Candidosi intestinale, cosa fare?


di Luca Avoledo - Naturopata
09 Luglio 2014

DOMANDA

Due anni fa mi è stata diagnosticata una candidosi intestinale. Al test EAV sono risultata intollerante a una miriade di alimenti. In seguito a una faticosissima dieta di eliminazione, una cura omeopatica e varie iniziative personali come l'idrocolonterapia e l'impiego orale a bassissime dosi di Tea tree oil ne sono uscita e dopo poco sono rimasta incinta. Ora penso che il problema si stia ripresentando. È possibile debellare per sempre la candida?

RISPOSTA

Sì, è possibile. Ma innanzitutto è necessario capire cosa squilibra e indebolisce l'organismo. Perché, per la naturopatia, una candidosi recidivante è il segnale che esiste qualche fragilità nel terreno individuale che non è ancora stata validamente corretta.

La candida, che sotto forma di lievito è un ospite abituale dell'intestino, non ha una virulenza particolarmente elevata: un organismo in piena vitalità è di norma in grado di opporsi facilmente a questo patogeno.

Le micosi si verificano quando la candida si trova in presenza di un terreno indebolito, su cui, trasformatasi in fungo, riesce a prosperare con successo.

Come sempre, la naturopatia non agisce “contro la malattia”, bensì in un'ottica “pro salute”: concentra gli sforzi a favore del miglioramento del terreno, dell'incremento della vitalità dell'organismo e del potenziamento delle innate risorse personali, in modo che sia il corpo stesso a trovare naturalmente la strada per la guarigione.

Sulla base dell'esperienza, si presume che una candidosi denoti la necessità di riequilibrare le difese immunitarie, difese che spesso sono contemporaneamente impegnate su troppi versanti, con il risultato che si riduce la capacità del sistema immunitario di intervenire con reazioni congrue sui fronti dove sia realmente necessaria la sua azione (ad esempio, contro le infezioni).

In genere, i principali “responsabili” di questo squilibrio della risposta difensiva vanno ricercati in:

  • un intestino in cattive condizioni (di solito con disbiosi, ovvero degenerazione della flora batterica);
  • un'alimentazione inadeguata sotto diversi aspetti: carenze vitaminico-minerali; eccessi di dolci e carboidrati raffinati, che alimentano la candida e che promuovono l'iperproduzione di insulina e favoriscono l'infiammazione; diete con troppe proteine animali, specialmente carne rossa e latticini, le quali possono anch'esse facilitare le reazioni infiammatorie (precisando comunque che la dieta dell'italiano medio non è così ricca di proteine come comunemente si crede); infiammazione da cibo (nel caso delle candidosi, spesso si tratta di ipersensibilità ai lieviti), che impegna inutilmente le difese immunitarie sul fronte del cibo - un elemento che di norma non è né dev'essere nocivo -, impedendo loro di occuparsi efficacemente di altri attacchi - come i virus -, ben più minacciosi;
  • una componente psicoemotiva alterata. Certi stati d'animo di segno negativo, specie se prolungati, turbano la risposta immunitaria e aprono la strada alle infezioni. Questo fenomeno si verifica non solo in presenza di situazioni drammatiche (un lutto, un licenziamento, un incidente ecc.), ma anche a seguito di eventi apparentemente banali (insoddisfazioni professionali, ansie, difficoltà di coppia, stanchezza cronica), eppure subdoli.

Il trattamento naturopatico prevede quindi una strategia volta a correggere tutti questi fattori, capaci di interferire negativamente con la capacità difensiva dell'organismo e la corretta funzionalità del sistema immunitario, di modo che la risposta alle infezioni risulti più efficace.

Innanzitutto l'intestino deve essere riportato al pieno benessere, mediante un completo trattamento ad esso specificamente rivolto, che contempli disinfezione, drenaggio, reimpianto della flora batterica “buona” e riparazione della mucosa intestinale.

È necessario poi adottare una corretta alimentazione, in grado di assicurare tutte le sostanze necessarie al buon funzionamento dell'organismo e che nel contempo riduca quei cibi che squilibrano il sistema immunitario o che sostengono la candidosi, come gli alimenti lievitati e fermentati e lo zucchero.

Via libera quindi a generose porzioni quotidiane di frutta e verdura cruda (bene anche aglio e cipolla, che sono antisettici), alla sostituzione almeno parziale della carne rossa con il pesce grasso di mare (salmone, sgombro, aringa ecc.), ricco di acidi grassi essenziali omega 3 dalle proprietà antinfiammatorie, ai legumi, ai cereali integrali e a tutti quei cibi - e alle relative modalità di assunzione - che vengono consigliati da un regime alimentare particolarmente attento al controllo dell'infiammazione quale quello che descriviamo sempre sulle pagine di Eurtosalus.

Può rivelarsi quanto mai opportuna anche l'integrazione nutrizionale con specifiche vitamine (C, A, E) e minerali (manganese, zinco, rame, selenio), in grado di sostenere la funzionalità del sistema immunitario.

Se dopo aver tolto ciò che squilibra la risposta immunitaria fosse ancora necessaria una decisa azione immunostimolante, si potrebbero utilizzare fitoterapici capaci di rinforzare le difese dell'organismo, quali l'echinacea, l'aloe, l'astragalo, l'uncaria, i funghi reishi e Coriolus versicolor, eventualmente insieme ad altri “rimedi verdi” come gli oli essenziali in genere - ottimo il Tea tree oil (Melaleuca alternifolia), da lei già utilizzato con successo -, che sono validi antinfettivi.

Per valutare il grado di infiammazione da cibo può sottoporsi a test specifici, come ad esempio Recaller o BioMarkers. Il test, oltre a misurare l'infiammazione da cibo, individua il profilo alimentare personale, suggerendo un'impostazione alimentare orientata al recupero della tolleranza immunologica.

Un approccio sensato alla gestione dell'infiammazione da cibo prevede che gli alimenti vengano raggruppati per categorie, evitando così, tra l'altro, che una persona se ne torni a casa, sconsolata e confusa, con una lista interminabile - e spesso irrazionale - di cibi vietati, come è successo nel suo caso.

In molti casi di infiammazione correlata al cibo, le diete di eliminazione non solo non sono adatte, ma possono risultare persino pericolose da diversi punti di vista. Di gran lunga più opportuna è in genere la studiata rotazione infrasettimanale dei gruppi alimentari verso cui si manifesta una eccessiva sensibilità. Questa particolare modalità consente in breve tempo di riconquistare la tolleranza alimentare e di farlo in piena sicurezza.

Tecniche di rilassamento, attività fisica, discipline orientali quali tai chi, yoga e qi gong, nonché prodotti naturali specifici per la sfera psicoemotiva a base di piante, minerali e vitamine rappresentano il perfetto complemento naturopatico all'intervento sull'intestino e al riequilibrio alimentare.

Le possibilità di azione in naturopatia ancora una volta sono tante e tutte vertono intorno al principio che l'organismo è molto spesso in grado di trovare spontaneamente la strada per la guarigione, se solo gliene diamo la possibilità.