ormai "istituzionale" da parte delle aziende produttrici di statine, di mantenere viva nella popolazione una convinzione falsa, ma commercialmente efficace. 

Tutti ricordiamo il battage fatto sull'assolutamente inesistente pericolo di influenza aviaria. Merita di essere ricordato che due anni fa, in periodo preelettorale, l'allora ministro della Salute ha dichiarato di avere pagato all'industria britannica (facendole pagare agli Italiani) 38 milioni di dosi di un vaccino ancora oggi non esistente, a fronte di una presunta diffusione in Turchia di influenza aviaria, rivelatasi poi infondata. Ricordiamo il mercato dei polli e l'economia dell'allevamento aviario messo in ginocchio in Italia da notizie false, che oggi continuano a essere diffuse in modo pubblicitariamente creativo (se non si parlasse della salute) ma assolutamente fuorviante e falso.

Un articolo, pubblicato da pochissimo sull'American Journal of Clinical Nutrition (Djousseé L et al,  Am J Clin Nutr 2008 Apr;87(4):964-9),  descrive un fatto strano che merita di essere analizzato brevemente. Prendendo spunto da un lavoro fatto su medici nel corso di 20 anni, si evidenzia, leggendo i dati in modo statisticamente corretto, che complessivamente non esiste alcun tipo di relazione tra consumo di uova e ictus e infarti. Analizzando invece i dati complessivi di mortalità, senza tenere conto delle malattie e delle abitudini dei medici coinvolti, si evidenzia che chi mangia più uova ha una mortalità più elevata. Poi, leggendo l'articolo in dettaglio si scopre che queste persone sono le più grasse, quelle che si muovono meno, più malate di diabete, che fumano di più. Attenzione, non fumano di più perchè mangiano più uova. Fumano di più per scelta, non fanno attività fisica per scelta, mangiano male per scelta, e nella cultura americana che demonizza l'uovo da oltre 30 anni mangiano anche più uova. Potremmo forse essere autorizzati a dire che queste persone usano di più l'autovettura, e che quindi le autovetture sono causa di morte tra i medici? Certamente no. Sarebbe una interessante comunicazione commerciale, ma falsa sul piano statistico.

L'articolo però evidenzia il rapporto tra  tipo di malattie esistenti e mortalità senza correggere i dati per le abitudini vitali delle persone (come si dovrebbe fare) e la comunicazione pubblica, ripresa per ora dai giornali americani in modo molto evidente ricalca la visione fuorviante: mangiare più uova corrisponde a maggiore mortalità.

Pe cui, mentre si comunica come prima frase del riassunto che l'uovo è noto per il suo contenuto di colesterolo, si vuole fare credere che l'uovo sia pericoloso e che comunque il suo impiego debba essere grandemente limitato. Niente uova, niente polli, niente minestrone della nonna e niente acqua da bere. I conti tornano. Ormai non c'è più ritegno: se serve un lavoro scientifico che dimostri una qualsiasi tesi, basta farlo e comunicare i risultati in modo distorto, come è stato fatto recentemente per gli effetti neurologici dei vaccini.

Invece sappiamo, come è stato documentato da lavori molto più seri e recenti, che l'uovo non è implicato nel problema del colesterolo, anche se fa comodo farlo credere. Associare colesterolo e uova mantiene elevata la paura tra la popolazione, facilita il mercato delle statine, e incidentalmente favorisce il mercato delle carni bovine (di questi giorni la "casuale" contemporanea liberalizzazione totale della bistecca fiorentina e delle carni potenzialmente correlate a mucca pazza). 

L'immagine dolcissima di Sofia Loren che preparava la sua frittatona per Marcello Mastroianni dopo una notte d'amore; l'immagine del Vov che ha "cresciuto" intere generazioni di padri e nonni; di zabaglioni della nonna che hanno aiutato ad affrontare la giornata e del beverone con cui Rocky Balboa si preparava per l'incontro della vita, sono molto più rasserenanti e vere di questa comunicazione falsata. Per inciso gli stessi autori hanno contemporaneamente prodotto un articolo per segnalare gli effetti negativi del vino (e del resveratrolo, molecola emergente più attiva di molte statine) all'incirca con le stesse modalità descritte per l'uovo.

 

Abbiamo sempre di più la sensazione che gli unici polli a cui certa "scienza" dà la caccia siano i cittadini, potenziali veri polli da spennare a favore di logiche di mercato che poco hanno a che fare con la salute.